Una giustizia che funziona bene (per i potenti)

Uno dei pilastri fondamentali per il mantenimento
del sistema italiano dei privilegi è la lentezza della
giustizia
. Uno stato liberale è, per definizione,
governato dalle leggi, non dagli uomini”: questo vuol
dire che gli uomini che governano devono far applicare le proprie
decisioni attraverso la creazione di leggi, che devono essere
conosciute da tutti e uguali per tutti. Ma, se le leggi non possono
governare, ci si deve affidare all'arbitrarietà degli uomini.

Le leggi “governano” quando il sistema della
giustizia (penale e civile) riesce ad imporre a tutti il loro
rispetto. In Italia, lo stato della giustizia è tale per cui
le leggi rimangono in grandissima parte lettera morta. Anche senza
considerare i casi di corruzione, o di connivenza con il potente di
turno, di giudici o di funzionari di polizia, è sufficiente la
congenita lentezza del nostro processo penale (per non parlare di
quello civile) per garantire l'inefficacia del “governo delle
leggi”. Se, infatti, la violazione di una legge viene punita solo
5, 10, 15 anni dopo che essa è stata commessa, quale può
essere la sua efficacia? Quale può essere la fiducia dei
cittadini nel valore di tale legge? Eppure, quando si parla di reati
di persone ricche e potenti, in Italia è così che
funziona. Quando la punizione non cade in prescrizione.

Una giustizia così lenta, incidentalmente,
favorisce anche chi ci lavora, in particolare gli avvocati: infatti
essi possono specializzarsi, anziché nel cercare l'assoluzione
del proprio difeso, nel prolungamento all'infinito del suo processo,
e quindi della loro fonte di reddito. Questo meccanismo funziona
altrettanto bene con gli imputati innocenti ingiustamente perseguiti
come con quelli colpevoli, e questi ultimi, se si possono permettere
di pagare un abile penalista (come è sempre vero per i ricchi
e i potenti), anche quando le prove della loro colpevolezza sono
inconfutabili, possono sempre contare su anni e anni di processo
durante i quali godere dei frutti della propria violazione della
legge.

La democrazia serve a difendere i cittadini
comuni dai potenti
. Questi, infatti, hanno molto modi per
ottenere ciò che vogliono, e solo una giustizia applicata
rigorosamente dallo Stato può impedire che, nel fare i propri
interessi, essi schiaccino i diritti dei non-potenti. Una giustizia
che applica a tutti leggi decise in modo democratico, a maggioranza,
rappresenta la difesa migliore (non una difesa perfetta), per il
cittadino comune, contro le prevaricazioni dei potenti. Tutte le
alternative che sono state sperimentate si sono rivelate inferiori: è
questo il motivo del successo della democrazia liberale.

Stando così le cose, si capisce facilmente
perché le varie riforme della giustizia che si sono susseguite
non sono mai andate ad incidere sullo scandalo della lentezza dei
processi. Il mantenimento del governo dell'arbitrarietà, al
posto del governo della legge, fa troppo gioco ai potenti (e per
primi ai potenti della politica). La possibilità di mantenere
così a lungo i propri clienti risulta troppo comoda a gran
parte degli avvocati. E la garanzia di poter rinviare all'infinito le
decisioni, e quindi la propria assunzione di responsabilità,
fa molto comodo anche a quei giudici che non si vogliono esporre, che
vogliono semplicemente progredire nella propria carriera burocratica
senza crearsi inimicizie pericolose, come l'applicazione della legge
spesso procura.