In Italia non si potrà ottenere un vero
cambiamento finché il sistema dei privilegi non verrà
superato. Il problema è che questo sistema è cresciuto
in modo tale da far credere ad ogni italiano di avere qualche
privilegio da difendere, e, quindi, di avere qualcosa da perdere da
un reale cambiamento. Se d'incanto venissero eliminati tutti i
privilegi, la grande maggioranza dei cittadini ne guadagnerebbe; ma
nessuno è disposto a rischiare per primo. Nessuno è
convinto che la sua rinuncia verrà compensata dalle rinunce
degli altri; il clima di sfiducia è totale. Perché il
cittadino comune sia disponibile a rischiare quei piccoli privilegi
di cui sente di godere, deve poter avere fiducia nel fatto che ciò
sarà compensato dall'eliminazione dei grandi privilegi di chi
ha vero potere. La condizione necessaria per arrivare a questo
risultato è l'esistenza di una leadership tanto forte da
superare le resistenze dei grandi privilegiati, e in cui i
cittadini possano avere fiducia, di cui possano pensare che
userà questo potere contro quelle resistenze e non per
interesse personale. In una democrazia, questa leadership può
e deve venire solo dalla politica; ma, in Italia, i più
grandi privilegiati, quelli di cui i cittadini si fidano meno,
sono proprio i politici.
Purtroppo, questa sfiducia nei politici riguarda
l'intera “classe”: a chiunque si proponga come politico, la
maggioranza degli italiani attribuisce immediatamente sete di potere,
agende nascoste, voglia di arricchirsi. In queste condizioni,
l'onestà non paga in termini elettorali, ed effettivamente i
politici intriganti sono favoriti su quelli che si impegnano con una
grande spinta morale verso il bene comune. Questo circolo vizioso
è il meccanismo principale attraverso il quale la democrazia
italiana lascia così insoddisfatta la voglia di cambiamento
degli italiani. Tutti restano in attesa che siano gli altri a
cambiare, perché cambiare vuol dire abbandonare la sicurezza
di privilegi che, per quanto piccoli, ci fanno sentire un minimo di
sicurezza.
Per spezzare questo circolo vizioso, è
assolutamente necessario che si formi una classe dirigente che possa
conquistare vera fiducia dalla maggioranza degli italiani. Si
tratta di un'impresa difficilissima, ma è l'unica via. Se
qualcuno deve cambiare per primo, se qualcuno deve rinunciare per
primo ai propri privilegi, questo qualcuno deve dare l'esempio,
questo qualcuno deve essere la “classe politica”, quella che in
una democrazia ha il compito di esercitare quella leadership forte
che riesce a tenere a bada gli interesse di grandi privilegiati,
proteggendo gli interessi della maggioranza dei cittadini comuni. Se
qualcuno, all'interno della classe politica, inizia a rinunciare
in modo eclatante ai propri privilegi, se non si ferma di fronte
allo scetticismo iniziale, se resiste alle accuse di populismo, di
falsità, al ridicolo che il sistema sicuramente riverserà
su di essi in una reazione di autodifesa, questo qualcuno può
mettere in moto un movimento in grado di spezzare i meccanismi
che mantengono questo sistema in funzione. Per scuotere l'apatia e
la sfiducia che imperano nel corpo elettorale, la rinuncia ai
privilegi deve essere tale da avere un effetto scioccante su di esso.
Chi si accinge all'impresa di cambiare il volto
della politica italiana deve essere disposto a sacrificare ad
essa una buona parte della propria privacy: deve essere disposto a
mettere in piazza tutti i suoi interessi, le sue proprietà, le
sue amicizie, perché chiunque possa controllare che non le
stia favorendo. Deve avere una famiglia disposta ad accettare di non
chiedere nessun favore, perché riceverebbe un rifiuto. Deve
essere disposto a non ricambiare aiuti che può aver ricevuto
in passato, se per farlo deve privilegiare un cittadino rispetto agli
altri. Deve essere in grado di giustificare tutte le proprie azioni
in modo totalmente trasparente ed alla luce del sole. Se deve
accettare un compromesso per ottenere un risultato importante, deve
essere in grado di dirlo apertamente. Se scopre che un compagno di
partito, un amico, non rispetta l'impegno all'onestà, deve
essere il primo a denunciarlo. E, soprattutto, deve essere in
grado di rispettare sempre le leggi che approva. A qualunque costo.
Deve denunciare le tante leggi impossibili da applicare, ma, per
tutte le altre, deve rinunciare alle infinite possibilità di
ignorarle impunemente che vengono garantite ai potenti dal sistema
italiano. Deve rinunciare a tutte quelle facili ma effimere vittorie
che la retorica può concedere attraverso piccole,
apparentemente insignificanti disonestà intellettuali. Deve
fare uno sforzo quasi eroico, comportandosi in maniera poco “umana”,
per il bene del paese.
Se un gruppo anche piccolo, ma visibile, di
politici sarà in grado di darsi un codice di comportamento
tanto stretto da far dire agli italiani “figurati se lo
rispetteranno”, e poi di dimostrare il suo rispetto, di dimostrare
un autentico spirito di sacrificio personale in nome
dell'ideale democratico, questo gruppo può costituire il
nucleo iniziale di quella leadership in cui il paese può avere
abbastanza fiducia da accettare l'abbattimento del sistema dei
privilegi, e l'instaurazione di una vera democrazia liberale, in cui
le leggi vengono approvate per essere fatte rispettare, e poi vengono
effettivamente fatte rispettare. A tutti, partendo dai potenti.
Di fronte ad un simile gruppo, gli altri politici non potrebbero
continuare a lungo nei loro comportamenti attuali. Di fronte ad una
reale alternativa di comportamento, la maggioranza degli italiani non
sarà più disponibile ad accettare le vessazioni
quotidiane a cui il potere li sottopone. Tutti i partiti importanti
saranno costretti a mettere da parte i propri personaggi più
discutibili, a rinunciare in buona parte a quei voti di scambio che
garantiscono, da quando la Repubblica Italiana si è
consolidata nel sistema attuale, il mantenimento di un sistema che
con la democrazia liberale non ha niente a che vedere.
Anche in Italia la democrazia liberale può
veramente funzionare, e, pur con tutti i suoi difetti ed i suoi
compromessi, può garantire ai cittadini di avere un reale
potere di autodifesa in base al principio “una testa, un voto”.
Perché ciò accada, però, è necessario un
cambiamento talmente profondo, che solo il sacrificio di persone,
uomini e donne, motivate da una spinta insopprimibile alla giustizia,
può portare. Sacrifici di questo genere sono stati compiuti,
in passato, in nome di ideologie di cambiamento radicale, marxiste,
cristiane. Il riconoscimento che il “semplice” ideale
fondamentale della democrazia liberale, ovvero che il popolo fa le
leggi e che la legge è uguale per tutti, può
valere, nell'Italia di oggi, questo sacrificio, può portare
oggi a cominciare quel cambiamento di cui gli italiani hanno un
disperato bisogno, ma che non sanno come possa essere ottenuto.
Una proposta pratica per raggiungere questi obiettivi è presentata qua: Manifesto TRL