Fin dai tempi della rivoluzione francese si classificano le diverse posizioni politiche su uno spettro politico ad una dimensione, lungo un asse destra-sinistra. Si tratta di una semplificazione grossolana, ma di grandissimo successo: specialmente in un campo complesso ma che coinvolge tutti, come la politica, gli esseri umani hanno bisogno di riferimenti più semplici per orientarsi. La società italiana, con la sua lunga e variegatissima storia, è particolarmente complessa, e nel nostro sistema politico definire il significato di destra e sinistra è corrispondentemente difficile; su questo molto si è dibattuto. Sembrerebbe più semplice definire il centro, che dovrebbe rappresentare le posizioni intermedie tra gli opposti estremismi. Invece, proprio la parola "centro", in Italia, è ambigua e insidiosa, tanto che da noi si può parlare di estremismo di centro: un concetto assurdo in altre democrazie. Questa ambiguità, unita ad un notevole grado di ipocrisia, è uno dei tanti elementi che contruibuiscono a mantenere bloccato il sistema italiano.
Alla base di questa ambiguità del centro c'è il ruolo dei "cattolici in politica". La grande maggioranza degli italiani è cattolica, e quindi, ovviamente, tali sono la maggioranza dei politici, a destra come a sinistra. Ma l'Italia unitaria è nata combattendo, tra gli altri, lo Stato della Chiesa; e per questo la Chiesa ha vietato, per decenni, la pratica della politica ai cattolici. Questo divieto è stato gradualmente superato nei fatti, e poi in modo formale. Fino al punto che, nel secondo dopoguerra, la politica italiana è stata dominata dalla Democrazia Cristiana, partito laico ma di matrice dichiaratamente cattolica; partito che, erede del Partito Popolare, si è inserito tra una destra fatta da monarchici ed ex fascisti da una parte, e una sinistra di socialisti e comunisti dall'altra, e per questo si è, legittimamente, definito di "centro": finendo per identificarsi con esso. Al suo interno, però, c'erano posizioni anche molto distanti tra loro, tenute insieme da motivi ideali e da interessi molto terreni, con una progressiva prevalenza dei secondi mano a mano che lo spettro del comunismo diventava meno incombente, e, contemporaneamente, la gestione del potere diventava prima un'abitudine, fino a diventare una necessità vitale per la forma-partito che si era venuta a creare. Dopo l'esplosione della Democrazia Cristiana, come era logico, i suoi pezzi sono finiti tanto a destra quanto a sinistra.
Quindici anni dopo l'esaurimento dell'esperienza storica della DC, a causa dell'importanza di questa esperienza, è rimasta però l'identificazione quasi automatica tra "centro" e "cattolicesimo in politica". Si tratta di un errore: se è infatti ovvio che la maggioranza degli elettori "di centro", in Italia, è cattolica, questo è vero anche per gli elettori di destra e di sinistra; non si tratta quindi di una peculiarità del centro. Ancora più rilevante è il fatto che, tra le tante posizioni estreme presenti nella politica italiana, una tra le più importanti riguarda il rapporto tra la politica e la Chiesa Cattolica: secondo questa posizione, la politica deve tenere in speciale considerazione le indicazioni date dalla Chiesa su vari temi di rilevanza politica, anche al di là dell'aderenza della maggioranza dei cattolici a tali indicazioni. In una democrazia liberale, la Chiesa Cattolica (e qualunque altra chiesa) ha il diritto di esprimere le sue posizioni, anche su temi politicamente scottanti, e, se queste posizioni sono fatte proprie dalla maggioranza dei cittadini-elettori, le leggi che vengono emanate dal Parlamento le devono riflettere. Ma richiedere che una organizzazione (legittimamente) gerarchica venga considerata a priori come rappresentante del pensiero della maggioranza degli italiani è, chiaramente, estremismo politico. Estremismo politico che non può avere cittadinanza nel centro: chi sostiene questa posizione, non può dirsi nè essere detto di centro. Come invece succede in Italia: da parte di certi sedicenti centristi, ma anche da parte di altri estremisti (specialmente di sinistra) che vogliono demonizzare il centro agli occhi di chi non si riconosce, sempre e comunque, nelle posizioni delle gerarchie ecclesiastiche. Questa posizione era presente all'interno della Democrazia Cristiana, e quindi nel partito del centro di cinquanta anni di storia italiana, ma anche al suo interno era una delle tante posizioni estreme; purtroppo, è anche quella che, oggi, vuole rivendicare la proprietà del centro.
La tesi centrale di democrazialiberale.org è che il cambiamento più importante di cui l'Italia ha bisogno è la trasformazione del nostro stato in una vera democrazia liberale, dove le leggi siano fatte per essere fatte rispettare, e poi vengano veramente fatte rispettare a tutti, senza guardare in faccia a nessuno. E' chiaro che questo risultato può essere raggiunto solo mettendo insieme persone che, oggi, si dicono di destra, altre che si dicono di sinistra, e altre che si dicono di centro (nonchè, sperabilmente, alcuni attuali apolitici). Se le parole avessero un senso, il luogo d'incontro di queste persone dovrebbe essere il centro: un centro che, però, non ha nulla a che vedere con la percezione comune di "centro" che si ha in Italia. Fino a quando il centro rimarrà presidiato dall'estremismo cattolico, anche solo esprimere questa idea a parole è difficile; i fantasmi del passato, attraverso il linguaggio, continuano a influenzare la politica di oggi. Buona parte degli italiani sentono ed esprimono il bisogno di definire il significato di destra e sinistra; forse noi possiamo proporre di partire ridefinendo il centro, in modo da farlo diventare un luogo accogliente per tutti quelli che vogliono far diventare l'Italia un vero stato di diritto, qualunque sia il percorso politico che li ha portati a condividere questa idea.