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Analisi dei dati Istat sulla produzione industriale italiana

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Articolo di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno

Dopo tante elucubrazioni e voli pindarici delle previsioni economiche dell’attuale Governo, emergono i primi dati oggettivi su cui confrontarsi realisticamente e che denotano un quadro economico alquanto desolante e preoccupante.

La produzione industriale ha registrato una calo peggiore dal 2012, con l’indice Istat in totale flessione.

Da questi dati si evincono delle serie e gravi difficoltà di tenuta economica, che la nota mensile dell’Istat sulla congiuntura economica dell’Italia certifica delineando una situazione economica dell’Italia molto negativa, affermando testuali parole: “nel primo mese dell’anno l’indicatore spia di quel che accadrà nel prossimo futuro ha registrato una marcata flessione, prospettando serie difficoltà di tenuta dei livelli di attività.

I dati Istat sulla produzione industriale dimostrano che c’è stata una sua quarta contrazione consecutiva su base mensile, evidenziandone un tracollo del 5,5, in particolare a dicembre si registra una diminuzione dell’attività dello 0,8 rispetto a novembre.

La regressione riguarda anche il dato grezzo che si ferma a -2,5 su base annua.

Tutti i principali comparti economici accusano variazioni tendenziali negative, sempre secondo quanto si evince dalla nota Istat sulla produzione industriale.

Le variazioni più rilevanti per la loro negatività riguardano l’industria del legno, l’industria della carta e quella della stampa, le industrie tessili, l’industria dell’abbigliamento, l’industria delle pelli e degli accessori e quella della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche e tutti quei prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, assestandosi a -7,9.

Da questo quadro sconcertante non sono esenti i dati sui beni di consumo e dell’energia, che rispettivamente si attestano a-2,9% i primi e a -1,5% i secondi.

In tutti i trimestri del 2018 la produzione ha registrato, al netto della stagionalità, flessioni congiunturali, con un calo più marcato nell’ultimo trimestre, che segna un ribasso del 1,1 %, il ribasso più accentuato dal terzo trimestre del 2014.

Questi dati ufficiali dell’Istat impongono un cambio radicale dei provvedimenti di politica economica intrapresi dall’attuale compagine governativa, che con il reddito di cittadinanza ha dimostrato di non essere consapevole e tanto meno competente per comprendere quali siano le politiche economiche più opportune da applicare per arginare questa decadenza economica e affrontare l’attuale recessione economica.

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