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Augusto:lo vuoi davvero?

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Pubblichiamo questa interessante riflessione di Pietro Paganini

#AUGUSTUS 
Buona Domenica ?  In partenza per Bali ricevo lo stimolo della Prof. Silvia Ferrara (Università di Bologna) ad investigare il ritorno dell’autoritarismo, con tanti Augusto in giro per il mondo. Ci chiediamo perché preferiamo rinunciare al complesso processo della partecipazione affidando le scelte ad altri? Scopriamo insieme perché neghiamo il pluralismo e ci spaventiamo della diversità. Come possiamo tornare a stimolare il conflitto democratico? 
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#Augustus – Un uomo solo al comando compie scelte più efficaci, più rapidamente. Così la pensa un numero crescente di noi cittadinidisposti a cedere il potere di partecipare liberamente alle scelte perché ritengono che il conflitto democratico sia un processo lungo, laborioso, e perciò inconcludente. Avvallando l’autoritarismo,  rinnegano il pluralismo.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE?   L’autoritarismo nega le libertà soggettive ed oggettive dell’individuo. Limita il vivere insieme e reprime l’iniziativa economica e quindi la tendenza a prosperare. Si deprime la produzione e la diffusione di conoscenze che attraverso il metodo scientifico consentirebbe di migliorare le nostre condizioni di vita. 

Le regole che favoriscono la convivenza tra cittadini sono il tentativo di riconoscere le libertà di un numero sempre maggiore di individui diversi. Per questa ragione richiedono tempo e ai cambiamenti del tempo sono soggette. 
La regola imposta da un singolo a cui abbiamo affidato il potere di scelta ci rassicura perché ci illude che, in solitario, quella sia la decisione migliore. E’ immediata, così come è istantanea la società in cui ci troviamo immersi. Vogliamo risposte rapide a problemi complessi. Così facendo rinunciamo alla nostra diversità preferendo l’omologazione alla norma imposta da un unico punto di vista

L’AUTORITARISMO E’ TORNATO   e i sistemi autoritari si stanno imponendo geopoliticamente sfruttando gli strumenti delle Liberaldemocrazie. 

ANALOGIE   Nell’Istituzione della Roma repubblicana la carica più alta era affidata a due consuli. L’uno con il potere di veto e di controllo sull’altro, per evitare abusi di potere. Questo primitivo check & balance si è mantenuto per quasi 500 anni. Poi è arrivato il principato. Augusto (27 AC) ridisegna (antesignano del Referendum del 4 Dicembre 2016?) l’assetto di governo con l’intenzione di mantenere le forme politiche repubblicane. A cambiare è unicamente la forma del potere: tutto in mano ad un singolo. 
Il potere di Augusto era basato sul controllo delle forze armate, sulle sue risorse finanziarie personali, e sulla sua incredibile popolarità. Però l’assetto di governo da lui istituito era disegnato per ammantare la plateale verità di questi fatti, facendo leva sul sentimento repubblicano del passato. Il principio era “non voglio cambiare nulla, ma magicamente cambia tutto”.     

Promettendo di mantenere le basi dell’essere romano, il mos maiorum, la tradizione intoccabile degli antenati, la nostalgia del passato, tutto preservato. Con questo anelito conservatore, il primo principe di Roma riceve anche la gratitudine del Senato che gli concede poteri speciali. Da lì diventa Augusto, riverito. Se avesse avuto accesso ai media sociali, sarebbe stato molto meno abile, troppo plateali, sfrontate e volgari le esternazioni di amore e affetto per il pubblico, troppo sfacciati i selfie con folle adoranti, mamme, nonne e zie, troppo insolenti i richiami al favore delle masse. 

SIAMO NOI A CEDERE   il nostro potere di scelta. Non commettiamo l’errore di credere che possa essere il contrario. Chi lo prende lo fa solo perché gli è dato. 

LA COMPLESSITA’ CI SPAVENTA   Più la società si apre rapidamente alle diversità che alimentano la conoscenza e più le regole della convivenza diventano complesse e richiedono tempi lungi. Paradossalmente più il cambiamento (innescato dal nostro conoscere) è rapido e più lenti sembrano i nostri processi decisionali. Lo sviluppo tecnologico è più veloce della nostra capacità cognitiva di comprenderla. Siamo terrorizzati da questo paradosso e non abbiamo più pazienza. Vogliamo una risposta immediata che solo un’autorità singola può garantirci. Ma la risposta immediata tende probabilisticamente molto più all’errore.

RIPRENDIAMOCI IL POTERE DI SCEGLIERE   alimentando il confronto democratico, riaprendo lo spazio alle idee che ci siamo illusi di eliminare, nel nostro rapporto diretto (attraverso i media sociali) con l’autorità preposta. Risolvere i problemi richiede tempo, ma è solo all’inizio che può generare confusione cognitiva. Il secondo step è la progressiva comprensione della complessità. Torniamo a discutere. Riprendiamoci il tempo. 

Buona Settimana, dal Poggio di Leo ?

 

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