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Berlusconi inseguito dalla maggioranza

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Articolo di Pietro Di Muccio de Quattro

Tutto capita nella sentenziosa Italia. Mai con questo. Mai con quello. E poi, vabbè, sì con quello, sì con questo. Silvio Berlusconi, un concentrato di Coronavirus, abbracciato e baciato, per interposto Gianni Letta, dal pentastellato Luigi Di Maio, uno che si lavava gli occhi con l’igienizzante se solo gli capitava di vederlo in tv, l’appestato Cavaliere. E i Democratici? Le loro lingue sguscianti come serpi in primavera lo coprono di salivari elogi. Che Uomo responsabile! Che Patriota! La Riserva della Repubblica! Gli Italoviventi (o come diavolo chiamare i quattro gatti di Italia Viva, una sigla diventata ossimoro), alias Renziani, che già si coricarono con l’Infetto di Arcore senza venirne contagiati, hanno ragione a vantarsi d’esserne stati il primo amore. E il presidente Giuseppe Conte, che finalmente in pubblico può asserire “io sono mio” come una femminista del secolo scorso, in segreto fa il vezzoso quando dal villone San Martino gli carezzano i timpani le flautate avances del mandrillone brianzolo. Gl’innamorati Forzisti, pardon Azzurri se no il Capo scuote la testa, sono ovviamente in orgasmo. Intonano giulivi il coretto prediletto: “Siam al centro, il centro siam, la politica facciam!”.

Il vecchio Karl Marx sbagliava anche qui. Non è vero che la storia accade due volte: la prima in tragedia, la seconda in farsa. Magari in Germania, nel mondo intero. In Italia, no. Nel Bel Paese, che ha inventato pure il teatro moderno, la farsa è ripetuta, ripetitiva, popolare, specialmente nella politica, dove basta far ridere per avere successo, come Beppe Grillo ha dimostrato e i suoi emuli governativi confermano. Tanti anni fa il grande Indro Montanelli, erettosi impugnando Il Giornale contro la marea dei comunisti variamente intesi, peccò di vanità nel cedere alle loro interessate lusinghe, nell’accettarne l’invito peloso al festival dell’Unità, nel farsene lì applaudire con ipocrito calore quando divenne avversario del loro nemico Berlusconi. Se ne pentì amaramente, ammise l’errore e chiese scusa agli estimatori. Per una volta aveva accettato gli applausi dei suoi detrattori di sempre. Oggi, in modo alquanto bizzarro, gli epigoni sbiaditi dei rossi corteggiatori di Montanelli sono andati in fregola a loro volta ma proprio per Berlusconi. Il farsesco inseguimento del Reprobo da parte della maggioranza è spudorato, istruttivo e divertente come La Mandragola di Niccolò Machiavelli perché Berlusconi ha iniziato la recita nella parte di Callimaco ma può terminarla nella parte di Messer Nicia.

 

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