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Come una testuggine romana

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Articolo di Carla Ceretelli pubblicato su Pensalibero

Sì, c’è ciccia per gatti,  sentenzia senza colpo ferire,  con il sempiterno spudorato  sorrisetto sulla faccia di tolla, colui che ne ha facoltà ma non è facoltoso.

C’è davvero da chiedersi se siamo noi che si prende in giro o è lui che prende in giro noi.

Il giovinotto campano va avanti come un panzer, ovvero un panzerotto. Non c’è traccia di un minimo di ritrosia o di vergogna o almeno di un qualsiasi ripensamento o ritorno sui propri passi.  Sintomo di saggezza. Perchè non ha capito, forse per la giovane età, che ammettere un errore di valutazione è una virtù e non un difetto. Ma continua a procedere a zig zag.

Loro vanno avanti, perchè sono nel giusto e agiscono per il bene dei cittadini. La baldanza giovanile e l’incoscienza, ma consapevole, è gestita come un atto di coraggio. Non fermeranno mai il cambiamento. Sostengono. Ma quale cambiamento e quanto ci costerà in termini di economia ma anche a livello psicologico. Di salute mentale.

Tutta la faccenda appare come una partitella a ping pong. La pallina viene lanciata dall’uno all’altro con una disinvoltura disarmante, dalle varie location in cui si trovano coloro che hanno in mano la nostra vita e il nostro futuro. Il sottosegretario, dal Palazzo, parla  di complicazioni non indifferenti sul sussidio di povertà detto di cittadinanza, da qualcuno ribattezzato di precarietà. “Il reddito di cittadinanza ha complicazioni attuative non indifferenti. Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso”. Conte  dall’Africa  si affretta a ricordare e ribattere che verrà fatto cum grano salis, e per questo non è stato inserito in manovra.  Creandosi un bell’alibi.  I due poi si incontrano e sembrano  arrivare dal monte con la piena. Contrasti nell’esecutivo? E quando mai, “solo polemiche pretestuose, tutti ce l’hanno con noi”. Fingendo di non ricordare che  l’affair è nato proprio dalle parole, evidentemente a vanvera, di Giorgetti. Che appare come il più equilibrato della cricca.  Figuriamoci. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, certo Fraccaro,  che si appalesa meno ma esiste e ogni tanto emette suoni,  sentenzia che  le complicazioni  nascono da chi insinua dubbi.  Il vicepremier col sorriso impresso prevede e annuncia un  decreto del Consiglio dei Ministri dopo la manovra.

I soldi ci sono, insomma la ciccia. Evidentemente pensa che l’uso del termine prettamente toscano faccia  dimenticare la sua napolitanità a chi sostiene che è furbo come una faina. Come se i toscani fossero da meno.  La nuova  strategia è stata sostenuta  da Giggino ‘e napule, che ha scoperto, udite udite,  che  le norme ordinamentali non possono essere approvate nella legge di bilancio e le annuncia in un decreto legge. Dato che l’Italia non può aspettare.

E questa è l’unica cosa certa.

Intanto tuonano i soloni dell’economia che si arrabattano per far capire che questa cosa non s’ha da fare.

E poi ci si mettono anche i ministri della P. A a e della Giustizia. Prescrizione si prescrizione no. Non sono cosette da poco. Ma come ha fatto il Matta a dare l’incarico a questi ,  in un gemellaggio perverso. Vabbè, hanno firmato il contratto. Il contratto del lica. Per restare a livello della ciccia.

Ad accendere la miccia della polemica intramoenia è il ministro   Bongiorno: “Bloccare la prescrizione sarebbe una bomba atomica contro il sistema giudiziario italiano, io questa cosa non posso accettarla e non posso non segnalarla”. E aggiunge: “I condannati devono avere un secondo grado di giudizio”.

Una posizione che il ministro della Giustizia , mandante dell’emendamento che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, non digerisce e manda a dire che Bongiono sulla prescrizione si sbaglia  e che” la bomba atomica che rischia di esplodere è la rabbia dei cittadini di fronte all’impunita”.

Così siam messi.

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