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Governo ponte, tecnico a tempo

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Articolo di Guido Di Massimo

Di governi dalle strane definizioni ne abbiamo avuti molti; tra questi governo ponte, governo tecnico e governo a tempo. Ora, per la prima volta abbiamo un governo a contratto; che però può essere detto anche governo ponte, tecnico e a tempo.

Il governo è a contratto perché nasce da una spartizione contrattuale del potere realizzata suddividendo i settori su cui esercitarlo e barattando di volta in volta, là dove il contratto non prevede, oppure quando il denaro, anche quello a prestito, non basta per soddisfare le promesse pre-elettorali.

I soggetti contraenti sono due e insieme hanno ingaggiato un terzo elemento che faccia da portavoce e che hanno decorato con il titolo di presidente del consiglio.

Il governo è un governo ponte perché la sua prima brillante esperienza di governo è legata al crollo del ponte Morandi di Genova. Non è facile rintracciare nel tempo un governo che di fronte a una tragica emergenza, che avrebbe dovuto portare a decisioni efficienti e ponderate per recuperare  rapidamente una situazione disastrosa, si sia preoccupato come prima cosa della ricerca immediata e sommaria di colpevoli su cui far convergere lo sfogo di chi da quel crollo ha avuto lutti e danni. Non il rapido recupero della situazione e contemporaneamente la ricerca delle cause da affidare a organi competenti. No. Quello dopo.

Intanto, escludere a priori dalla ricostruzione del ponte la società che quel ponte lo aveva costruito e che – senza nessun pregiudizio per una ricerca oggettiva delle cause del crollo –  avrebbe avuto l’ovvio interesse di ricostruirlo presto e bene, ha provocato ritardi evitabili a danno di Genova e dei suoi abitanti, che pazienti aspettano.

È per questo che il governo può benissimo essere chiamato governo ponte; ma anche governo giustizialista per il comportamento da “giustizia sommaria” che ha dimostrato nell’occasione e non solo allora.

Il governo è un governo tecnico perché, nonostante il tanto criticare i governi tecnici questo governo è insaporito – per fortuna – da tecnici, compreso il presidente del consiglio che, pur in posizione ancillare rispetto ai due firmatari del contratto di governo, tenta di conciliare l’inconciliabile dando anche una parvenza di signorilità a un governo sostanzialmente barbaro.

Il governo è un governo a tempo perché l’inconciliabilità dei due contraenti è tale che l’unico cemento contrattuale è il potere.  Non c’è altro. Il potere è un cemento fortissimo ma un potere “a mezzi” dura finché tra i due contraenti c’è equilibrio e nessuno dei due prevale troppo sull’altro fagocitandolo. Quando uno dei due valuta che dalla rottura può vincere tutto e governare da solo il cemento non c’è più e tutto cade giù.

Ora sembra che questo equilibrio di reciproco interesse alla condivisione equilibrata del potere sia in via di rapido deterioramento. Dal che si può ben dire che il governo sia “a tempo”.

Queste sopra sono le ragioni per le quali possiamo definire questo governo a contratto come anche governo ponte tecnico a tempo.

 

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