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Panebianco contro “quei puristi scomparsi della carta”

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Articolo di Pippo Rao

L’editoriale di Panebianco, apparso sul Corriere della Sera di sabato, che in qualche modo ci coinvolge, sembra volere imitare il “diluvio di parole in libertà”, che ingenerosamente attribuisce ai difensori della Costituzione, che Panebianco colloca in una surreale piramide gerarchica, con al vertice politici professionisti e organizzazioni di sinistra, al centro la squadra dei “professoroni” di renziana memoria, subito dietro un “caravanserraglio” (sic!) di “intellettualini” e gente dello spettacolo (quasi evocando i “nani e ballerini” d’altri tempi), e alla base tanti cittadini “sempre pronti a mobilitarsi ai richiami che provengono dagli strati superiori” (sic, sic !).

Non si riesce a capire se l’attacco ingeneroso nei confronti di quelli che Panebianco definisce con palese irrisione “i DTPC (Difensori Tutti di un Pezzo della Costituzione)” voglia stimolare un nuovo dibattito sulle eventuali modifiche costituzionali, oppure sia un tentativo di rilanciare la riforma di Renzi, che a Panebianco piaceva e che è stata bocciata dalla grande maggioranza degli italiani.

Sembra poi fuor di luogo la citazione finale, attribuita a Giovanni Giolitti. secondo cui “per gli amici le leggi si interpretano, per i nemici si applicano”, che starebbe a contrapporre il feroce accanimento dei DTPC contro le riforme del passato, firmate prima da Berlusconi e poi da Renzi, e la cortese indulgenza verso le riforme del futuro, che sarebbero nelle intenzioni di Lega e 5Stelle.

Intanto, è appena il caso di ricordare, e non solo a Panebianco, che come liberali non ci riconosciamo in nessuna delle categorie affastellate nella sua immaginaria “piramide”, ma piuttosto, da semplici cittadini, preoccupati per le sorti della democrazia liberale, abbiamo ritenuto di esercitare il nostro dovere civico per contrastare le riforme costituzionali di Berlusconi del 2005-2006 e di Renzi del 2015-2016.

E l’abbiamo fatto non per partito preso, ma dopo averle attentamente lette e avere maturato la convinzione che, in combinato disposto con le leggi elettorali proposte in quelle due occasioni (il porcellum del 2005 e l’italicum del 2015), quelle riforme avrebbero finito per stravolgere gli equilibri istituzionali, mettendo il potere legislativo alla mercé dell’esecutivo, e finendo per pregiudicare anche la terzietà degli attuali istituti di garanzia: Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, Consiglio Superiore della Magistratura ordinaria, e organi apicali delle altre magistrature (amministrativa, contabile, tributaria), oltre che la terzietà della Pubblica Amministrazione.

Un voto diverso avrebbe significato ratificare la “dittatura della maggioranza” di “tocquevilliana” memoria, e anticipare conseguenze funeste per la democrazia liberale, regalando tutto il potere alla maggioranza del momento, a partire da quella sovran-populista che oggi ci governa e che non fa mistero di preferire l’instaurazione una democrazia illiberale basata sul disprezzo per le presunte pastoie parlamentari e sul tentativo di rapportarsi direttamente col “popolo”, bypassando “le forme e i limiti” che l’art. 1 della Costituzione pone a garanzia del corretto esercizio della sovranità popolare e quindi delle libertà democratiche.

Quanto alla critica verso la presunta mancanza di reazione dei c. d. DTPC rispetto al profilarsi di altre iniziative costituzionali dell’attuale governo pentaleghista, ci premuriamo di tranquillizzare l’illustre opinionista, almeno per la parte che ci riguarda.

Se, al di là delle verbosità tipiche dei movimenti illiberali che oggi ci governano, ci renderemo conto di trovarci dinanzi a precise proposte che perseguano lo scopo di pregiudicare gli equilibri costituzionali, noi di Democrazia Liberale, insieme ai vituperati DTPC che si renderanno disponibili, torneremo a essere presenti e attivi sulla scena per opporci a qualsiasi tentativo che somigli a quelli che abbiamo contribuito a bloccare, e, ancora una volta, con la sola arma della ragione e senza pregiudizi che non ci appartengono.

Purtroppo, constatiamo che, se ci sarà una prossima volta, dovremo fare a meno della compagnia del M5S, cui pure si deve una parte del successo del 4 dicembre, e che ora, giunto ad assaporare il potere, sembra smanioso di occupare tutto l’occupabile e di blindarsi all’interno dell’immaginifica “stanza dei bottoni” finalmente conquistata.

Ce ne faremo una ragione !

 

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