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Lettera dall’Italia

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Articolo di Oscar Bartoli

     Roma, 27 gennaio 2020
Giorno della Memoria (e anche il giorno dopo in cui un partito dichiaratamente razzista, la Lega, ha perso le elezioni in Emilia Romagna)
Caro Oscar, amico mio,
questa volta desidero anticiparti io, con una lettera da questa nostra Italia: che ieri, forse, pare, sembra,  essersi risvegliata dal sonno dell’indifferenza e dell’irresponsabilità in cui è precipitata.
Per vederlo finalmente sconfitto, abbiamo dovuto assistere a un’ennesima provocazione del leader della Lega: quella che ha visto non una plebaglia razzista come nella famigerata “notte dei cristalli”, ma un già Ministro degli Interni della nostra Repubblica (!), andare a suonare – in una sorta di nostrana “notte dei citofoni” – a casa di cittadini immigrati, perché indicatigli, da dei delatori, come spacciatori… Proprio come in quei film western in cui “the crowd”, o meglio “the mob”, una folla qualunquista e populista, vuole farsi giustizia da sola.
Sconfitto, a mio avviso, perché anziché farsi leader e portavoce di una destra e, più in generale, di un mondo conservatore largamente maggioritario nel nostro paese – un mondo non più rappresentato da un Berlusconi bolso e logorato dalle sue abitudini e dall’età –, ha preferito, per scarsa cultura (sia democratica, sia proprio di formazione e di inesperienza in una qualsiasi professione lavorativa), assecondare i peggiori e più gretti istinti purtroppo sempre vivi nell’anima italica: quelli che hanno portato al fascismo, alla guerra, alle leggi razziali.
Un’angustia identitaria, un provincialismo, un qualunquismo, una paura dell’altro mai sopiti e che fatalmente, a un certo punto della nostra storia, si materializzano in una forma nuova di autoritarismo: che oggi è il “leghismo”.
Grazie “Sardine”, grazie cari, splendidi, semplici ragazzi italiani. Che, a un certo punto della nostra storia, siete scesi in piazza per risvegliarci e ricordarci che non è detto che quegli istinti gretti e allofobii presenti nella nostra anima più nera, debbano sempre prevalere: proponendo, invece, il dialogo rispetto allo scontro, l’uso della ‘parola’ rispetto al ‘colpo’, il ragionamento rispetto all’emotività della retorica.
Grazie per aver contribuito, in modo assolutamente determinante, alla sconfitta, o, perlomeno per ora, al ridimensionamento, di un leader e di una folla “neo-barbari”: come quelli che vorrebbero interpretare tutta la restante popolazione, tutti noi democratici – e soprattutto il governo, le istituzioni e  la giustizia – come in quei vecchi film western americani.

 

Un abbraccio
Sandro P.
Roma
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