Home Attualità Economia e finanza L’inutile “reddito”per pochi a carico di tutti

L’inutile “reddito”per pochi a carico di tutti

7 min lettura
0
0
5
reddito-di-cittadinanza-min.png

Articolo di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno

L’alibi pretestuoso dell’attuale Governo sul fatto che l’oggi è la conseguenza delle politiche dei governi precedenti è un classico cliché politico.

L’attuale governo ha varato il decreto del reddito di cittadinanza che rappresenta uno spreco di denaro pubblico.

Infatti invece di ridurre il cuneo fiscale, ossia il costo del lavoro, unica soluzione per aumentare gli investimenti da parte delle imprese e quindi l’occupazione e poi anche i consumi delle famiglie, l’attuale compagine governativa, sotto la spinta del M5S, ha approvato una legge che comporterà una spesa di 20 miliardi di euro, che verrà chiesta in prestito ai mercati finanziari, per cui pagheremo salati interessi  che andranno ad aumentare ulteriormente il nostro già alto debito pubblico.

E tutto questo per confermare le promesse elettorali fatte a un Sud disperato, con un classico voto di scambio tipico della prima repubblica, non senza dire che i requisiti per godere di questo reddito di cittadinanza “sui generis” fanno prevedere che i veri nullatenenti non potranno usufruirne, mentre chi guadagna 600 € al mese sarà costretto a mantenere gente che non ha voglia di lavorare e che finirà per incassare più di chi ha lavorato per una vita a prezzi stracciati.

Inoltre il reddito di cittadinanza riguarderà solo 1 milione di italiani, ma il suo costo di 20 miliardi peserà sugli altri 59 milioni, senza creare crescita del PIL, ma solo della spesa pubblica e dell’assistenzialismo; insomma un provvedimento peggiore degli €80,00 di Renzi.

Non ci servono le marchette elettorali del passato, contrabbandate sotto mentite spoglie, ma una progressiva defiscalizzazione, che parta dalla riduzione del cuneo fiscale e del costo del lavoro e si concluda con la riduzione dell’imposizione diretta, in modo tale da indurre le imprese ad reinvestire e assumere e gli italiani a consumare, con un gettito fiscale spalmato su un maggior numero di contribuenti piuttosto che concentrato su un minor numero di occupati e con aliquote irragionevolmente alte.

Questo consentirebbe un aumento delle entrate nelle casse dell’erario e una maggiore disponibilità economica per pagare le pensioni e una riduzione progressiva del rapporto debito/PIL.

Per la realizzazione di questa sensata politica economica ci vorrebbe una classe politica dotata non solo dell’onestà, che è un prerequisito della politica, ma soprattutto di competenza e capacità, caratteristiche che nell’attuale compagine governativa latitano.

Per inciso, chi scrive non è contrario per principio a un‘reddito di base’, ossia a un trasferimento monetario, incondizionato, cumulabile ad altri redditi e senza farraginosi passaggi burocratici, semplice, diretto ed immediato per tutti i cittadini più bisognosi.

In “Legge, legislazione e libertà” lo stesso insospettabile liberista Friedrich Von Hayek ha scritto:<< Assicurare un reddito minimo, o a un livello sotto cui nessuno scenda, quando non può provvedere a se stesso, non soltanto è una protezione assolutamente legittima contro rischi comuni a tutti, ma è un compito necessario della Grande Società >>.

Allo stesso modo dell’economista austriaco la pensava il neoliberista, Milton Friedman, che nella sua opera “Capitalismo e libertà” ha affermato:<<Il reddito monetario incondizionato’ sarebbe orientato specificamente al problema della povertà, offrirebbe un aiuto nella forma più utile agli individui, ossia in denaro contante; avrebbe efficacia generale e potrebbe sostituire le congerie di misure attualmente in vigore; opererebbe al di fuori del mercato >>.

Questo “reddito di aiuto” è stato avallato da diversi illustri filosofi ed economisti delle più varie scuole di pensiero, da quelli di matrice egualitaria a quelli di matrice liberista, anche dagli iperliberisti, sostenitori dello ‘stato minimo’.

Il ‘reddito base’ o ‘negative income tax’ o ‘reddito minimo universale’ è il trasferimento di una somma agli esclusi ed emarginati ben diverso dal ‘reddito di cittadinanza’dell’attuale governo, perché consiste in un sussidio non discriminatorio, rispetta le preferenze individuali dei destinatari che possono utilizzarlo liberamente, non disincentiva a lavorare per guadagnare di più e non genera assistenza gestita dalle burocrazie statali.

Carica articoli correlati
Carica articoli di Redazione Rete Liberale
Carica altri artcoli Economia e finanza

Lascia un commento

Leggi anche

Qualcuno pensa che la risposta sia l’uomo che sussurra agli ombelichi ?

Articolo di Giovanni Iannello Leone La politica italiana vive da tempo una fase di estrema…