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Manovra economica: e se anche la guardassimo da sinistra, il giudizio non cambierebbe!

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di PGRAECO

La riduzione della forbice economica – sempre più accentuata in Italia e nel mondo – che separa le fasce ricche della popolazione da quelle povere, dovrebbe essere in cima alla priorità di qualsiasi partito/movimento di sinistra. Così non è stato, purtroppo. Oppure, come nel caso del reddito d’inclusione varato dal Governo Gentiloni, le misure si sono rivelate tardive e del tutto insufficienti.

Molti di coloro che si sentono ancora politicamente di sinistra, ritengono che il reddito di cittadinanza sia una scelta che va nella giusta direzione. Lo pensa perfino un avveduto giornalista qual è Massimo Giannini che, in diverse occasioni, ha pubblicamente definito tale provvedimento come una redistribuzione della ricchezza, un riequilibrio delle risorse. Anche Antonio Padellaro e il giornale che rappresenta, molto vicino ai 5S, sembrano giustificare ideologicamente il metodo, oltre che il condivisibile principio.

Nel contesto attuale e nei modi che vengono proposti non c’è nulla di più sbagliato. Non è ricchezza e non sono risorse la creazione di nuovo debito da aggiungere a quello, già enorme, che pesa sulle spalle di tutti gli italiani. La teoria keynesiana del “deficit spending” non risulta applicabile nelle condizioni in cui si trova, oggi, questo Paese: il debito deve risultare sempre sostenibile.

Qualcuno – Marco Travaglio, tra gli altri – ribatte, a ragione, che tutti i Governi hanno contribuito a incrementare il debito dello Stato. Dimentica, però, di precisare che tutto ha un limite e lo stesso debito non può crescere all’infinito, “ad libitum”, solo per mantenere megalomani promesse elettorali.

La conseguenza sarebbe il fallimento e la catastrofe: è successo all’Argentina, patria del populismo DOC, che sta rischiando un’altra volta proprio in questi mesi. Alexis Tsipras è un traditore della sinistra e davvero, come sostiene Travaglio, la troika ha invaso la Grecia imponendo lo stato d’assedio economico? Non è stata forse l’economia a far improvvisamente e rapidamente implodere l’impero comunista dell’Unione Sovietica?

Se davvero si volesse operare una redistribuzione della ricchezza, si dovrebbe ricorrere, dunque, alla vecchia “regola di Robin Hood”: prendere ai ricchi e dare ai poveri; e non è quello che si intende fare!

Se, ancora, le risorse provenissero dai tagli di “trenta miliardi di sprechi”, così tanto sbandierati in campagna elettorale da parte di Gigino e del tutto scomparsi dall’agenda politica di questo governicchio, si costruirebbero, forse, delle solide basi non per “abolire” ma, quanto meno, per ridimensionare il reale e nefasto problema della povertà. Incidere sugli sprechi, però, necessita di tempo, fatica, serietà, coraggio e competenze; le prossime elezioni, purtroppo, sono alle porte: strada non percorribile, dunque.  

E invece, oltre agli inevitabili rischi che si corrono nello stabilire chi avrebbe davvero diritto al reddito di cittadinanza in questo paese di “fotticompari”, l’ineffabile Ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, nonché Vicepresidente del Consiglio, aggiunge, con enfasi, l’aberrante, assoluto divieto alle “spese immorali”!

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