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Non sanno quello che vogliono, ma lo vogliono subito

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Articolo di Oscar Bartoli

Chiedo aiuto a qualche intelligente italiano residente in Italia per suggerire al vostro attempato redattore che vive a Washington D.C. quale partito o movimento-partito votare alle prossime elezioni nazionali che, almeno a leggere le gazzette italiane, dovrebbero tenersi nel maggio prossimo causa la deflagrazione annunciata dell’attuale governo Conte Bis.

Voglio chiarire subito, a sostegno di qualche volenteroso pronto a scrivermi, che il sottoscritto è stato per 10 anni consigliere comunale per il Partito Liberale Italiano a Palazzo Vecchio, Firenze (che non è l’ultimo dei comuni italiani), segretario comunale e poi membro del consiglio nazionale del Pli.

Credo quindi, senza alcuna presunzione, di poter essere considerato un liberale autentico anche se di annata.

Sono in molti, considerando l’arco politico dello Stivale, a suonare l’arpa e la cetra (qualcuno anche il trombone) per catturare la mia adesione in quanto liberale visto che si fa un gran parlare del tentativo delle forze politiche di blandire i voti di centro disorientati dal caos che ha sterilizzato tanti liberali senza una casa politica, dopo l’estinzione del Pli.

Spazzolando proposte e atteggiamenti degli esponenti politici cominciamo con il considerare Matteo Salvini che gode del sostegno della maggioranza dei votanti italiani.

Non c’è dubbio che debba essere riconosciuta una particolare capacità organizzativa a questo politico professionista che è riuscito a convertire un partito del 4% portandolo ad oltre il 30% dell’elettorato attivo.

Salvini dopo gli atteggiamenti da gerarca fascista, petto in fuori (gli manca solo il salto nel cerchio di fuoco), ha iniziato un’operazione pulizia nel tentativo di costruire di sé un’immagine che sia meno estremizzante, addirittura aperta all’Europa.

Matteo Salvini spera di recuperare anche i voti del centro liberale autentico per consolidare e garantirsi la supremazia politica nazionale. Non so perche’ ma Salvini mi fa venire il mal di stomaco e mi mette in agitazione psicomotoria.

Accanto a Salvini ci sono i Fratelli d’Italia, organizzazione in grande spolvero grazie alla leader, Giorgia Meloni, che ha introdotto nell’agone politico il linguaggio stile Rugantino che le sta dando molte soddisfazioni considerando le indagini di mercato che le attribuiscono un costante e interessante aumento delle adesioni.

C’è da dire però che la signora Meloni e i suoi soci non possono chiedere impunemente il voto a noi liberali, visto che si esaltano in realta’ nella riesumazione del fascismo mussoliniano.

Segue Forza Italia un partito padrone che annaspa nelle sue ultime convulsioni dietro quel Berlusconi che ha mandato in malora un’intera generazione di persone che volevano credere in lui per difendere i loro principi democratici e la richiesta di moralità, affidandosi ad un puttaniere, laido modello di comportamento, pronto a pugnalare (ultimo episodio) il suo grande amico Marcello dell’Utri, collegamento, come sembra, con la mafia.

C’è poi Italia Viva, creazione di Matteo Renzi, che sta muovendo i primi passi sperando di convincere la gente come me a trovare rifugio nelle loro braccia visto che si sono liberati dal condominio del Partito Democratico.

Ammesso che ne sentissimo bisogno, il signor Carlo Calenda sta dando vita ad un altro movimento chiamato Azione, anch’esso rivolto al centro dello scenario politico.

Ovviamente il signor Carlo Calenda non ricorda la definizione di Benedetto Croce riferita al partito d’Azione i cui dirigenti secondo il filosofo “non sanno quello che vogliono, ma lo vogliono subito.”

Azione si pone come diretto antagonista di Italia Viva. Per chi dovrei votare, please?

Dopo l’uscita di Matteo Renzi, il Partito Democratico dovrebbe rappresentare comunque una solida isola di salvezza per i liberali.

Ma l’amoreggiamento con i ritornati esponenti della super sinistra, ex comunista, non è che sia una specifica garanzia.

Ci sono poi quelli del Movimento Cinque Stelle, caratterizzato da scontri all’arma bianca al suo interno e da una costante perdita di consenso confermata dalle elezioni regionali.

Con tutto il rispetto per chi si agita all’interno del M5S e per coloro che lo hanno votato, non ci sentiamo di affidare la nostra scelta (plurale maiestatis) a chi ha imposto nel Parlamento italiano la presenza di incompetenti, impreparati, incolti.

Chiedendo scusa al lettore per le pennellate di pessimismo sovraesposte, restiamo in attesa di qualche lucida indicazione sul come muoverci quando saremo chiamati, noi emigranti, ad esprimere il nostro voto nella speranza di un rinsavimento nazionale che collochi di nuovo la nostra amata Italia nel ruolo internazionale che merita e metta a posto i propri conti.

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