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La paura che rende cattivi, in un’Italia decadente

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Articolo di Pippo Rao
Il 52^ Rapporto del CENSIS 2018, sulla situazione sociale del nostro Paese, dipinge un quadro allarmante ed impietoso degli italiani che vengono descritti come “arrabbiati, incattiviti, impauriti ed impoveriti”.
Il “sovranismo psichico“, prima ancora che quello politico, sarebbe la causa di questo stato che, se dovesse peggiorare, finirebbe per rappresentare un pericolo concreto per il nostro sistema liberal-democratico.
Non potrebbero, infatti, escludersi reazioni di tipo violento.
In questa società “cattiva” e sempre più “liquida”, in cui mancano punti di riferimento certi ed in cui la precarietà e l’incertezza del futuro sembrano prevalere come elementi “solidificati”, si affermano principi “populistici” che, in nome del popolo, ne tradiscono gli interessi.
La minaccia che incombe è caratterizzata dalla esaltazione d’un nuovo nazionalismo che vorrebbe arrestare il trasferimento di quote decisionali alle istituzioni europee, che diffonde un distorto concetto del processo di globalizzazione individuato come elemento negativo per lo sviluppo del proprio territorio, che divulga sentimenti di intolleranza nei confronti delle presenze extracomunitarie avvertite come un pericolo sul piano emotivo ancor più che su quello sociale ed occupazionale, in controtendenza rispetto al tradizionale “buonismo” italiano, ormai relegato a un passato sempre più remoto.
Se il “sovranismo psichico” precede quello politico è perché esso appare come diretta conseguenza della crisi della speranza nella ripresa economica e al timore di vivere una fase discendente che coinvolge tutte le classi sociali, a partire da quella media che costituisce il nerbo della borghesia italiana.
Il timore di vivere in una società senza vincoli tradizionali, senza lavoro, priva di stabilità e di norme certe, in continua disgregazione, può “incattivire”, e questo consente a chi “ci marcia” di blandire i “paurosi” per meri calcoli elettorali.
Assicurare la chance di vivere una vita felice, a modo proprio, ad ogni cittadino, determinandone le condizioni reali, in primis quelle del lavoro, senza improbabili promesse, è il modo giusto per esorcizzare la strumentalizzazione che se ne sta facendo.
Questo Paese ha ancora la possibilità di salvarsi, purché torni ad affermarsi la “libertà attiva” propugnata dai liberali, capace di lottare contro i privilegi, di rimediare alle diseguaglianze incolpevoli, di salvaguardare i diritti civili fondamentali ed il rispetto della dignità della persona, di facilitare la partecipazione dei cittadini alla ricostruzione del Paese, se vogliamo evitare un “salto nel buio” di un passato che potrebbe tornare.
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