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Pensioni: lo Stato continua a rubare presente e futuro

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di Enzo Lombardo

 

Sulle pensioni è dai tempi del Governo Dini, siamo nel 1995 alla prima “riforma delle pensioni”, che la Repubblica Italiana ruba soldi e futuro a popolo ed ai suoi giovani. Lo diciamo senza mezzi termini perchè è la realtà dei fatti.

Ogni governo, ogni forza politica che ha avuto responsabilità e rappresentanza parlamentare non ha fatto altro che portare gli Italiani a guardare nella direzione sbagliata sul tema della riforma pensionistica; anche i sedicenti esperti e professori, che tanto in Italia di riffa o di raffa con la politica campano sempre, continuano a cianciare di quote, età ed ammenicoli vari mentendo sapendo di mentire.

La verità è un’altra e solo noi Liberali, insieme a pochi coraggiosi cronisti ed economisti, abbiamo sempre avuto il coraggio di raccontarla; perchè fa male ma è necessaria.

Nel 1995 la “Riforma Dini” si occupò di passare dal cosidetto “sistema retributivo” al “sistema contributivo” prevedendo anche un periodo misto di transizione. Questo passaggio comportava, in sostanza, che il calcolo della pensione non venisse più effettuato sull’ultima retribuzione percepita dal lavoratore prima di andare in pensione (sistema retributivo – es. vai in pensione con l’80% dell’ultimo stipendio), bensì si effettuasse, in soldoni, sulla quantità di contributi versati realmente dal lavoratore durante il suo periodo di attività. In sostanza, e giustamente secondo noi, si diceva che la nostra pensione si sarebbe calcolata (come in tutti i sistemi assicurativi del mondo) sulla base di quanto versato e rivalutato secondo interessi.

Tutto giusto, per carità. Ma lì, ed in seguito, non si fece la seconda e più importante operazione di riforma del sistema previdenziale che prevede altri step.

Il più importante era quello di passare da un “sistema a ripartizione” ad un “sistema a capitalizzazione”. Che è esattamente quello che nessun politico o addetto ai lavori mai vi dice, ma che è il vero problema dell’insostenibilità del sistema pensionistico italiano. In sostanza un sistema “a ripartizione”, come quello attualmente in vigore in Italia ed al quale nessuno vuol mettere mano, prevede che con i contributi che si raccolgono dai lavoratori attivi si paghino le pensioni a quelli inattivi andati in quiescenza.

Ora in Italia fino agli ’80 questo sistema era perfetto. Perchè c’era lavoro, la speranza di vita media era molto più bassa di adesso e quindi i contributi che si raccoglievano dai lavoratori erano più alti, nel complesso, delle pensioni pagate. Ma poi vi è stata un’inversione di tendenza; negli anni ’90 il ciclo economico espansivo si è totalmente arrestato. In concomitanza con l’avvento della cosidetta “seconda repubblica” il paese è entrato in una spirale regressiva di fondo dal quale non si è mai più ripreso e, nel frattempo, sono arrivate diverse crisi finanziarie mondiali a dare il colpo di grazia insieme ad una smodata espansione del debito pubblico che, per inciso, non ha fatto ne l’Europa ne i “cattivissimi” tedeschi, ma noi.

L’Italia di oggi è un paese dove si entra tardissimo nel mondo del lavoro, nel quale chi ha il privilegio di lavorare spesso svolge lavori in nero o bassa (a volte nulla) contribuzione previdenziale, mentre continuano ad aumentare i pensionati a cui bisogna pagare le pensioni e la speranza di vita è ormai ben sopra gli ottant’anni (quindi aumenta il periodo di percezione media della pensione). A ciò si aggiunga che anche l’assistenza e gli ammortizzatori sociali (Cassa integrazione, Disoccupazione, Mobilità etc.) sono a carico della contribuizione dei lavoratori attivi.

Ecco perchè diventava necessario indispensabile e vitale per il paese, passare ad un sistema “a capitalizzazione” vale a dire che le pensioni vengano pagate sulla base dei contributi versati dal lavoratore: la pensione che percepirai sarà esattamente quello che hai messo da parte con i contributi rivalutato e con gli interessi. Insomma, nel sistema a capitalizzazione la nostra pensione sono i nostri soldi. Esattamente come quando ci facciamo la pensione integrativa. Tanto mi versi, tanto ti darò come rendita rivalutata fra tot anni.

Ed invece no! Per evitare di fare andare al collasso il sistema si continuano ad introdurre quote, scaloni e trucchi vari per fare una cosa che ha un nome molto semplice: truffa!

Il metodo è quello di farti andare in pensione sempre più tardi così continui a versare contributi e loro possono pagare le pensioni; ma il problema è che più si va avanti così e peggio sarà e si arriverà al punto, fra venti o trent’anni, che chi sta versando oggi i contributi per pagare le pensioni non potrà avere pagata la sua di pensione, semplicemente perchè non ci saranno più lavoratori attivi in quantità sufficiente capaci di pagare per reggere tutto il sistema. Questo è un furto di verità e di futuro. Altro che quota 100, ci vorrà una “Fornero” ogni cinque anni. E quello che abbiamo versato non ci verrà mai restituito, per mera e semplice algebra.

La priorità per il paese è fare un grande sacrificio per passare ad un sistema a capitalizzazione, o quanto meno misto, se non vogliamo trovarci con i mitra per strada fra qualche anno e non vogliamo continuare, da padri a sostenere politici che ci chiedono di togliere il pane ai nostri figli.

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