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Per un pugno di voti

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Articolo di Samuele Tardiolo

Se prendessimo delle banconote da 100€ e le mettessimo tutte in fila, una dopo l’altra, sapete quante ne servirebbero per ripagare il nostro debito pubblico? Più o meno tante da creare una fila lunga cinque volte la distanza dalla Terra alla Luna. Sì, avete capito bene. Ben cinque volte!

Ma perché ci siamo indebitati in questo modo? E dove sono andati a finire tutti questi soldi?

Una parte sono serviti a finanziare il sistema pensionistico e quello sanitario, che, non essendo economicamente sostenibili, venivano finanziati a debito e a carico delle generazioni future-

Prima della riforma Dini del 1995, si andava in pensione col metodo esclusivamente retributivo, e cioè sulla base dell’ultima retribuzione percepita e prescindendo dai contributi previdenziali (pochi o tanti che fossero) pagati dal lavoratore e dal datore di lavoro; il resto, quindi, lo metteva l’istituto di previdenza e, in definitiva lo Stato: è quindi accaduto che ci fossero “baby pensionati”, andati in pensione a meno di quarant’anni.

Negli anni 70 e 80, una quantità enorme di soldi si è poi volatilizzata nel tentativo di salvare la nostra industria pubblica, un vero e proprio colabrodo; per non dire di tante opere pubbliche, certamente utili ma finite per costare un multiplo di ciò del costo inizialmente previsto per via degli intrallazzi consumati a valle delle aggiudicazioni dei lavori.

C’è poi il capitolo degli enti pubblici, economici e non, utilizzati per costruire il consenso elettorale.

Insomma, sprechi, inefficienze e corruzione, che hanno fatto la loro parte, insieme alle mancate entrate derivanti dall’evasione fiscale, che pesa sulle casse dello Stato come un macigno: tra i 150 e i 170 miliardi di euro, un dato che ci colloca al primo posto in Europa per evasione fiscale, e ci porta al terzo posto nel mondo per il più alto debito pubblico.

Malgrado i miglioramenti di fine anni ’90, la spirale debito-interessi ha fatto sì che oggi gli interessi da pagare sul nostro debito abbiano superato i 70 miliardi di euro l’anno, una somma enorme, sottratta ogni anno al bilancio dello Stato; una continua emorragia per la ricchezza nazionale che va a finire ogni anno nelle tasche dei nostri creditori, un terzo dei quali sono stranieri.

Se non dovessimo pagare questi interessi potremmo, in teoria, ridurre alla metà il prelievo dell’Irpef, consentendo al paese di respirare e incentivando investimenti e consumi.

Invece, continuiamo a favorire l’evasione con l’ennesimo condono fiscale, e sprechiamo risorse pubbliche con provvedimenti assistenziali, che, col PIL piatto, o peggio in decrescita, prevedibile per il 2019, faranno impennare il deficit di bilancio, aggraveranno ancora di più il nostro debito pubblico e faranno crescere gli interessi che dovremo pagare per finanziarlo.

Siamo proprio sicuri che fare altro debito, per mantenere cervellotiche promesse elettorali e per sperare di prendere qualche voto in più,sia la ricetta giusta?

  • peso-dei-debiti-come-un-macigno.png

    Gli interessi si pagano

    Chiunque di noi ha avuto ed ha a che fare, a varia gradazione e per vari motivi, con lR…
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