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Il problema non sono le sbornie ma come staremo dopo

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Articolo di Nicola Cariglia pubblicato su Pensalibero

Sembrano incredibili certe reazioni al mio precedente articolo che sviluppava, sin dal titolo, un concetto ovvio: “è legittimo che il governo governi ed altrettanto che gli oppositori facciano sentire la loro voce contraria”. Si può contestare questa banale verità? Eppure è successo, con foga e offese, da parte di scatenati pentaleghisti, quando abbiamo diffuso l’articolo su vari gruppi facebook. La motivazione più gettonata “che difendiamo i vecchi privilegi delle varie caste e, per i più sgamati, del PD e di Renzi”. La più divertente “che dobbiamo tacere perché sono da poco arrivati”: davvero comica, dal momento che ogni mezzora, dalle tv e dai programmi radiofonici ci raggiungono proclami trionfali dei vari Di Maio, Salvini, Bonafede e persino Toninelli che, concordemente, ci informano che “ha fatto più questo governo in cinque mesi che tutti gli altri della storia repubblicana messi assieme”.

Io ricordo in particolare due momenti con un impazzimento generale paragonabile a quello dei nostri giorni e altrettanto capace di obnubilare il buon senso collettivo. Il primo mi riporta ad anni lontani, quelli del “mitico” ’68. Anche in quegli anni dominati dalla “contestazione” si sentivano banalità che poi si sarebbero rivelate per niente da ridere: il 18 politico agli esami dell’Università, gli esami di gruppo, il salario garantito come variabile indipendente rispetto alla produzione, gli studi sganciati dalle esigenze della produzione affinchè non fossero “subalterni al mercato”.

Il secondo di questi momenti, negli altrettanto terribili anni di Tangentopoli, destinati a travolgere non solo il sistema politico, ma anche quello giudiziario ed economico, con parole d’ordine del tipo: il sospetto è l’anticamera della verità, non esistono innocenti ma solo colpevoli non scoperti, bisogna metterli dentro e buttare la chiave, se sono inquisiti qualcosa di male hanno fatto di sicuro, etc. In uno sperduto paesino dell’Appennino tosco-emiliano, meta delle mie vacanze estive, si radunavano abitualmente gli alpini delle due regioni per rinverdire in amicizia, cori, ed abbondanti libagioni, il loro spirito cameratesco. In quegli anni non si trattava più di un incontro con la popolazione dei reduci dei vecchi commilitoni dalla piuma sul cappello. Come recitava una grande scritta verniciata alla prima curva della scoscesa strada che portava al paese, si trattava di un evento ben più impegnativo e di chiaro senso patriottico, perché “L’Italia Onesta saluta i gloriosi Alpini”.

Ricordato il clima di quei precedenti, vale la pena riflettere sulle conseguenze delle ubriacature che li accompagnarono. Al “mitico” ’68 fecero seguito gli anni di piombo del terrorismo, una scuola ed una Università che sfornarono per anni una quantità di “ciuchettoni” mai vista, ed un gran numero di spostati che, passata la sbornia, tali rimasero per tutta la vita. Ai lugubri anni di Tangentopoli si deve un quarto di secolo di “seconda repubblica” che rappresenta uno dei punti più bassi della nostra democrazia; una Giustizia terremotata e mai più capace di trovare un suo equilibro; immani ruberie delle aziende di stato, sacrificate in pasto a cordate rapaci nell’indifferenza dei tanti “svegliatisi” poi al crollare dei viadotti.

Un risveglio non meno amaro lo avranno i tanti cantori di questo buffo ma non innocuo governo. Accadrà quando le conseguenze della sua azione dissennata saranno percepite dalle tasche della maggior parte degli Italiani assieme, dio non voglia, alla sensazione di una deteriorata democrazia. Brusco sarà il risveglio, lento il ritorno a condizioni di vita migliori.

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