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Risultato da non sprecare

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Articolo di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno

La scorsa settimana, il presidente uscente del Supervisory Board del Meccanismo di vigilanza unico delle banche dell’Eurozona, ossia l’SSM (Single Supervisory Mechanism) Danièle Nouy, ha comunicato che il sistema bancario europeo è più solido e più sicuro rispetto alla fine del 2014, ossia quando l’SSM cominciò ad esercitare le sue funzioni.

Infatti il livello dei crediti deteriorati detenuti dalle banche europee, ossia i così detti Npl (Non Performing Loans), è ora a circa 650 miliardi rispetto ai 1000 miliardi di crediti deteriorati del 2014, riducendosi così in modo alquanto significativo il rischio nel sistema bancario dell’area euro, creando le basi per iniziare il cammino verso Edis, ossia lo schema europeo di assicurazione dei depositi.

Secondo questo report le banche italiane in particolare hanno ottenuto ottimi risultati nella riduzione dei loro Npl.

Ora che il sistema bancario ha ottenuto l’encomio dall’Unione Europea, l’Italia rischia di compromettere il tutto con l’attuale politica economica del Governo in carica.

Infatti lo scenario che si prospetta per i mesi futuri e quindi per il 2019 sarà alquanto difficile per la nostra economia, le conseguenze di questa legge di bilancio sono già evidenti, la fiducia delle imprese e degli investitori si sta riducendo e ciò non può che avere un impatto negativo sulla crescita economica del sistema Italia.

L’atteggiamento di sfida continua nei confronti della Commissione Europea da parte di questo Governo, che acuisce con l’assoluta indifferenza nei confronti delle reazioni dei Mercati Finanziari, non può che determinare questo progressivo aumento dello Spread e di conseguenza il calo di acquisto dei Titoli di Stato, che a domino ha già ridotto il valore della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane del 2%, ossia circa 80 miliardi.

L’aspetto più inquietante del modus operandi dell’attuale compagine governativa è l’assoluta indifferenza e la mancanza di considerazione del fatto che l’aumento dei premi di rischio sui Titoli di Stato ed il calo delle quotazioni azionarie ed obbligazionarie implicherà un elevato costo per la nostra economia e quindi anche per il benessere di quelle famiglie e quegli elettori che i partiti della maggioranza asseriscono di volere rappresentare e tutelare garantendo loro una crescita economica.

L’irresponsabilità del suddetto atteggiamento non sussiste tanto nel non voler rispettare i parametri di contenimento del deficit in rapporto al Pil, come richiesto dalla Commissione Europea, ma nel non utilizzare questa eccedenza di debito per delle politiche economiche funzionali alla riduzione del costo del Lavoro e quindi del cuneo fiscale, per delle politiche economiche funzionali alla creazione di nuova occupazione e non al finanziamento di politiche assistenzialistiche di stampo marxista, figlie di passate Repubbliche cresciute sul voto di scambio…

Ciò che è legittimo rimproverare all’attuale politica economica governativa è questo retaggio culturale astioso e demonizzante nei confronti dei Mercati Finanziari, considerandoli come delle entità parassitarie ed avulse dalla crescita e dal benessere del nostro sistema economico.

I Mercati Finanziari sono l’ago della bilancia della salute del nostro sistema economico, il quale giudica in modo oggettivo la convenienza e l’opportunità di investire o meno sui nostri Titoli di Stato e quindi sul nostro debito pubblico, se investire sulle azioni delle nostre imprese e del nostro sistema bancario, insomma se investire su tutto quel sistema che determina un indotto di crescita economica e di erogazioni di prestiti e mutui a tassi convenienti su cui si basa il benessere delle famiglie italiani e dell’italiano comune, categorie sociali che, i partiti della maggioranza parlamentare, dicono a parole, durante le campagne elettorali, di voler difendere e che in realtà nella declinazione delle loro politiche economiche stanno impoverendo e danneggiando.

 

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