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La scuola dei cento e delle lodi

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / La scuola  (oltre che il turismo) è la grande dimenticata di questo governo e in genere anche di buona parte  dell’informazione. La scarsa attenzione verso la scuola è un dato costante da tempo immemorabile e anche il facilismo come soluzione dei problemi della scuola resta una costante dal 1968 in poi

Ma quest’anno la scuola è stata abbandonata ad una ministra vistosamente non adeguata che non  è neppure riuscita ad affiancarsi uno staff tecnico che supplisse alle sue manchevolezze. Così a metà luglio non sappiamo  neppure come e se riapriranno le scuole.
Ma l’attenzione oggi va rivolta agli esami di Stato che prima del ministro Berlinguer si chiamavano di Maturità; quest’anno per la chiusura delle scuole e una didattica a distanza improvvisata e inadeguata, gli esami si sono svolti senza le prove scritte, con un colloquio di stile famigliare e facilistico. Quei colloqui d’esame  non sono stati  affatto degli esami,ma delle  piccole farse, molto ipocrite. Mi ricordano tanto gli inviti di certi ministri che già tanti anni fa esortavano i commissari d’esami a trovare il meglio di ogni studente, invitando di fatto alla promozione generalizzata. Uno su dieci studenti  ha avuto la valutazione massima di cento e moltissimi hanno anche avuto la lode, metà hanno avuto 80. Al Classico uno su quattro ha ottenuto il 100, un risultato analogo si è avuto allo scientifico. Le commissioni erano formate dagli stessi insegnanti interni delle classi esaminande. La scuola italiana ha risposto al destino cinico e baro del Covid 19 con il facilismo. Ancora una volta l’esame è diventato ulteriormente un pro forma  che ha  mescolato insieme capaci e incapaci, studiosi e pigri in un bagno collettivo di buonismo, demagogia e ipocrisia. Un esame è per definizione selettivo, altrimenti non è un esame. Essere selettivi significa discernere gli studenti, non gratificarli con voti alti. Certo i voti alti accontentano tutti: famiglie felici e studenti che potranno vantare voti alti spesso non meritati. Gli studenti di famiglie agiate e colte rimedieranno con lezioni private, mentre quelli che la Costituzione definisce “privi di mezzi” si troveranno un pezzo di carta a cui non corrisponde un’istruzione adeguata agli studi universitari. Si troveranno ad essere gravemente penalizzati, malgrado il diploma ottenuto. Il diritto allo studio si è trasformato nel diritto al titolo di studio. In un paese serio la scorciatoia di un esame pro forma  non sarebbe stato immaginabile. Qui si è applicata l’idea grillina dell’ uno vale uno. La scuola è una struttura portante della società. Da tempo sono in grave crisi sia  la scuola e sia la società. Da quest’anno la scuola dei cento e delle lodi quasi erga omnes, come è accaduto al Sud dove il Covid 19 era una minaccia più lieve, e’ il ritratto di un’Italia alla deriva, destinata a colare a picco. Salvemini parlava di un’Italia scombinata.

 

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