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Storia vera di una fuga in Mexico

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Articolo di Oscar Bartoli

Quando si e’ in là con gli anni le difese immunitarie virano verso zero e la considerazione di figli,  parenti e amici più giovani si basa sul tradizionale: “Non fare troppa pressione perché’ sta rincoglionendo”.
E’ quello che succede al vostro redattore pressato dall’amore del figlio Max, residente a Veracruz, Mexico.
“Non puoi continuare a stare a Washington mentre l’America sta per esplodere a livello planetario per il corona virus. Devi venire qui a fare la quarantena. Ho affittato un piccolo appartamento con due camere da letto allo stesso piano del mio, così posso controllarvi e voi comunque avete la vostra vita privata. Dovete portare anche Artu e Theo , i due gatti di famiglia”.
Inizia un percorso molto articolato. Trovare un veterinario che faccia dei certificati per i gatti da presentare al custom messicano, prenotare i voli visto che hanno cancellato quello da Houston per Veracruz.
A questo punto come si raggiunge la citta’ portuale più importante del Centro America?
Max trova un volo Delta dal Reagan Airport, lo scalo interno della capitale federale. Sosta a Detroit. Poi Detroit Mexico City che e’ come dirla. E da Mexico City mio figlio ritiene che sia più facile venire a prenderci con un van con tanto di autista.
Prenotazione in prima classe per potere portare sino a 140 libbre in due senza pagare sovrapprezzo bagagli.
La mia Sposa ha programmato una permanenza molto prolungata a causa del virus e poi perché’ e’ bene stare col figlio e non soli come disperati (almeno secondo l’opinione di Max) in quella grande casa a Washington fatta di ben quattro piani.
Il volo per Detroit parte alle sei e bisogna prenotare un Uber.
Non consentono di fare la prenotazione, specialmente di questi tempi ed alle 3:30 del mattino. Figurarsi.
Non dormo la notte al pensiero di prenotare Uber di prima mattina. E se l’application (che non uso quasi mai) non dovesse funzionare?
La notte prima della partenza ci corichiamo per qualche ora. Metto la sveglia del telefonino alle 2:50.
“Oscar, svegliati sono le 3 passate…” mi sussurra Franca.
Mi sveglio da un sonno profondo in piena crisi psicomotoria. Mi sciacquo la faccia, mi infilo nei pantaloni e maglietta preparati la sera prima e mi fiondo affannato nello studio per chiamare Uber.
La stramaledetta application informa ripetutamente che si e’ verificato un errore e che la prenotazione non avrà luogo.
Sono in pieno panico, anche il Supershuttle (servizio di pulmino door-to-door)non funziona (forse un guasto nella rete), sono disperato.
E mi faccio anche schifo, perché essendo uno pieno di se’ e convinto di risolvere ogni problema, mi trovo impreparato a trovare un taxi per l’aeroporto. Questo succede a chi viaggia sempre con la propria auto  e non usa i mezzi pubblici.
Il leader stagionato viene salvato dal pragmatismo di Franca che chiama in Mexico il figlio Max il quale si mette in contatto con Uber da Veracruz e ci comunica che un mezzo comfort, ovvero grande, arrivera’ in otto minuti.
Inizia la corsa frenetica del sottoscritto per portare fuori casa due immense valigie, due carry-on più piccoli, i due gatti infilati a prezzo di graffiate sanguinolente nei kennel acquistati al modico prezzo di 180 dollari, ovviamente made in China.
Arriviamo alle 4 all’aeroporto cittadino ed attendiamo che le hostess di terra della Delta terminino di ridacchiare a venti centimetri di faccia contro faccia.
Nessun dipendente Delta e United porta la maschera. Solo Franca ed il sottoscritto ed anche i guanti.
“Dovete pagare il passaggio dei gatti” dice la supervisor. “Certamente” rispondiamo e sussultiamo alla richiesta di 400 dollari. Vabbeh, l’importante e’ partire e arrivare.
“Ma non potete portare i gatti in prima classe dove sono autorizzati solo tre animali al seguito e già c’è un cane. Quindi con i gatti fanno tre. Vi spostiamo in economy..”
Sapendo che ci saranno in tutto 15 viaggiatori la richiesta viene accolta. Che altro avremmo dovuto fare?
Anziché’ rimborsarci la differenza dei biglietti tra prima classe e coach ci comunicano che ci sarà fatto un credito sul nostro account.
Nel frattempo il volo per Detroit e’ stato cambiato su Atlanta ed e’ anche meglio perché’ abbiamo un paio di ore di connessione.
Alla security sosta di mezz’ora perché’ un’agente deve controllare Franca, pezzo per pezzo. La tocca, la liscia, la rivolta.
Tutti sanno che Franca e’ un donna di ferro ma evidentemente in aeroporto non funziona.
Molto bello lo Airbus 320 appena entrato in servizio.
Arrivati ad Atlanta chiedo il servizio wheelchairs perché’ non ce la facciamo a trascinare i gatti e i bagagli a mano. Anche se Franca storce il naso perché’ andare in giro sulla sedia a rotelle la mette in depressione.
Arrivano le due sedie e caricati dei bagagli a mano e dei kennel coi gatti siamo spinti in un lunghissimo percorso all’interno di questo enorme aeroporto di Atlanta dove dobbiamo raggiungere in treno lo scalo F, quello dei voli internazionali.
Veniamo messi in prima fila al gate per l’imbarco insieme ad altri undici disabili veri di evidente origine messicana.
All’arrivo a Mexico City (50 passeggeri su capienza di 160 posti) ripetiamo l’esperienza della sedia a rotelle già prenotata.

La ragazzina che mi spinge fatica molto nel primo tratto in salita e il compagno l’aiuta. Poverina non e’ facile con i miei 84 chili, il gatto in valigia, lo zaino strapieno di laptop e Ipad, fili, mouse, etc.
Dopo il controllo passaporti, che qui a Mexico City e’ fatto in varie isole per rendere meno burocratico l’incontro con la realtà messicana, ci fermiamo all’ufficio per l’immigrazione animali.
Dovete sapere che prima di partire un veterinario mi aveva informato che dal gennaio scorso il Mexico non richiedeva i certificati per i piccoli animali che accompagnano i viaggiatori in ingresso in quel paese.
Fidarsi e’ bene, ma non fidarsi è meglio.
Infatti mi richiedono i certificati già preparati a Washington senza i quali avremmo avuto un sacco di problemi.
I due giovani che ci spingono portano le nostre sedie a rotelle all’ingresso dell’aeroporto dove ci viene incontro Max appena arrivato col van e autista. Si meritano una lauta mancia in dollari e pesos.
Cinque ore di viaggio sulla splendida autostrada a tre corsie e raggiungiamo Veracruz ed il nuovo appartamento dove trascorreremo la quarantena che sarà interrotta dal test che ci faremo nei prossimi giorni a caro prezzo.
Max prepara una fantastica pasta al pesto che ci consola dato che in aereo ci hanno dato solo dei pretzel e acqua.
I gatti sono shoccati dal lungo viaggio e dalla visione di questo oceano che fa per loro un rumore strano.

Ed anche questo è…Mexico.

 

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