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Sul rapporto deficit/pil

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Articolo di Guido Di Massimo

Se “1 vale 1” perché 2,4 non dovrebbe valere 2,04? Cos’è un numero? È una semplice misura quantitativa.

Quando diciamo 1 in realtà sottintendiamo un numero compreso tra 0,5 e 1,5; ed è normale: volendo misurare in modo più preciso dovremmo dire ad esempio 0,8 oppure 1,3; ma se i decimali non interessano si arrotonda tutto ad 1 “e festa finita”. Solo per semplicità, e perché non siamo “pignoli”, diciamo che entrambi i numeri – 0,8 e 1,3 – valgono “1”, e quindi che “uno 1 vale 1”.

Analogamente: il numero 2,4 è una misura arrotondabile a 2, esattamente come è arrotondabile a 2 il numero 2,04; e comprendendo nel “2” qualsiasi numero compreso tra 1,5 e 2,5 possiamo, sempre arrotondando, dire che “2 vale 2”. In pratica che 2,4 vale 2,04.

Volendo fare i pedanti potremmo anche osservare che zero vale zero, cioè nulla, e che quindi tra 4 e 04 non c’è differenza; ne consegue che 2,4 e 2,04 sono uguali. Ma non siamo pedanti per cui ci fermiamo al “2 vale 2”.

Alla luce delle precedenti semplici considerazioni non si capisce perché i nostri si siano messi a litigare con la Commissione Europea sulle distinzioni tra numeri comunque compresi tra 1,5 e 2,5. Perché non hanno spiegato che da noi funziona la regola che “uno 1 vale 1” e che questa è una regola fondante dalla quale discendono tutte le altre? E che quindi da noi “2 vale 2”?

I maligni dicono che “i nostri” sono un po’ analfabeti. Io non credo che sia così. Forse semplicemente hanno scarsa confidenza con i numeri. Capita a volte, quando tutte le proprie energie vengono impiegate nel tentativo di alfabetizzarsi.

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