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Il valore politico dei fondi europei

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Articolo di Pietro Di Muccio de Quattro

L’Italia è la maggiore beneficiaria del supporto finanziario europeo, che proviene dalla Banca centrale e dai debiti contratti direttamente dall’Unione europea. Una valanga di denaro, parte in regalo, parte in prestito. Il valore monetario ed economico del supporto supera ogni precedente desiderio o aspettativa, essendo determinato dalle necessità indotte dalla pandemia. Il valore politico del massivo intervento hanno voluto individuarlo quasi tutti in due fatti: il primo, che la Banca centrale ha disattivato i freni; il secondo, che l’Unione ha finalmente deciso di emettere titoli di debito comune. Ma per l’Italia, come nazione singola, il valore politico è stato frainteso. La contingenza drammatica ha “imposto” la sospensione dei trattati europei, per effetto della quale i vincoli di bilancio sono stati messi, come si dice, in non cale, mentre la Bce ha forzato lo statuto rastrellando titoli del debito nazionale. Le dichiarazioni dei governanti incauti e dei parlamentari sprovveduti hanno accreditato l’idea che l’arcigna e gretta Europa sia diventata all’improvviso il Campo dei miracoli dove Pinocchio interrò tre monete d’oro illudendosi di moltiplicarle per mille e duemila! Così non è. Ho già scritto qui e ribadisco che non il Governo italiano-Conte ha trascinato l’Europa germanica-Merkel, come pretende la retorica patriottarda. Al contrario, l’Italia è stata soccorsa perché gl’interessi della Germania, dunque dell’Ue, non potevano essere conseguiti se non perseguendo gl’interessi italiani.

Ecco il punto. L’Italia deve continuare ad essere “interessante” per i partner europei. Per riuscirci, deve dare al soccorso il valore politico che gli altri si aspettano, cioè di aiuto eccezionale per superare difficoltà eccezionali, non già di assistenza per lenire mali endemici. L’intervento europeo significa anche definitiva messa in mora dell’Italia, che sbaglierebbe, come purtroppo ha iniziato a sbagliare, impiegando, oltre il ragionevole, i fondi in modo conservativo per sostenere l’esistente anziché in modo innovativo per sviluppare la produttività. Il fraintendimento politico ha portato pure a sottovalutare tempi e modi dell’operazione di rinascita, se rinascita sarà. L’insistenza su “niente sarà come prima” nasconde l’amara e drammatica verità che invece, seppure l’emergenza finisse secondo i migliori auspici, “tutto tornerà come prima” per quanto riguarda le fondamenta dell’economia reale. I debiti dovranno essere ripagati e a ripagarli saranno i cittadini in carne ed ossa o con l’inflazione o con le imposte o con entrambe. Insomma, impoverendosi. E se il valore politico dell’intervento europeo sarà stato malinteso, se ne saranno stati sviliti e dissipati i frutti e le potenzialità in una perdurante stagnazione e nel miope mantenimento dello status quo, nessun recupero avverrà. Sarà l’Italia ad aver tradito lo spirito dell’Europa, non viceversa. Il discredito che avremmo meritato non sarebbe mai abbastanza. Ecco perché il valore politico dei fondi europei dev’essere considerato di gran lunga più importante del pur importantissimo valore economico. Quello dà profitto duraturo; questo, contingente.

 

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