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Il vero virus letale: l’accettazione della dittatura in nome della paura

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Articolo di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno

La reiterata condotta incostituzionale e quindi autoritaria, perché esautora la democrazia rappresentativa con degli atti amministrativi, quali sono i dpcm, sta creando i presupposti per la nascita di una pericolosa anomia sociale ed il conseguente insorgere del ceto produttivo italiano, che potrebbero portare ad una guerra civile.
Una condotta dell’Esecutivo che ormai in modo ordinario e costante viola la Costituzione, violandone l’art.16 e violando in particolare i suoi principi fondamentali, come quelli sanciti nell’art.3.
L’art.16 è stato violato non utilizzando la legge, come strumento per statuire delle restrizioni per l’emergenza sanitaria, ma utilizzando degli atti ministeriali e quindi incostituzionali perché esautorano la funzione ed il potere legislativo del Parlamento, che rappresenta la sovranità popolare, in quanto espressione della democrazia rappresentativa.
L’art.3 è stato violato, in quanto, il Governo, statuendo con degli atti incostituzionali delle diseguaglianze sociali ed economiche, ha violato il principio di eguaglianza formale e quello sostanziale (principi stabiliti e garantiti dalla Costituzione), creando di conseguenza un profondo solco tra coloro a cui è permesso e addirittura viene agevolato il diritto al lavoro e quindi alla propria dignità, come avviene per i dipendenti pubblicii (che continuano a ricevere uno stipendio garantito e fisso a prescindere dalla disastrosa ed epocale contingenza economica causata dalla pandemia e dalle restrizioni che ne derivano e che hanno ridimensionato il rendimento della produzione nazionale) ed il popolo delle partite Iva (commercianti, professionisti, imprenditori, agenti di commercio) ai quali, sempre a causa delle restrizioni della libertà di circolazione, peraltro imposte in modo incostituzionale, è stato impedito di svolgere il proprio lavoro e di guadagnare, riducendo di conseguenza il proprio benessere e la propria dignità umana, principi garantiti dalla Costituzione.
Il modus operandi del Governo Conte ha violato anche e soprattutto il principio della parità della dignità sociale di tutti i cittadini (sancito sempre dallo steso art.3) ossia quando lo Stato non rimuove e in questo caso addirittura crea, gli ostacoli di ordine economico e sociale, ossia non rimuove quel l’insieme di situazioni di inferiorità (riduzione del reddito individuale e famigliare ed ecc.) che degradano l’individuo e offendono la sua dignità, impedendo la sua realizzazione come persona e impedendone l’impulso al suo concretarsi.
Questa dicotomia economica e sociale, aggravata dalla circostanza modale con cui il Governo l’ha statuita, ossia con degli atti che non hanno alcuna forza di legge, in quanto atti ministeriali (i suddetti dpcm) ha negato a una maggioranza dei cittadini laboratori italiani il loro diritto costituzionale alla piena realizzazione del proprio sviluppo personale, negando di conseguenza il principio cardine dello Stato sociale di diritto, funzionale a garantire eguali libertà e dignità a tutti i cittadini, ossia il principio lavorista, che colloca il lavoro e quanti lo esercitano al centro della vita politica, economica e sociale della nazione, visto che l’Italia è una Repubblica democratica (quindi i dpcm sono incostituzionali e anti democratici), fondata sul lavoro (il fondamento sociale della nostra Repubblica).

 

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