
CRISI EVIDENTI E CREPE LATENTI
di Guido di Massimo
Per alcuni aspetti i paesi retti da autocrazie fanno invidia. Niente crisi, nessun litigio tra partiti, possibilità di guardare avanti nel tempo senza il quasi obbligo alla miopia dei governi necessariamente precari e provvisori tipici delle democrazie, che a meno di cadere ancor prima sono a rischio ogni pochissimi anni per via delle elezioni. Un autocrate, con i primi anni di governo acquisisce quell’esperienza che gli permetterà poi di governare altri anni con la saggezza di chi sa. E può progettare e attuare programmi, riforme e attività di lungo periodo. E quando c’è da prendere decisioni rapide lo può fare senza problemi, come senza problemi, limiti e condizionamenti può scegliere tutti gli esperti e i consiglieri che vuole. E chi contrasta o si mette per traverso mettendo in pericolo la tranquillità del paese viene silenziato coram populo.
Al contrario, i paesi retti da democrazie sono perennemente in crisi o sull’orlo di crisi. Anche di crisi esistenziali dello stesso sistema democratico. Per poter agire i governi debbono ricorrere a continui compromessi, far “contenti” coloro che hanno aiutato nella scalata al potere e non inimicarsi chi potrebbe ostacolare. A meno di situazioni eccezionali non possono prendere decisioni rapide, ma debbono sottostare a discussioni, compromessi e ritardi. E possono tentare qualche azione o riforma necessaria ma impopolare solo nei primissimi anni di governo, evitando gli ultimi se vogliono sperare di essere rieletti. E per il tempo che sono al governo sono il bersaglio di tutte le accuse possibili da parte delle opposizioni che li giudicano inetti, incapaci di risolvere i problemi del paese, di non fare quello che durante la propaganda elettorale avevano promesso di fare. Tra le accuse tipiche ci sono quelle di aumentare tasse e debito pubblico, di non combattere la povertà, di trascurare sanità, sicurezza e scuola; di non far nulla per snellire la burocrazia e di ignorare i problemi della giustizia.
Abbiamo di fronte due sistemi di “reggimento della cosa pubblica”: un modello dove governare è difficile e le crisi, continuo fisiologico adattamento di chi “regge” alle pressioni e alle aspettative di chi è “retto”, sono un fatto fisiologico; e un secondo “reggimento della cosa pubblica” – quello autocratico – dove governare è facile ma tra chi “regge” e chi è “retto” possono crearsi disadattamenti e crepe latenti che all’interno di un sistema per sua natura tendenzialmente rigido possono portare col tempo a rotture drammatiche. Ma che fino ad allora – purché non ci si metta “per traverso”- si vive tranquilli e nella massima sicurezza.
È meglio avere crisi continue o crepe latenti? Quale dei due sistemi è peggiore?
Immagine generata con IA (Google Gemini)

