DOPO 73 ANNI, UNA VERA “LEGGE TRUFFA”

DOPO 73 ANNI, UNA VERA “LEGGE TRUFFA”

di Giuseppe Gullo

     Per un cittadino che segue con attenzione le vicende parlamentari della nuova legge elettorale, non è facile comprendere cosa realmente stia accadendo. La “dietrologia “ è un esercizio ad alto rischio basato su interpretazioni, ricostruzioni più o meno fantasiose, mezze parole fatte filtrare attraverso canali ad alta disponibilità non sempre o quasi mai trasparente, interessi personali forti e difficilmente superabili. È ovvio che il pericolo di proiettare un film del tutto immaginario è alto più della probabilità di avvicinarsi alla realtà. Prendiamo le mosse dai fatti.

     La legge elettorale incide profondamente e in modo diretto sul maggiore interesse dei partiti e cioè sull’individuazione della formula, la definizione è del Prof Cassese, che trasforma i voti in seggi, determinando così la vittoria e la sconfitta degli opposti schieramenti. È chiaro che la posta è talmente alta che nessuno intende rischiare di commettere il minimo errore che potrebbe essere decisivo ai fini dell’esito elettorale. L’Italia detiene il primato negativo delle continue modifiche del sistema elettorale spesso originate dal tentativo di garantire interessi di parte piuttosto che quello generale.

     Oggi il confronto/scontro parlamentare avviene a poco più di un anno dalla scadenza naturale della legislatura e verosimilmente a pochi mesi dal voto che in molti ritengono si possa tenere nella primavera inoltrata del 2027. A questo primo e fondamentale elemento si aggiungono i problemi interni alle coalizioni e quelli “personali” dei parlamentari in carica, la cui preoccupazione è quella di avere la maggiore possibile garanzia della rielezione. Per chiamare le cose con il loro nome e non fingere di meravigliarsi per la presenza dei “franchi tiratori“, il parlamentare che sa di rischiare di non riuscire a varcare nuovamente il portone di Montecitorio o di palazzo Madama, con annessi e connessi, è pronto ad allearsi con chiunque sostenga la soluzione che ritiene a lui più favorevole contravvenendo a qualsiasi indicazione proveniente dai vertici del partito, sempre che ciò sia consentito dalla segretezza del voto e/o dalla strategia non dichiarata di affossare un emendamento che a parole si dice di sostenere.

     Non occorre essere cultori dell’intricata materia della guerriglia delle votazioni parlamentari per avere contezza di fenomeni antichi ma sempre vitali che , al riparo dell’anonimato, negli anni hanno regalato alla cronaca esempi clamorosi e non esattamente edificanti come i 101 franchi tiratori che impallinarono Prodi precipitosamente tornato dall’Africa per essere incoronato PdR e, decenni prima, Amintore Fanfani al quale un suo conterraneo probabilmente dedicò l’”affettuoso” pensiero “Nano maledetto non sarai mai eletto“ che fece il giro del mondo a perenne testimonianza del fair play tipico di una parte degli ospiti dei Palazzi del potere.

Da cosa nasce dunque il ricorso alla dietrologia? L’emendamento di FdI che avrebbe introdotto la preferenza per i candidati con l’eccezione dei capilista eletti ex lege, immagino per l’assoluta necessità della loro presenza in Parlamento, è stato bocciato per un solo voto di differenza a scrutinio segreto chiesto dell’opposizione. L’esito del voto ha evidenziato due anomalie: la prima è il voto contrario da parte di chi si dichiara favorevole alla preferenza che non solo ha votato contro ma ha anche richiesto il voto segreto consentendo ai parlamentari contrari all’approvazione dell’emendamento di nascondersi dietro l’anonimato e fallendo l’obiettivo dichiarato della crisi di Governo che chiaramente non poteva esservi considerata la modalità e la natura del voto. La seconda stranezza è l’assenza al voto della Presidente del Consiglio e di altri membri del Governo impegnati in una riunione del CdM. La distanza tra Montecitorio e Palazzo Chigi, in giornate di forte calura come le attuali, è tale da non consentire di spostarsi di poche decine di metri, votare e tornare ad occuparsi degli affari di Stato che impegnavano il Governo? Sembrerebbe di sì tranne a non volere pensare, ma non è il nostro caso, che il ragioniere che tiene i conti delle votazioni non abbia un pallottoliere di ultima generazione tale da fare sembrare obsoleto quello dell’AI.
La conclusione è stata l’approvazione da parte della Camera di un DDL che introduce e legalizza la truffa elettorale con un premio di maggioranza che consente a chi prende il 42% dei voti di avere la maggioranza assoluta degli eletti, non consente agli elettori di scegliere il candidato che lo rappresenta mantenendo il sistema della scelta degli eletti in mano ai capi partito e ai componenti dei “cerchi magici” con gli effetti che abbiamo constatato per quanto riguarda qualità e rappresentatività degli eletti e il dubbio non peregrino che questo faccia comodo a tutti, compresi coloro che dicono di non volerlo a destra e a sinistra. E il copione potrebbe essere ripetuto al Senato dopo essere stato sperimentato alla Camera con il risultato che abbiamo visto.

      L’argomento di garantire la stabilità dei Governi è talmente debole da essere smentito dall’attuale pessima legge elettorale che ha consentito all’attuale esecutivo di restare in carica dall’inizio della legislatura e arrivare presumibilmente alla sua conclusione. Nel frattempo la politica latita. Da un lato, quello dell’opposizione, l’unico problema è come far fuori Renzi. Di programmi e di altro si parlerà a settembre. È’ auspicabile che siano stati potenziati gli impianti di condizionamento dalle parti del Largo del Nazareno per evitare che le temperature troppo elevate facciano andare in corto circuito i delicati ingranaggi delle elaborazioni politiche degli eredi di Gramsci, Togliatti, Amendola, Napolitano, Natta, Longo e… Zingaretti. Dall’altro versante, la novità è Vannacci e il suo mondo al contrario che sembra avere scompaginato un assetto che sembrava abbastanza definito. E’ triste pensare che in una situazione internazionale e interna così complessa come quella che viviamo molte energie debbano essere utilizzate per cercare di sterilizzare chi fa politica puntando ad esaltare gli istinti meno nobili e più aggressivi presenti in alcuni settori della nostra realtà sociale che pone al centro il successo e la ricchezza da conseguire ad ogni costo e con ogni mezzo.

In tutto questo l’adozione di un sistema elettorale proporzionale con preferenza e senza premi di maggioranza è l’unica possibilità, se non di risolvere i problemi, di dotarsi di uno strumento che affidi alla volontà popolare il diritto di scegliere da chi essere governati secondo i principi della Democrazia liberale.

Immagine generata con IA (Google Gemini)

Commenta questo articolo

Wordpress (0)
Disqus ( )