È PIÙ FACILE TROVARE I SOLDI PER COSTRUIRE MURI CHE PONTI

È PIÙ FACILE TROVARE I SOLDI PER COSTRUIRE MURI CHE PONTI

di Roberto Tumbarello

Il decreto legge sui migranti è illegittimo in alcune sue parti? Un giudice di Catania ha liberato dal centro di detenzione di Pozzallo quattro clandestini per il cui rilascio avrebbero dovuto pagare cinquemila euro, richiesti dal DL Meloni. Il Viminale ricorrerà contro l’ordinanza e la Premier si dice indignata perché la magistratura è contro il governo democraticamente eletto, ma dimentica che il potere giudiziario è altrettanto autorevole dell’esecutivo ed è quello che controlla anche il governo perché proclami atti legali. Anziché lamentarsi e cercare un colpevole per giustificare eventuali errori, sarebbe più semplice riscrivere il decreto in modo migliore. Seppure eletto democraticamente il governo non può emettere decreti illegittimi, deve rispettare la Costituzione e le norme sopranazionali. Oltre tutto, non è uno spettacolo edificante lo scontro frontale con la magistratura. L’ordinanza non mette in dubbio la legittimità del governo, ma del suo DL. Per contestare il giudice Salvini & C hanno diffuso un filmato che proverebbe la vicinanza della magistrata con l’estrema sinistra durante una manifestazione sul molo del porto di Catania il 25 agosto 2018, quando, il segretario leghista ministro dell’Interno non voleva fare sbarcare dalla nave Diciotti gli immigrati. In effetti, se un magistrato fa politica non è in grado di giudicare perché le sue considerazioni non sono serene né obiettive. È disdicevole per un pubblico ufficiale partecipare a manifestazioni di protesta, in qualsiasi veste ci vada. Tuttavia, la magistrata di Catania, Iolanda Apostolico, 59 anni, dalle immagini non sembra parteciparvi come attivista. Io, ripeto, non ci sarei andato. Ma nel filmato si vede sempre sola aggirarsi per il molo. Non è aggregata a nessuno né parla con nessuno, non urla, non insulta, né è vestita da manifestante. Anzi, indossa un abito nero elegante da sera. I suoi colleghi dicono che non fa politica. Infatti, se ne facesse, la polizia l’avrebbe segnalata e ritratta in altre manifestazioni o riunioni, come ha fatto quella volta. Invece, quel video risale a cinque anni fa e non ce ne sono altri che dimostrino la sua simpatia per un partito, né tanto meno per la sinistra. “E poi, non bisogna giudicare lei – dice il presidente dell’ANM Santalucia – ma la sua ordinanza, che, se sbagliata, sarà bocciata dalla Cassazione”.

La libertà personale è inviolabile e la Costituzione non ammette alcuna forma di detenzione se non per atto dell’Autorità giudiziaria. È questa la motivazione con cui la magistrata di Catania ha giustificato il suo giudizio di illegittimità del DL. L’Europa e il mondo ci guardano e sospettano che il governo non abbia un costituzionalista a consigliare la stesura dei decreti, e non ci facciamo una bella figura. I quattro emigranti rilasciati dal giudice dal centro di Pozzallo non erano condannati ad alcuna detenzione. Un altro giudice, a Firenze, contesta il DL dichiarando la Tunisia paese non affidabile per l’incolumità dei profughi e quindi non ci si possono respingere i clandestini. È una circostanza che non si può disconoscere né smentire perché è noto che i tunisini hanno spesso deportato nel deserto chi proveniva dal Sud e lasciato donne e bambini morire di fame e di sete. Forse per una volta ha ragione la segretaria del PD che accusa la Premier di alimentare lo scontro istituzionale tra poteri dello Stato e di danneggiare, così, il Paese. La destra parla di sentenza ideologica, ma anche autorevoli costituzionalisti sostengono che il decreto è scritto male e il giudice ha fatto bene a non tenerne conto. Queste polemiche avvengono in coincidenza con un anniversario tragico. Dieci anni fa, a poche centinaia di metri da Lampedusa, naufragò un’imbarcazione libica con almeno 368 migranti a bordo. Annegarono tutti, compresi alcuni bambini. La tragedia scosse l’Europa, ma solo per poco tempo. Da allora i naufragi si sono susseguiti e gli annegamenti moltiplicati. I morti non si contano più.

Alcuni costituzionalisti biasimano la reazione scomposta della Premier “che non si rende conto di mettere in gioco lo stato di diritto”. Per quanto mi riguarda, sono curioso di individuare chi ha pensato che un emigrante possa viaggiare con 5mila € addosso, sbarcando scalzi e seminudi sulle coste siciliane, dopo avere anche attraversato il deserto a piedi. Sempre alla ricerca di responsabilità altrui e sospettosi di complotti – da quando Meloni & C sono al governo gli sbarchi sono raddoppiati in rapporto a quelli che avvenivano negli scorsi anni – accusiamo la Germania di aiutare gli emigranti convogliandoli in massa in Italia “per mettere in crisi il diritto della destra di governare”. Sono, invece, pochissimi i soccorsi dalle ONG, appena il 5%, una quota minima di fronte al numero degli sbarchi. “Dovremmo lasciarli annegare?”, si chiede il cancelliere Scholz, facendo notare alla Meloni che la Germania è il paese che ospita più emigranti di tutti in Europa. E noi saremmo contenti – mi chiedo io – non peserebbero tanti esseri umani – donne e bambini, seppure neri – sulle nostre coscienze? Quando difendevamo i diritti umani, eravamo orgogliosi del sottomarino della regia marina Comandante Cappellini che nel 1942 affondò una nave inglese ma ne salvò l’equipaggio, che, se no, sarebbe annegato. Com’è possibile esserci ridotti a odiare più dei nemici gli emigranti, seppure sia necessario limitarne l’ingresso? Secondo Eurostat, l’istituto europeo di statistica, al 31 luglio di quest’anno la Germania aveva ricevuto 182mila richieste d’asilo, contro le 112mila dell’Italia. Inoltre, quei 182mila rimarranno in Germania, mentre dei 112mila sbarcati da noi, molti scapperanno e riusciranno a raggiungere i paesi del Nord Europa dove c’è più lavoro e una migliore accoglienza.
Intanto da Tunisi arrivano brutte notizie. Il dittatore Kaïs Saïed, persona che non mantiene gli accordi, ha annunciato che il suo Paese rinuncia ai fondi stanziati dall’Unione europea, che definisce “d’importo irrisorio, un’elemosina”, per impedire ai migranti di lasciare la costa africana che dista poche miglia da Lampedusa. La Meloni, che conta molto sulla collaborazione di tunisini, libici e turchi per impedire le partenze, vede crollare la sua politica migratoria, e la Lega ne gode. Ma forse Saïed gioca al rialzo. Non gli bastano i 105 milioni di euro promessi dalla von der Leyen, che, però, non sono mai arrivati per le difficoltà burocratiche di cui anche l’Unione Europea soffre.
Intanto, Salvini, imputato di sequestro di persona per aver negato lo sbarco a 147 profughi nel 2019, quando era ministro dell’Interno, crede che qualsiasi sentenza gli darà maggiore visibilità alle prossime elezioni europee di giugno. I fedelissimi descrivono in questo periodo la Meloni “fuori dalla grazia di Dio” e dicono che ogni giorno ricorda all’alleato che se continua a creare problemi al governo “si torna a votare” per colpa sua. Chissà se Salvini lo capisce!?

Oggi i tedeschi sono più umani di noi. Nel 1991 per unificare il paese, dopo il crollo del muro di Berlino, il cancelliere Kohl diede al marco della Germania est, che non valeva niente, pari valore di quello della Repubblica Federale, indebitando per diversi anni l’intera popolazione dell’ovest, solidale con i cittadini dell’Est che avevano subìto la dura dittatura sovietica. Nel 2015 Angela Merkel aprì le porte a 820mila profughi siriani, assiepati al confine sud orientale, facendo fare ai tedeschi uno sforzo che nessun altro paese ha mai fatto per accogliere tanti stranieri. Purtroppo quella generosità ha causato l’avanzata dell’ultra destra. Secondo l’ultimo sondaggio demoscopico, l’AFD, il partito d’ispirazione nazista, che non vuole stranieri in patria e ha raggiunto nel Brandeburgo – regione della Germania Orientale con due milioni e mezzo di abitanti, che nel 1945 fu occupata dai sovietici – il 22% dei consensi, superando i socialdemocratici di Scholz. Ma quegli elettori, che tendono ad aumentare, hanno già preso il sopravvento sugli altri e instaurato nella regione un regime di sopraffazione e disprezzo delle leggi. I giovani sono tutti filo nazisti, sessisti, omofobi e antisemiti. Nelle scuole fanno il bello e il cattivo tempo. Due insegnanti, uno di storia di 36 anni e una di matematica di 31, in una scuola superiore del villaggio Burg im Spreewald, che si sono ribellati e hanno invocato il rispetto della Costituzione, sono stati cacciati dalla scuola e costretti a lasciare il paese con le loro famiglie. I cittadini che dissentono dalla violenza e dal ricordo di ciò che il nazismo provocò alla Germania e all’Europa, sono costretti a subire senza protestare. Gli arredi scolastici e le mura delle città sono imbrattati da svastiche, in classe si sentono grida di slogan antidemocratici. Preside e insegnanti devono subire zitti. Anche i genitori sono orientati per la destra estrema. Sembra che quest’atmosfera sia stata creata dall’eccessiva accoglienza di migranti, che adesso sono dovuti scappare dalla regione. Ma l’AFD, con cui la Lega si è alleata, cresce a vista d’occhio. E Salvini crede che cresceranno anche i suoi voti in Italia.

Un altro focolaio di polemiche sta per accendersi in Slovacchia, dove, dopo la caduta del governo di destra, alle elezioni che si sono svolte nello scorso week end, ha vinto il partito populista di sinistra di Robert Fico, di nuovo alla guida del paese. È un personaggio che simpatizza con Putin e non lo ritiene aggressore dell’Ucraina, ma aggredito dagli USA. È, quindi, intenzionato a sospendere il sostegno e l’armamento a quel paese ingiustamente martoriato. Fino a 5 anni fa Premier slovacco, Fico dovette dimettersi in seguito all’assassinio del giornalista Jàn Kuciak e della sua compagna Martina Kusnirova, che erano in procinto di pubblicare un’inchiesta sui rapporti tra la ‘ndrangheta calabrese e membri del governo guidato, appunto, da Fico. Gli smemorati slovacchi l’hanno eletto nuovamente seppure con un modesto 23% – chissà se riuscirà a formare il governo – e sarà un’altra spina nel fianco di Ursula von del Leyen, assieme a Orban e Morawiecki, essendo anche la Slovacchia membro dell’Unione Europea e della Nato.
Intanto, la Serbia ammassa truppe, dotate di armi russe, al confine col Kossovo, che teme di essere invaso. Ho sempre pensato che la guerra è contagiosa. Si comincia con insignificanti risse di confine, che poi si estendono ad altri paesi e si può finire con gli ordigni nucleari spianati. Persino Israele oggi è in guerra con Hamas e gli Hezbollah, che hanno aggredito di sorpresa la popolazione civile con massicci attacchi terroristici che hanno procurato centinaia di morti. In Ucraina, in questi 20 mesi di guerra, sono deceduti almeno 70mila soldati, tutti in età fertile, oltre ad almeno 30mila civili di tutte le età e i sessi. Nei giorni scorsi ne sono morti 50, tra cui un bambino, e decine di feriti per un missile russo che ha fatto un massacro colpendo un bar affollatissimo dopo una veglia funebre. Il segretario generale dell’ONU Guterres ricorda inutilmente che il diritto internazionale vieta ai combattenti di colpire persone e siti civili. Ma Putin non ne tiene conto, essendosi già macchiato di tanti gravi delitti contro l’umanità. Nei prossimi anni la popolazione dell’Ucraina diminuirà notevolmente. I profughi, fuggiti alle prime avvisaglie di guerra sono almeno 4 milioni, perlopiù donne e bambini, moltissime vedove. Senza uomini è difficile procreare. C’erano 55 milioni di abitanti prima della guerra. Secondo le proiezioni demografiche si calcola che tra dieci anni saranno dimezzati.

Non si parla più di pace, neppure un tentativo, tranne quello del cardinale Zuppi che, attivissimo, va e viene da Washington e Pechino per conto del Papa. Nessun altro si preoccupa delle guerre e delle tensioni che tormentano l‘Europa, neppure lei, onorevole Premier, troppo coinvolta nel problema dell’emigrazione che è diventata un’ossessione e non le fa vedere la soluzione. Ed è sola con questo problema. Non ha nemmeno consiglieri, che sono tutti yes men, come lei li vuole, e che l’assecondano sempre, anche negli errori, che stanno diventando tanti, troppi, alimentati soprattutto dagli alleati, non dagli avversari che non esistono e che lei inventa credendo che gli elettori se la bevano. Le difficoltà economiche, che riguardano tutta l’Europa, dipendono dalla guerra, che lei e gli altri leader occidentali trascurate. La smetta di litigare con i fantasmi. Non ascolti chi la istiga e che lei crede amici e persino fedelissimi. Ormai lei è su un altro piano, è a capo del governo italiano e potrebbe persino diventare leader dell’Europa se non fosse così legata a ideologie del passato che crede essere il suo salvagente. La sua destra non ha vinto le elezioni perché gli elettori hanno fiducia in lei. Gli italiani votano ogni volta per una coalizione diversa sperando che sia migliore della precedente, senza sospettare che potrebbe anche essere peggiore. È toccato persino al M5S – un disastro – e adesso a lei. Non ha nemmeno capito che il problema dei migranti non è risolvibile come lo sta affrontando. Perché se la prende col magistrato che libera quattro poveracci e non con Orban e Morawiecki? Hanno fatto fallire l’incontro di Granada e sono, quindi, contro l’Italia e l’Europa. La smetta di girare inutilmente per il mondo a ogni riunione e convegno. Ogni tanto mandi al suo posto uno dei vice Premier, anche per responsabilizzarli, perché non sembrano nemmeno fare parte del suo governo.

Lei, Signora Premier, si occupi della pace da cui dipende la soluzione di tutti gli altri problemi. Si allei col Papa, anziché con Orban, e magari lo vada a trovare, ma non vestita di bianco come lui. Così può suggerirgli umilmente – non da pari a pari, perché nessuno è pari al Pontefice – di scomunicare Kirill, patriarca di tutte le Russie, che, seppure arcivescovo, non è uomo di Chiesa. È l’idea di un laico, ma non peregrina. Potrebbe smuovere certi ostacoli che impediscono una trattativa di pace. Cerchi, insomma, di entrare nel ruolo che la storia le ha affidato, anche se per merito e scelta di Crosetto e La Russa. Si lasci avvolgere dalla grazia di Stato. Lei ormai è al di sopra di Donzelli & C. e non deve dargli retta, non per disprezzo né per superbia, ma per rispetto della carica che occupa. Adesso devono essere gli italiani i suoi punti di riferimento. Dia retta a me, il cui unico interesse è che lei assicuri un migliore futuro ai miei figli e nipoti e, quindi, anche ai suoi. Perché questo ormai è il suo compito. Lasci gli altri pensare alla campagna elettorale e ai voti, a fare dossieraggio, a litigare col magistrato e con la sinistra. È il loro gioco, la loro sola soddisfazione. Non sanno fare altro. Lei ha altri traguardi davanti a sé, cui i più piccini non possono accedere. Non creda di tradirli. Anzi, aiuterà anche loro a crescere. Se proprio vuole occuparsi di politica, che da quel che capisco, è la sua passione, anziché presidenzialismo e premieranno proponga, intanto, di ripristinare la scelta dei parlamentari da parte degli elettori. Sono iniziative come questa che l’elettorato aspetta, non alleanze con i filo nazisti. Da 30 anni le leggi elettorali concedono alle segreterie dei partiti la nomina dei parlamentari come se fosse costituzionalmente corretto privare gli elettori della scelta dei propri rappresentanti. Domani col Premierato i cittadini conteranno ancora meno, come pure il Parlamento e persino i suoi alleati, tardi a capirlo. Potrebbe essere l’inizio della fine della democrazia. Non si faccia ricordare, Signora, per questo grave evento.

Soltanto in Italia il governo è composto da partiti con programmi politicamente divergenti, che si alleano per solo interesse di potere, pur essendo sempre in polemica e persino in litigio tra loro. La Meloni è atlantista ed europeista, mentre Salvini è euroscettico e ha sempre cercato di avere buoni rapporti con Putin di cui è ammiratore. Berlusconi ne era addirittura amico e ne esaltava spesso le doti. Ora non si sa, essendo amorfi i suoi successori. I tre partiti al governo tradiscono le promesse elettorali, come l’eliminazione delle accise dal prezzo della benzina e altri problemi economici e sociali. Infatti, l’Italia non cresce e la crisi globale erode la ricchezza, mentre l’aumento del debito pubblico accresce il costo dei tassi d’interesse da pagare alle banche che ci prestano i soldi. Prima, almeno, il PIL cresceva e neutralizzava le perdite. Oggi si è fermato o si muove di poco. Per di più, l’Italia spreca un miliardo di euro l’anno di multe UE perché non rispetta le norme dell’Unione. Siamo il paese che conta più procedure d’infrazione in Europa. Giorgetti, a differenza di Salvini, che cerca in tutti i modi di riacquistare i consensi perduti senza pensare all’Italia, è molto preoccupato. Il Ponte sullo Stretto è prezioso per la campagna elettorale della Lega alle europee. Eppure ci si dovrà rinunciare, come avviene da 30 anni. Se, infatti, si parla con insistenza di eventuale governo tecnico non è per iniziativa della sinistra, che non conta niente, persino dilaniata dalle tensioni interne tra gli ex comunisti, che non si rassegnano alla sconfitta di Bonaccini, e la miopia politica di Conte, che considera avversario più il PD che la destra. Sono i timori di Giorgetti, che mi sembra il solo a preoccuparsi del futuro del Paese e denuncia le carenze della nuova classe dirigente, a far temere l’opportunità di un governo tecnico di emergenza. La continua accusa alla sinistra, che segue qualsiasi errore e insuccesso, rivela un complesso d’inferiorità nei confronti del PD, che viene nominato impropriamente, dandogli un’importanza che non ha più. Infatti, gli elettori non sono così ingenui da non capire che la sinistra non c’entra. La buona notizia, se vera, è l’aumento dell’occupazione, comunicato dall’Istat, ma strana in un periodo di crisi e diminuzione dei consumi. Secondo l’istituto di statistica sono migliaia le nuove assunzioni nel mese di agosto.

Forse la destra non è ancora in grado di sopportare il peso delle responsabilità che il potere comporta. Tanto, che da un po’ di tempo persino la Confindustria si dissocia dalle decisioni del governo. L’organizzazione d’imprenditori e produttori, tradizionalmente compiacente con qualsiasi maggioranza, soprattutto se di destra, teme le conseguenze della frenata dell’economia. Infatti, oggi stiamo commettendo gli errori di cui accusavamo i precedenti governi quando noi eravamo all’opposizione. Ecco forse perché per durare nel tempo c’è in programma di modificare la Costituzione. Si celebra il primo anno della destra al governo con proclami di successi inesistenti. Si festeggia un’Italia migliore, mentre i mercati guardano con diffidenza i tassi maggiorati e le tensioni che agitano la maggioranza. Forse la Premier dovrebbe scegliere collaboratori più adeguati anziché i parenti. Però, se diminuiscono le adesioni per Fratelli d’Italia non è colpa della sorella che le gestisce, ma di un anno di gestione deludente.
Gli elettori sono lenti nel giudizio, ma poi non hanno bisogno di particolare perspicacia per capire che proprio negli ultimi 12 mesi sono aumentati gas, carburante, elettricità e soprattutto beni di prima necessità. Chi va a fare la spesa al mercato si rende conto che i prezzi sono quasi raddoppiati, mentre l’inflazione non corrisponde agli aumenti esagerati, e il governo non è capace di controllare le speculazioni. D’insospettata saggezza si è dimostrato, invece, il cognato, ministro dell’Agricoltura, che ha scelto, senza rumore e con discrezione, come capo di gabinetto un esperto proveniente dal PD. Se la Premier ne seguisse l’esempio la classe dirigente sarebbe migliore. Tanto, di destra o di sinistra, siamo tutti i italiani e vorremmo che il Paese, comunque lo chiamiamo – patria o nazione – andasse meglio. Ursula von der Leyen, cosciente dell’incapacità dei suoi collaboratori, ha cooptato Draghi per le riforme necessarie al futuro dell’Unione. Poteva chiederne la collaborazione il governo italiano che ne ha tanto bisogno. Ci manca l’umiltà che è dei grandi e che occorre per crescere. Ma noi non ammettiamo le nostre carenze, seppure siano evidenti.

Non è vero che tutti i governi durino pochi mesi ed è quindi opportuno trasformare la repubblica parlamentare in presidenziale, rendendo marginale il ruolo del Capo dello Stato e soprattutto quello del Parlamento che hanno garantito finora la massima libertà e anche la ricchezza al Paese. Il governo di destra ha un’ampia maggioranza e non dovrebbero esserci problemi per la sua durata per l’intera legislatura. Perché, quindi, istituire il premierato o il presidenzialismo? Che cosa nasconde la riforma costituzionale? Ai politici si perdona tutto, persino la corruzione – i tanti pregiudicati in parlamento ne sono la prova – ma non la menzogna né il raggiro. Perché la durata di un governo deve essere assicurata per legge e non dall’intesa tra le forze politiche che lo compongono e dalla loro capacità di governare? Che interesse hanno Forza Italia e la Lega, che con la riforma costituzionale, prima o poi, saranno fagocitati dall’alleato più forte?

Il dramma che sta vivendo Forza Italia è puramente romantico. Non riguarda la situazione economica, né i problemi che l’emigrazione sta creando, e neppure la crisi che assilla il governo, ma il dolore che impedisce all’on. Fascina di lasciare la villa di Arcore e tornare in Parlamento. Nonostante a 30 anni – ora ne ha 33 – si fosse innamorata perdutamente di un uomo di 84 e ammalato, non pensava che se ne andasse così presto. Siccome era ricco credeva che fosse immortale. E il dolore continua a tormentarla. Non ha neppure voluto partecipare al B-day – commemorazione di Berlusconi a Paestum – perché avrebbe dovuto parlare e non sapeva che cosa dire. Nessuno l’ha mai sentita parlare. Chissà come comunicava col fidanzato. I colleghi si fingono preoccupati per la sua infelicità. Alla Camera, però, si sente la sua mancanza e stanno facendo di tutto perché torni e possa dare un prezioso contributo al Partito, al Parlamento e all’Italia. Non può fare la vedova di clausura per tutta la vita. Senza più il quasi marito al suo fianco, non riesce ad affrontare la società e meno ancora la politica. La verità è che forse vogliono indurla a dimettersi. Tanto, con 100 milioni di euro in banca che se ne fa dei miseri 15mila euro al mese d’indennità parlamentare, che potrebbe arricchire un altro. Come mai non la pregavano di tornare in Parlamento mentre era vivo Berlusconi? Non ci andava nemmeno allora. Mentre si auspica il ritorno della figliola prodigata di una cascata di milioni, la parlamentare azzurra Lara Comi è stata condannata a 4 anni e 2 mesi per truffa dal Tribunale di Varese, per lo scandalo della “mensa dei poveri”. Ma si confida che venga assolta in appello e siano condannati i poveri.

Mattarella, invece, è preoccupato per la sanità pubblica, che, in un periodo di vacche magre, è la prima a patirne le conseguenze. Infatti, è stata mutilata di due miliardi, nonostante l’Italia sia un paese di anziani, tutti bisognosi di cure. Peggio per chi sta male e non ha i soldi per rivolgersi alla sanità privata! Infatti, un italiano su tre è costretto a pagarsi da solo visite e analisi. Secondo Euro Media Research, che denuncia la grave situazione, il 10% degli italiani, non avendo la possibilità di ricorrere alla sanità privata, rinuncia a curarsi. Secondo il Capo dello Stato si tratta di patrimonio prezioso da difendere a tutti i costi. Quattro governatori – Fedriga, Zaia, Occhiuto e Marsilio – plaudono l’intervento di Mattarella, la cui saggezza fa breccia anche a destra. Ma la Premier rileva troppi sprechi delle regioni, soprattutto al Sud, e suggerisce di gestire meglio la sanità pubblica, il che equivale ad aumentarne il finanziamento.
Forse sarebbe opportuno far sapere ai no-vax – e anche a chi li asseconda subdolamente per adescarne il voto – che il Premio Nobel per la medicina è stato assegnato qualche giorno fa a Katalin Karikò, americana di origine ungherese, e allo statunitense Drew Weissman, scopritori dei vaccini che hanno fermato il Covid. Pazienza, se i no-vax non ci credono, seppure siano decedute per la pandemia nel mondo 30 milioni di persone, non tutte anziane.

La Cassazione bypassa la politica e stabilisce, applicando l’articolo 36 della Costituzione, che il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del suo lavoro, e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La sentenza storica consente al giudice di fissare il salario minimo per garantire al lavoratore di vivere un’esistenza a misura d’uomo. Come mai il governo non si adegua a questa esigenza, riconosciuta anche dalla Costituzione oltre che dal buonsenso? Per non dare soddisfazione all’opposizione si fa un dispetto a milioni di lavoratori che – con i generi alimentari aumentati vertiginosamente nell’ultimo anno – non arrivano più alla fine del mese.

Procura e polizia continuano a chiedersi com’è possibile che – senza nemmeno un messaggio ai familiari – un uomo si tolga la vita senza lasciare alcuna traccia di un gesto traumatico per eccellenza. Quindi, emerge l’ipotesi che Ruffino sia stato ucciso simulando quasi alla perfezione, come avviene nei film, il suicidio. Ma come e da chi? Non aveva neppure nemici. Cambia totalmente il percorso delle indagini che riprendono daccapo per omicidio. In effetti, il presidente di Visibilia non aveva alcun motivo per togliersi la vita. Non era ammalato, non aveva debiti, anzi gli affari gli andavano bene. Non aveva screzi in famiglia né un’amante che lo tormentasse. Era l’immagine perfetta dell’uomo normale. Ora si comincia a indagare sulla sua vita per trovare la crepa che può condurre alla verità.

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