IL GOVERNO MELONI ALLO SCONTRO CON L’ANM

IL GOVERNO MELONI ALLO SCONTRO CON L’ANM

di Giuseppe Gullo

Vi sono copioni che sono recitati con ricorrenza dai protagonisti della politica, in termini che ricordano i cartelloni teatrali che puntualmente, anno dopo anno, ripropongono classici del teatro moderno come quelli pirandelliani, o antico come le tragedie dei grandi autori greci di 2500 anni fa. Con la differenza sostanziale che i testi teatrali sono opere d’arte mentre gli altri sono recite mediocri e sconfortanti. L’ultima in ordine di tempo è quella del Ministro della Difesa del Governo Meloni, il quale ha denunciato l’attività di opposizione di una parte della magistratura inquirente, affermando di avere sentito parlare di magistrati che avrebbero intenzione di arginare la c. d. “deriva antidemocratica” del Governo. Crosetto non ha fatto nomi né riferimento a inchieste o riunioni specifiche, ha soltanto lanciato quello che potrebbe essere definito un allarme preventivo, che tuttavia va considerato seriamente provenendo da un importante esponente del Governo, fondatore di FdI, Ministro della Difesa e in tale qualità titolare del Dicastero dal quale dipende l’arma dei Carabinieri. La preoccupazione di Crosetto non è frutto di fantasia, di là delle semplici sensazioni o degli stati d’animo, e in sostanza ripete le stesse affermazioni fatte da tutti i Governi alla cui guida vi è stato un esponente della destra moderata o radicale. Basta fare riferimento alle vicende che hanno visto protagonista i Governi Berlusconi e la Procura di Milano, o ricordare quanto ha scritto Palamara a proposito dell’inchiesta che portò alla caduta del Governo Prodi. E’ un fatto che i rapporti tra esecutivo e magistratura sono stati molto tesi in passato, quando i Governi hanno dichiarato di volere introdurre alcune importanti novità come la separazione delle carriere, mentre sono stati meno conflittuali quando gli interventi programmati o realizzati sono stati superficiali e comunque tali da non intaccare il ruolo invasivo delle procure. I magistrati sono stati ancora più accomodanti quando il Guardasigilli dimostrava di non essere per niente in condizione di gestire un ruolo così delicato.
La risposta dei giudici alle affermazioni del Ministro della Difesa non si è fatta attendere. Immediatamente si è fatto appello all’autonomia e all’indipendenza dell’ordine giudiziario e al presunto timore dell’arrivo di inchieste dannose per l’immagine del Governo e dei partiti che lo sostengono. Il Governo, a sua volta, ha ripreso in mano dossier datati e decisioni già assunte dall’Esecutivo precedente e dalla maggioranza che lo appoggiava, PD compreso, con l’opposizione di FdI, per varare due provvedimenti importanti: l’introduzione del fascicolo personale del magistrato e la riduzione del numero dei giudici fuori ruolo. Com’è noto, fino ad ora non esiste un dossier personale che attesti l’attività svolta dal singolo giudice con riferimento alla qualità e alla quantità del suo lavoro. Il risultato è che il 99,8% dei togati ha ottenuto dai suoi colleghi una valutazione positiva che gli ha consentito di progredire nella carriera pur se, in ipotesi, fosse stato negligente o avesse dato prova certa di poca voglia di lavorare. Tranne a non sostenere, come sembra voglia fare l’ANM, che tutti gli appartenenti all’ordine giudiziario sono unti dal Signore e meritano sempre e comunque una valutazione positiva. Se così realmente fosse, occorrerebbe applicare lo stesso metodo in tutti i settori e ne otterremmo risultati eccezionali e un’efficienza assoluta, che tuttavia appare smentita dai numeri.
Con il sistema attuale accade, invece, che non vi è nessuna forma reale di verifica dell’operato dei giudici con la conseguenza che sono posti sullo stesso piano i molti che fanno il loro lavoro con scrupolo e professionalità e quelli, presenti tra i magistrati come in tutte le altre categorie professionali, che s’imboscano in uffici nei quali il lavoro è limitato e routinario, ovvero si dedicano a tutt’altra attività come quella di intrattenere rapporti con colleghi con l’obiettivo, talvolta raggiunto, di essere eletti al CSM o di ottenere progressioni di carriera che il merito non avrebbe loro consentito. Se qualcuno spera che la selezione possa avvenire dall’interno attraverso un meccanismo di autogestione meritocratica, è fuori strada. Se in qualunque Tribunale accade che vi siano giudici che fanno il loro lavoro con impegno e dedizione, accade che vengano caricati di lavoro per “coprire” i colleghi che tardano a sciogliere una riserva istruttoria o che rinviano le udienze di molti mesi con la scusa del carico di lavoro. Non è fantasia bensì realtà quotidiana. Se sia ha sventura di incappare in un giudice del genere, è sicuro che vedrai crescere la famiglia, accompagnerai i figli alle elementari e alla fine del quinquennio per potere leggere leggere una decisione. E non è detto! Se nel frattempo il giudice viene spostato o trasferito, resta incinta se donna, cambia sezione, transita dal civile al penale o prova a fare un’altra esperienza come andare fuori ruolo nel Gabinetto di un Ministro o di un sottosegretario, può accadere che chi attende la sentenza veda crescere il figlio fino alle medie prima di avere una decisione di primo grado. Una valutazione obiettiva sulla base di criteri prestabiliti del lavoro del magistrato è un atto doveroso che renderà merito a chi svolge la propria attività in modo serio e impegnato, mentre renderà evidenti le carenze di chi non fa il proprio dovere.
Una legge del 2008 fissa in un massimo di 200 il numero di Magistrati che possono essere collocati fuori ruolo. A questo numero devono essere aggiunti gli eletti al Parlamento, i membri togati eletti al CSM, quelli chiamati alla Presidenza della Repubblica, alla Corte Costituzionale e allo stesso CSM per essere addetti agli Uffici di Segreteria. Complessivamente si tratta di circa 250 magistrati che non svolgono attività giurisdizionale. Ancora oggi vi sono magistrati che dopo vent’anni, avendo ricoperto cariche pubbliche elettive o avendo ricevuto incarichi reiterati nel tempo, appartengono figurativamente all’ordine giudiziario sebbene non abbiano svolto il loro lavoro per lustri. Col provvedimento ora adottato dal CdM il numero massimo viene ridotto a 180. Una contrazione minima che è stata tuttavia contestata dall’ANM, che non accetta qualunque decisione presa senza il suo consenso.
E’ chiaro che il confronto è solo all’inizio e che, se il Governo dovesse andare avanti sulla strada della separazione delle carriere, molto presto lo scontro diventerà ancora più aspro e senza esclusione di colpi. Chi vivrà…..

 

Fonte Foto: FlickrPatrik TschudinCC BY 2.0 Deed

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