IL NOSTRO FUTURO SI CHIAMA EUROPA

IL NOSTRO FUTURO SI CHIAMA EUROPA

di Guido Di Massimo

Le elezioni europee si avvicinano ma non sembra che scaldino i cuori. La società sembra addormentata. Eppure, il nostro futuro o si chiama Europa o sarà molto nero.
Il nazionalismo, figlio del romanticismo, ha svolto la sua funzione storica e ci ha portato nel 1861 all’Unità d’Italia, sognata per secoli dai nostri migliori e più lungimiranti antenati. Storia, lingua e cultura, pur nelle specifiche differenze regionali, erano il sostrato che ci univa e il presupposto della definitiva unità d’Italia.
Ora, dopo quasi due secoli, ci troviamo in una situazione analoga, ma a livello superiore, quello europeo. Quella europea è una storia che nel bene e nel male, nella cultura, negli scambi, nelle guerre e nel sangue ha legato e amalgamato le nazioni europee. E abbiamo fatto i primi passi verso l’unione, spinti in particolare dalla reazione a due guerre fratricide.
Ma stiamo procedendo incerti, lenti e frenati. È un errore! Siamo spinti all’unione dal passato, ma dovremmo esser spinti all’unione ancor più dal futuro. La spinta che ci viene dal passato si è affievolita con l’affievolirsi dei ricordi degli orrori dell’ultima guerra e con il fortunato durare di una pace che consideriamo un fatto scontato, normale e, inconsciamente, quasi un gratuito diritto. Nonostante la storia ci dica che purtroppo così non è. La spinta che ci viene dal futuro è invece grande, o così dovrebbe essere, se solo fossimo più consapevoli – o meno incoscienti – del mondo in cui viviamo, dove l’Europa è un’isola felice contornata da pericolosi megalomani nostalgici di vecchi imperi, da nazionalismi esasperati, da fanatismi religiosi armati e bellicosi.
Nostro interesse e dovere è di contribuire a un mondo sereno, pacifico e di benessere diffuso ovunque. Ma possiamo contribuire a fare questo solo se uniti, forti e capaci di influenzare, se abbiamo verso l’esterno un’unica voce, un’unica politica estera e un’unica forza armata.
Tutto questo sarà possibile solo se avremo un’Europa Federale. Rispettosa delle specificità dei singoli paesi ma federale.
L’augurio è che al prossimo Parlamento europeo vengano elette persone che sappiano guardare avanti, che al nazionalismo dei singoli paesi sappiano sostituire un nazionalismo europeo, non chiuso e nemico verso gli altri, ma aperto verso il mondo e capace di contribuire al suo sviluppo sereno e pacifico.

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