
LA GEOPOLITICA INCOMBE MA L’ITALIA SI OCCUPA D’ALTRO
di Giuseppe Gullo
La presidenza Trump, insediatasi alla Casa Bianca nel gennaio dello scorso anno, ha sconvolto l’ordine che con limiti e contraddizioni reggeva da ottant’anni l’equilibrio mondiale. In realtà buona parte del pianeta non ha mai cessato di essere in guerra. Le statistiche dicono che il pianeta ha vissuto negli scorsi decenni la drammatica presenza contemporanea di oltre 100/110 conflitti armati che hanno causato milioni di morti. Oggi vengono contate 103 guerre in corso nei diversi continenti, originate da motivi economici, etnici, religiosi, di controllo del territorio e di risorse naturali. La differenza di non poco rilievo è che fino all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (2022), con l’eccezione dei conflitti israelo-palestinesi in qualche misura ritenuti endemici, i conflitti armati avevano salvaguardato la pace della parte più ricca e progredita del mondo di cui, per nostra fortuna, facciamo parte.
Gli effetti di queste novità negative che hanno riguardato gli equilibri geopolitici, economici e militari dell’intero pianeta sono evidenti solo in misura ridotta e parziale. Essi inevitabilmente si dispiegheranno in un arco di tempo ben più lungo della durata del mandato del Presidente americano e subiranno la sorte che le future elezioni negli USA indicheranno. Eppure, a ben guardare i dati ufficiali relativi ai rapporti commerciali, vi sono elementi che sollecitano una riflessione ponderata.
L’allarme degli ambienti economici e politici del nostro Paese all’annuncio dell’Amministrazione americana dell’introduzione di pesanti dazi sui prodotti made in Italy importati negli States, è stato giustamente alto e continuo. Tuttavia, secondo i dati del 2025 l’esportazione italiana verso gli USA è la seconda in assoluto dopo quella verso la Germania con una crescita di oltre il 3% rispetto all’anno precedente. “La bilancia commerciale tra Italia e Stati Uniti è fortemente in attivo per l’Italia, con un interscambio che supera i 110 miliardi di dollari. Il surplus supera i 40 miliardi di euro, rendendo gli USA il primo mercato di sbocco per il Made in Italy davanti ai partner europei” (fonte AI).
Il significato di questo eccezionale risultato è che il mercato americano, pur in presenza di una politica restrittiva di quel Governo, ha rafforzato la scelta per i prodotti italiani, ampliando la platea dei consumatori a settori nuovi oltre a quelli tradizionali del lusso e dell’alta moda. La manifattura italiana ha conquistato un ‘importante e ampia fascia di consumatori provenienti dai ceti medio alti che acquistano prodotti italiani nonostante i dazi e il loro conseguente maggior costo.
A fronte di questo risultato vi è quello di segno opposto che vede la nostra bilancia commerciale in forte perdita nei confronti della Cina. Nel 2025 la bilancia commerciale tra Italia e Cina ha registrato un forte disavanzo a sfavore dell’Italia, con un interscambio totale di circa 74,9 miliardi di euro. Le importazioni dalla Cina hanno toccato i 60,6 miliardi di euro, mentre le esportazioni italiane si sono fermate a 14,3 miliardi di euro, portando il deficit commerciale a circa 43 miliardi di euro. ( fonte AI).
Con la Russia i dati relativi alle esportazioni e alle importazioni hanno subito una drastica riduzione a causa delle sanzioni UE dopo l’invasione dell’Ucraina. Il mercato russo è diventato il trentacinquesimo al mondo tra quelli nei quali vengono venduti i prodotti italiani. Questo ha sicuramente comportato per l’Italia un costo rilevante ma necessario, sia in termini di mancata esportazione di prodotti verso quel mercato, sia di maggiore spesa soprattutto per l’acquisto di fonti energetiche alternative.
Di particolare interesse lo scambio commerciale con la Turchia, nei cui confronti manteniamo un saldo attivo ma che vede una forte crescita della vendita dei prodotti turchi in Italia e un balzo in avanti dell’offerta turistica di quel Paese tale da insidiare da vicino il nostro per numero di turisti che lo visitano annualmente.
Negativo per circa 4 miliardi di dollari è il saldo della bilancia commerciale con l’India che con una popolazione di un miliardo e seicento milioni di abitanti è potenzialmente un mercato sterminato di grandi potenzialità.
I dati dimostrano in modo incontrovertibile che non solo le sorti politiche ma anche quelle economiche del Belpaese sono legate all’Occidente e al suo sviluppo. Solo il Regno Unito tra i paesi europei fa segnare un regresso delle importazioni dall’Italia pur mantenendo un saldo positivo per l’Italia.
Sul piano dei programmi e delle alleanze in vista delle prossime elezioni politiche, questi dati hanno un grande rilievo soprattutto nei confronti di quei partiti che apertamente sostengono posizioni filorusse e cinesi. La recente polemica relativa alla politica UE verso la Russia tra la Segretaria del PD, 5stelle e AVS ne è un ‘ulteriore conferma. Uno sconsiderato strappo dell’Italia rispetto alle posizioni UE nei confronti della Russia sarebbe esiziale e ci condurrebbe nella terra di nessuno nella quale saremmo esposti, senza difesa, ad ogni tempesta.
Sono queste, insieme ad altre parimenti importanti, le questioni sulle quali confrontarsi e sviluppare le proposte per un programma di Governo. Le altre, che riempiono i media ed agitano i dibattiti televisivi con la presenza dei soliti noti, vengono dopo, molto dopo, tanto da far pensare che assurgono ad argomenti di primaria importanza per evitare solo che si discuta di quelli che sono realmente tali.
Immagine generata con IA (Google Gemini)

