LA RIVOLUZIONE GIUDIZIARIA DEGLI ANNI 90, NEL TARDIVO RICORDO DI ALCUNI PROTAGONISTI

LA RIVOLUZIONE GIUDIZIARIA DEGLI ANNI 90, NEL TARDIVO RICORDO DI ALCUNI PROTAGONISTI

di Giuseppe Gullo

Gli studiosi delle future generazioni, storici e politologi, avranno sicuramente la possibilità di dipanare le ombre che coprono gli eventi che hanno stravolto la politica italiana nel 1992-1994 e i cui effetti sono ancora oggi presenti pesantemente nel panorama istituzionale. L’accesso ad archivi riservati e una più puntuale e documentata ricostruzione degli avvenimenti, favorita da tardivi “ritorni di memoria” dopo oltre trent’anni, potranno favorire il lavoro dei ricercatori.
Coloro che vissero direttamente quegli anni e che videro crollare un intero sistema che aveva governato il Paese dal dopoguerra e fino a quel momento, debbono, invece, accontentarsi di brandelli di verità che di tanto in tanto, con improvvisi e strani lampi di sincerità, alcuni dei protagonisti di quel periodo, di prima e seconda fila, rendono noti come se all’improvviso avessero avuto un rimorso che li induce a liberarsi di un “peso” che grava sulla loro coscienza.
Recentemente due importanti esponenti del PCI-PDS, protagonisti a diverso titolo e con differenti responsabilità di quella stagione, hanno rilasciato interviste che meritano di essere commentate.
Violante, classe 1941, per oltre vent’anni parlamentare del PCI-PDS, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, e per una legislatura Presidente della Camera, terza carica dello Stato, ex magistrato, a lungo plenipotenziario del suo Partito per i rapporti con la magistratura, ammette esplicitamente che aveva ragione Craxi quando aveva avvertito i Partiti della necessità di trovare una soluzione politica all’ondata giustizialista partita dalla Procura di Milano, pena la prevalenza del potere giudiziario su quello politico e la stessa fine del sistema democratico. Riconoscimento tardivo ma pur sempre apprezzabile da parte di chi è stato, in larga misura, corresponsabile della “rivoluzione” giudiziaria di quegli anni.
Qualche giorno fa, a quella dell’ex Presidente della Camera si è aggiunta l’intervista di Giovanni Pellegrino, classe 1939, leccese, personalità significativa ma di seconda fila del PCI-PDS, che ricoprì il ruolo importante di Presidente della Giunta per le Autorizzazioni a procedere del Senato negli anni caldi di “tangentopoli”. Le dichiarazioni di Pellegrino sono interessanti per alcuni aspetti, per così dire, particolari. Il primo è l’incontro che egli ebbe con D’Alema il quale rispondendo alle sue riserve sul modo di procedere della procura di Milano, gli disse che si stava compiendo una rivoluzione senza bombe e senza vittime, e che essa non avrebbe toccato il PCI secondo quanto gli aveva detto Luciano (Violante). È la conferma di fatti noti, e cioè del ruolo di Violante quale garante della magistratura nei confronti dei dirigenti comunisti, e dell’obiettivo che i magistrati perseguivano e cioè quello di abbattere il sistema democratico e sostituirlo con uno eterodiretto che rispondeva solo a loro. Particolarmente interessante lo sviluppo della vicenda, con la novità del tutto casuale dell’avviso di garanzia al tesoriere del PCI da parte del PM Tiziana Parenti, rimasta da sola a guidare le indagini di Milano e la conseguente preoccupazione di D’Alema di scarsa affidabilità delle rassicurazioni ricevute.
Pellegrino si dilunga nel riferire il sistema di finanziamento del PCI-PDS attraverso il sistema delle quote di appalto che venivano date a società che facevano capo al sistema delle cooperative rosse, che era stato ideato e realizzato da Togliatti dopo la liberazione. Fatti anche questi noti ma che ricevono ulteriore conferma non smentita da alcuno. D’Alema a questo punto convoca nuovamente Pellegrino e lo ascolta attentamente e con molto interesse. Ma la vicenda aveva ormai preso una strada segnata dalla quale non sarebbe stato possibile tornare indietro. Erano cresciute le ambizioni di Di Pietro, che pensava di poter fare il Presidente del Consiglio e che, forse, avrebbe raggiunto il suo obiettivo se la parte della magistratura che gli era ostile non lo avesse azzoppato. Craxi, unico vero baluardo contro il disegno “rivoluzionario”, era stato sommerso dalle indagini e dalla violenza mediatica, i suicidi eccellenti venivano presentati come prove di colpevolezza, mentre il Quirinale e il Governo pensavano solo a tenersi fuori dall’onda assassina che tutto travolgeva. Un’intera classe dirigente veniva travolta. Nel volgere di pochi mesi i partiti che avevano ricostruito l’Italia dopo la guerra venivano travolti e scomparivano seguiti da una scia di ignominia, additati come responsabili di ogni male. I Cavalieri dell’apocalisse vestivano gli abiti dei vendicatori guidati dal loro capo che si faceva fotografare sul suo destriero.
Dopo oltre trent’anni emergono verità parziali e frammentarie. Anziani uomini politici, ormai in pensione, trovano il modo di tornare protagonisti per un momento riferendo ricordi ormai lontani che per decenni avevano messo nel dimenticatoio. La gran parte dell’iceberg resta sommersa. Vi è la possibilità che le variazioni climatiche possano favorire la sua emersione in tempi più rapidi di quelli previsti e che dagli archivi della CIA, ad esempio, vengano resi noti documenti top secret sui contatti di cui abbiamo notizia tra i diplomatici americani in Italia e la procura di Milano o sullo sdoganamento del PDS e la caduta del fattore K.
Assistiamo intanto a questo strano rito del ritorno della memoria dopo un tempo talmente lungo da non consentire nessun altro commento che non sia a metà strada tra cronaca e storia,  mentre gli effetti disastrosi di quella vicenda sono sotto gli occhi di tutti e costringono molti, legittimamente, a rimpiangere la qualità di una classe dirigente distrutta a tavolino, mentre gli ultimi trent’anni ci hanno consegnato quella attuale che, con le doverose eccezioni, ha il non voluto merito di ingigantire quella precedente e far pensare che, a ben guardare, nella Storia del Belpaese nessuna “rivoluzione”, né vera né falsa, ha avuto successo.

 

Fonte Foto: senato.itdati.camera.it   – CC BY 4.0 InternationalCC BY 3.0 IT

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