
L’ITALIA BRILLANTE DELLO SPORT E QUELLA TORBIDA DELLA POLITICA
di Giuseppe Gullo
Chi ha avuto occasione nelle scorse settimane di seguire in televisione i campionati europei di atletica leggera, di nuoto ed alcuni bei tornei ATP che si sono svolti in giro per il mondo, ha conosciuto, penso con grande soddisfazione, un‘Italia meravigliosa. Gli atleti che hanno rappresentato il nostro Paese in queste competizioni internazionali sono stati la rappresentazione magnifica di un Paese composto da giovani talenti, fisicamente bellissimi, determinati, consapevoli di essere ambasciatori di una grande millenaria civiltà, umili, contenti di trovarsi a svolgere questo ruolo per il quale si erano negli anni precedenti fortemente impegnati, multietnici, provenienti da molti ambienti diversi e da ogni parte del Belpaese, pronti a ripetere in modo del tutto autonomo gli uni dagli altri lo stesso concetto, quello di essersi divertiti anche quando non avevano vinto o addirittura non avevano potuto partecipare alle finali.
Questo atteggiamento è stato condiviso da tutti con il sorriso e la cordialità spontanea di chi dice ciò che sente. Quelli che hanno vinto e coloro che sono stati fermati da infortuni. Da atleti già famosi e celebrati come Jacobs, Gimbo Tamburi estroso e simpatico, e Simona Quadarella che, dopo avere vinto quasi tutto ciò che era possibile vincere, ha ancora la voglia e la forza di essere la regina del mezzofondo di nuoto, la Battocletti che sembra un fuscello ma riesce a lasciare le avversarie con apparente facilità come se avesse le ali alle caviglie, e altri comparsi all’improvviso con risultati eccezionali come il triplista Andy Sinner, altoatesino che difende sempre la sua italianità, Musetti elegante e incisivo seppure fisicamente fragile, Cobolli indomito e battagliero.
Ragazzi che hanno dimostrato di amare il loro paese di volerlo rappresentare al meglio con umiltà e orgoglio. Sara Curtis, appena diciannovenne, vera e propria sirena, figlia di un moderno Dio del mare che ha unito insieme il seme della civiltà greca e latina con la forza e il vigore del continente africano, è stata ed è l’immagine di questa grande realtà che dà una speranza a chi è ormai avanti negli anni ma non smette di credere che il genio italiano possa avere una continuità e un ruolo di primo piano in una società nella quale ormai la competizione è diventata il parametro di ogni cosa.
A fronte di questo, le cronache sono piene del racconto oscuro e tenebroso di vicende melmose nelle quali si intrecciano rapporti personali, dossieraggio, servizi segreti, comportamenti al limite del lecito insieme ad altri che appaiono ben oltre quel limite, fino a fare intravedere scenari che mettono insieme il potere dei media, le istituzioni repubblicane, gli affari, amori e relazioni non dichiarate, aspirazioni e desideri che superano l’immaginabile. Un’altra Italia molto inquietante, difficile da decifrare per chi non conosce gli ambienti in cui questi progetti maturano ma che sicuramente è influente e che probabilmente è riuscita a penetrare fino a livelli molto alti della gerarchia dei poteri istituzionali del paese.
Chi ha memoria di quanto si è svolto nel nostro paese nei decenni trascorsi, non si meraviglia di quanto sta accadendo, e il riferimento è ovviamente al caso Lavitola-Ranucci, in questi giorni in un noir che vede protagonisti una star televisiva divenuta icona della sinistra “dura e pura” e un faccendiere aduso a navigare in acque torbide scegliendo di volta in volta il vento più favorevole per i suoi affari spesso irregolari. Sarebbe lungo l’elenco degli scandali che hanno segnato la storia repubblicana con matrice politico-affaristica .Dallo scandalo Lockheed che coinvolse i vertici dello Stato e causò le dimissioni del Presidente Leone, che solo dopo molti anni risultò infondato, al crac di Parmalat e delle società controllate oggi dai francesi, al caso Montepaschi, con suicidi sospetti al suo interno, che ancora oggi, in diverso contesto, è al centro di affari nei quali la politica gioca un ruolo importante, al crack delle banche popolari e del sistema creditizio a esse collegato, per il quale istituti con depositi miliardari sono passati di mano al prezzo simbolico di un euro. Solo per citare i casi più eclatanti e tralasciando i tantissimi che hanno riguardato regioni e intere aree metropolitane.
Eppure, tra questi casi e la vicenda Lavitola-Ranucci vi è una differenza sostanziale. I protagonisti di quest’ultimo caso puntavano a conquistare il vertice del Governo creando dal nulla un movimento intorno alla popolarità del giornalista televisivo titolare del programma Report di Rai Tre. Un’operazione già sperimentata da Grillo, il cui movimento ottenne alle politiche del 2018 l’incredibile consenso di un terzo degli elettori. La replica, per quanto è dato sapere, era molto più sofisticata e sicuramente più pericolosa. L’obiettivo era quello di creare un martire della lotta al malaffare e alle coperture politiche di cui esso gode, con l’immagine di un eroe senza macchia e senza paura che mette a repentaglio la propria vita per difendere le istituzioni e la collettività. Cosa meglio di un attentato confezionato a tal fine per certificare questa “missione“?
Nello stesso tempo i protagonisti del piano continuavano a tessere la tela per fare di Ranucci o il papa straniero di una coalizione di sinistra senza leader alla ricerca di un nuovo riferimento, oppure il leader di un nuovo movimento deciso a giocare in proprio e trattare le possibili alleanze a risultati elettorali acquisiti. Il disegno è saltato e l’inchiesta in corso regala “ sorprese “ ogni giorno. Rispuntano nomi noti alla cronaca come quello di Boccia, che fu all’origine del caso Sangiuliano, costretto alle dimissioni da Ministro della cultura, di Paolo Mieli, potentissimo editorialista del Corriere, titolare di una rubrica di storia su Rai cultura e ospite frequente del salotto della Gruber, sempre presente in ogni luogo in cui avviene qualche avvenimento di un certo rilievo.
Un vero e proprio vaso di Pandora dal quale verranno fuori, o almeno potrebbero, veleni più o meno potenti e nel quale resterà al fondo solo una speranza: quella che prevalga l’Italia giovane, pulita, combattiva, multietnica per la quale abbiamo gioito e goduto davanti agli schermi per le imprese sportive che ci hanno riempito di orgoglio.
Immagine generata con IA (Google Gemini)

