
L’UMANITÀ A UN PUNTO DI SVOLTA
di Giuseppe Gullo
Dal febbraio 2022 un impetuoso ciclone ha colpito la parte più ricca e progredita del pianeta travolgendo un “ordine” che reggeva dalla fine della Seconda guerra mondiale. Stiamo vivendo gli anni più difficili degli ultimi otto decenni in una situazione di incertezza che diventa sempre più grave e di cui è difficile intravedere gli sbocchi. Le forti tensioni sociali che si manifestano in molti paesi occidentali sono lo sbocco abbastanza scontato di questo malessere che talvolta, come è frequentemente accaduto, assumono strade violente di delinquenza comune per responsabilità di gruppi minoritari ma sicuramente organizzati ed etero diretti.
Non vi è dubbio che le crescenti difficoltà economiche delle classi meno abbienti, il cui potere di acquisto è falcidiato dalla crescita dei prezzi e dai bassi salari, è un dato reale e incontrovertibile. Così come non è contestabile il fatto che la diseguaglianza tra i molto ricchi e gli altri è cresciuta e continua a crescere fino a diventare talmente grande da essere ingiustificabile e imbarazzante.
Ovviamente non tutto ciò che appare corrisponde alla realtà. Dal punto di vista economico la ricchezza prodotta è ben maggiore rispetto a quella che risulta dalle statistiche. Il “sommerso” è ben maggiore rispetto a quello stimato. Esso riguarda una platea molto vasta di lavoratori che per necessità e per migliorare le condizioni di vita delle loro famiglie svolgono due e talvolta tre lavori di cui spesso solo uno è soggetto al fisco. Questa realtà riguarda molte attività artigianali e si estende a lavori intellettuali, a esempio quelli degli insegnanti o dei consulenti informatici nei quali la seconda occupazione è molto diffusa. È presente in modo significativo tra le partite iva e nel terzo settore.
Il fenomeno ha un costo elevato per una parte di coloro che ne sono artefici in termini di fatica, di lontananza dalla famiglia e dai compiti di educazione e vicinanza ai figli, di una soddisfacente vita di relazione sociale la cui compensazione è soltanto economica. È un aspetto che ha sicuramente contribuito all’evaporazione della figura del padre di cui parlano psicoterapeuti e sociologi e che ha accelerato il dissolvimento della famiglia come centro educativo fondamentale dei giovani. Sicuramente accanto alla crisi della famiglia, in misura diversa ma significativa, ha operato l’inadeguatezza del sistema scolastico e il declino di alcune forme associative tradizionali come le parrocchie e gli oratori, le società sportive amatoriali e simili.
La grande novità dirompente è stata internet e ciò che da essa è derivato. La vita di tutti è cambiata. Quella dei giovani e dei giovanissimi in particolare forse troppo rapidamente e in modo incontrollato e incontrollabile. È questa l’origine dei mali che attraversano le nostre comunità? Sicuramente no! Gli strumenti di cui disponiamo sono elementi di libertà e di conoscenza impensabili solo pochi decenni fa. Danno la possibilità a chiunque di acquisire informazioni, notizie, conoscenze in tempo reale. Abbattono i tempi e le difficoltà di ricerche lunghe e laboriose, consentono lo scambio di idee, di opinioni, di critiche o di consensi a una platea di soggetti praticamente infinita con tutti i vantaggi e i rischi che questo comporta. Siamo adesso in una fase ulteriore e talmente progredita da essere indicata come la principale caratteristica che distingue il genere umano, l’intelligenza. Nuovi orizzonti si sono aperti e con essi nuovi pericoli di cui non abbiamo completa contezza.
Non è questo, tuttavia, che genera il malessere sociale, lo amplifica, lo rende noto, lo diffonde ma non lo causa. Qual è dunque il “male oscuro “? Viviamo gli anni di maggiore benessere, godiamo di libertà costituzionalmente tutelate mai avute prima in questa misura, il nostro sistema sanitario così denigrato è un esempio per paesi più ricchi di noi, nonostante limiti e manchevolezze, il nostro sistema scolastico regge, sebbene il personale docente sia mal pagato, il sentimento di appartenenza al Belpaese culla di civiltà è maggiore di prima, l’idea di essere parte integrante del vecchio Continente è radicata e ampiamente condivisa, eppure tra le giovani generazioni il malessere è palpabile.
Scontiamo un fenomeno epocale che vede, da un lato, la fine ingloriosa dell’ideologia che all’inizio del 900 prometteva uguaglianza e giustizia e che ha invece dato centinaia di milioni di morti, oppressione e miseria, e dall’altro la vittoria del consumismo, del lusso, della ricchezza a tutti i costi sul superamento delle disuguaglianze o almeno della loro riduzione.
La denatalità, l’invecchiamento della popolazione, l’ineluttabilità dell’immigrazione stanno ulteriormente cambiando la società che abbiamo conosciuto. Su questo occorre por mano seriamente in una visione di lungo periodo che abbia nell’oggi la sua necessaria premessa, senza dimenticare da dove veniamo e qual è il nostro dovere per le giovani generazioni.
Immagine generata con IA (Google Gemini)

