NON BASTA LA MAGGIORANZA PER FARE UNO STATISTA

NON BASTA LA MAGGIORANZA PER FARE UNO STATISTA

di Roberto Tumbarello

Abbiamo sentito in TV, mentre interveniva al Senato, la Premier sostenere che chi critica l’operato del governo denigra l’Italia. Mi chiedo chi le suggerisce certe teorie di un passato che non fa onore a nessuno, meno ancora a lei. La critica era considerata reato di disfattismo durante il ventennio fascista. I colpevoli venivano giudicati da un tribunale speciale e severamente puniti. Non possono essere farina del suo sacco, avendo lei trascorso all’opposizione almeno la metà della sua vita politica, quindi a criticare fortemente i governi di cui non faceva parte, non solo quelli di sinistra. Sono contento di apprendere – avendo letto un suo elogio a Ernest Renan – che la Premier conosce il grande filologo francese del XIX secolo che non è molto noto. Però, nel suo “Qu’est-ce qu’une nation? sostiene che, un paese esiste come nazione se i suoi cittadini sacrificano i propri interessi per quelli della comunità. Un bell’esempio di statista.

Cosa deve sapere fare uno statista
E questo non mi pare che avvenga in Italia, nemmeno col governo di destra. Anzi, avviene proprio il contrario. Quindi, siamo lontani dall’essere una nazione, ma siamo ancora un’accozzaglia di etnie che non comunicano tra loro né conoscono la solidarietà. Possiamo chiamare l’Italia nazione, come chiamiamo “diversamente abili” gli handicappati, “ipovedenti” i ciechi e “audiolesi” i sordi. Ma sono disabili, ciechi e sordi. In effetti, Corrado Augias poteva fare a meno di contestare la Meloni – giù le mani da Renan – quando lo citò, perché lo scrittore bretone non è di sua proprietà. Però, mi viene difficile credere che Augias fondi la propria cultura sulla lettura di Internet e Wikipedia, di cui la Premier lo accusa.

Uno statista accetta anche le critiche di chi non è d’accordo
Un difetto, che la critica può aiutarla a perdere, è l’accanimento contro chi non è d’accordo con lei. In Democrazia, gentilissima Presidente, le critiche debbono essere bene accolte perché, più dei complimenti, servono per farci riflettere sugli errori che tutti commettiamo, e correggerli anche se a suggerirle sono gli avversari o un umile elettore. L’umiltà come la saggezza, sono indispensabili a chi guida la Nazione – persino un paese – ed evita di farle credere che lei e i suoi fedelissimi siate infallibili.
Ricordo che, tempo fa, un collega, nominato direttore del quotidiano di Firenze, iniziò il suo primo editoriale: Nel momento in cui assumo la guida della Nazione…. Era rivolto ai lettori, ma sembrava un messaggio al popolo italiano. Lo prendemmo in giro per anni, seppure fosse un grande giornalista. Lei parla agli elettori, che, secondo Mark Twain, è facile ingannare. Per l’opposizione, invece – sempre secondo lo scrittore americano – è più difficile convincerli che sono stati ingannati. Non credo che perorare la causa delle categorie più deboli e della povera gente appartenga alla retorica demagogica della sinistra.

Uno statista ascolta tutti. Poi pondera e decide
Io, per esempio, non sono di sinistra, come immagino neppure il Presidente di Confindustria Colombo, ma ci troviamo d’accordo nel giudicare sbagliata la riforma fiscale che il suo governo intende introdurre e che favorisce chi ha redditi più alti. Ed è inutile contestarlo perché la riforma privilegia davvero i più ricchi. Consideriamo pure iniqua l’autonomia differenziata perché penalizza ulteriormente le regioni del Sud. Ed è incredibile che lei la lasci approvare essendo il Sud una riserva di voti della destra sin dai tempi del MSI.
Non si ricompensano così i meridionali. Sono italiani anche loro. O no? Non sapevo che i conservatori – tendenza cui appartengo anch’io – fossero contro la povera gente. Sono, quindi, preoccupato per lei, onorevole Signora, perché quando le tante persone modeste che l’hanno votata – non perché improvvisamente l’Italia è diventata nostalgica, ma, dopo averli provati tutti, nella speranza di una vita meno stentata – scopriranno che il suo governo favorisce i ricchi, ci rimarranno male. È vero che le notizie tardano ad arrivare all’orecchio di tanti elettori. Ma prima o poi ci arrivano.

Lo statista sta attento a tutto
All’ingresso del Times di Londra c’era una scritta che dice: “È facile prendere in giro un lettore. Difficile prendere in giro alcuni lettori, impossibile prendere in giro i lettori”. Chieda ai suoi solerti collaboratori di ricordarglielo ogni tanto. Quel detto si adatta anche al consenso politico. Si dice che le bugie hanno le gambe corte. E il più delle volte è vero. Prima o poi, infatti, i nodi vengono al pettine. Ricorda, appena cinque anni fa, l’ascesa della Lega al 30%? Oggi è sotto il 9 e Salvini venderebbe l’anima al diavolo per risalire di mezzo punto. Nel 2014 Renzi portò il PD che era stato di Bersani al 40% e lo precipitò al 16.50 nello spazio di una legislatura. Se l’avesse fatto apposta non ci sarebbe riuscito.
Peggio ancora è accaduto al M5S con la guida di Luigi Di Maio, che nel 2018 prese il 33% dei voti, un terzo degli elettori, più della Democrazia Cristiana dei tempi d’oro nella Prima repubblica. Nel 2022 ne ha perso la metà e lui non è stato neppure rieletto. Tutti credono che gli incidenti stradali capitino agli altri e si scapicollano per le strade a velocità incontrollabile. Così pure la perdita di voti. Non bisogna mentire agli elettori. Il successo è come la salita in montagna, che è erta e faticosa. Mentre la discesa e repentina e spesso precipitosa.
Più di una volta mi sono permesso di suggerirle di non dare retta ad altri e fare come l’istinto la ispira. È vero che forse hanno più esperienza, ma sono legati – sentimentalmente non razionalmente – a un passato che non può tornare né farle da guida perché superato dalla storia e soprattutto dal progresso sociale.

A una vera statista non servono consigli
 Se lei è una vera leader non le servono consigli. Sa per istinto, meglio di chiunque, come agire. Se, invece, qualcuno ce l’ha messa per attirare voti perché donna, ce ne accorgeremo presto anche se segue i suggerimenti più saggi del mondo. Prima degli elettori saranno i suoi fedelissimi a toglierle il premierato. Studi la storia del partito, che lei crede di conoscere per averne sentito dagli altri l’epopea. La nascita, la formazione, la funzione sociale del MSI e la sua evoluzione. Non aveva molti sostenitori, perché si usciva da una guerra disastrosa, ma c’erano grandi uomini alla guida che nei comizi affascinavano anche gli avversari.
Nel 1984 Giorgio Almirante segui il feretro di Berlinguer, non nel gruppo delle autorità, ma tra la folla comunista. Era morto il leader del PCI, per lui invece se n’era andato un amico con cui era legato da stima e rispetto. Erano entrambi grandi politici, riconosciuti da tutti. Lei rimprovera continuamente l’opposizione e le chiede di non essere disfattista. Può mai avere estimatori tra i suoi avversari? Non è facendo dispetti a chi non la pensa come lei che si affascina la folla. Quello è un gioco da adolescenti. Così, è più facile perdere i consensi che conquistarli. I colpi di fulmine durano poco. Non basta la maggioranza per diventare statista. È l’amore profondo che la legherà al popolo – anche a quello di sinistra – che la farà crescere e durare al vertice.
È il coraggio e la lealtà di ammettere gli errori, che sono umani, a farle conquistare il rispetto di tutti.
“Io non sarei fascista, sono gli italiani a volermi così”, disse un leader che, tra tanti torti, tuttavia ridiede dignità all’Italia, allora in miseria, e prestigio all’estero. Ma non doveva allearsi con Hitler che era visibilmente un pazzo, né entrare in guerra e decretare le leggi razziali, che persino i figli contestarono, e neppure scappare vestito da tedesco dopo avere creato la Repubblica Sociale che divise gli italiani, tanto da creare una guerra civile che in tono minore, senza morti apparenti, purtroppo continua ancora oggi. Non tema, quindi, di sbagliare. Nessuno è infallibile a questo mondo. Lo dicono anche le sacralità del cristianesimo che lei rivendica e teme che glielo tolgano. Sbagliare è umano, non tragico, né punitivo. Basta non ostinarsi ad avere ragione.

Un errore che uno statista non può commettere
Nessuno le può togliere prestigio, se lo possiede. Ma può perderlo lei se non si comporta adeguatamente. Che cosa ha dedotto dai filmati dell’incontro di Xi Jinping e Putin? Ha notato che tristezza, che squallore, che mancanza di classe? Con quel brindisi senza allegria né familiarità e meno ancora amicizia non hanno siglato un patto contro il resto dell’umanità, ma dimostrato al mondo intero la rispettiva solitudine e la diffidenza reciproca. Ma per questo non sono meno pericolosi. Anzi. Bisogna recuperarli.
Non sarebbe difficile a lei che è cresciuta nella civiltà occidentale del dialogo e del buon gusto, dell’arte e della cultura. Se ne serva come arma di conquista. Se no, anche lei sarà classificata come molti dei suoi fedelissimi. Bisogna emulare e sostituire la Merkel, senza la quale l’Europa ha perso la guida. Lei ne ha le qualità? Ce le mostri, non a parole.

Draghi statista
C’era riuscito in soli pochi mesi Draghi, che non è neppure un politico, perché intelligente e di classe, ma arido come tutti i banchieri, che sono rispettati perché gestiscono soldi, ma non hanno passione né sentimenti. Il denaro sembra la divinità dell’epoca, ma dal fascino precario. Si può comprare qualsiasi cosa, anche gli uomini, ma non conquistare.
Non cerchi di apparire più colta di quanto è, perché è la caratteristica degli ignoranti. Tanto più che la cultura emerge soprattutto dal lessico che usa quando parla. Non le serve neppure, come non è servito a chi le suggerisce. Nemmeno i grandi politici della storia recente sono stati studiosi. Craxi era ragioniere, Mussolini insegnante elementare, Churchill si formò a una scuola militare. Ma i libri di storia sono pieni delle loro gesta, nel bene e nel male. La cultura se la sono, fatta crescendo e facendo politica. Ciò non significa che qualsiasi ignorante può diventare leader.
Leggo e mi fa piacere, che lei è una celebrità in Ucraina. Ma non è quello che oggi le conferisce successo. Deve diventare celebre a Mosca, a Pechino o a Washington. Ci vada. Il problema della pace non si risolve solo regalando armi a Kiev ma proponendo una soluzione che convenga a tutti.

Il calcio deve tornare a divertire
È sempre più urgente socialmente e moralmente – ma non sembra un problema cui il governo è sensibile – curare questo povero “Calcio”, ammalato in fase terminale. Il processo penale alla Juventus cominciato e subito rinviato all’8 maggio – comunque andrà a finire – denuncia il grado di violenza in cui si dibatte lo sport plurimilionario. Sperare che si torni al dilettantismo è un’utopia. Ma è necessaria una seria iniziativa in modo che anche il Calcio di serie A sia educativo e divertente. Invece, con i soldi che piovono chissà da dove a milioni di euro è diventato disumano. Bisogna fermarlo, non girarsi dall’altra parte.

L’Italia si spopola d’intelligenze. Perché uno statista non se ne dovrebbe occupare?
È ripresa o sta continuando la cosiddetta fuga di cervelli, soprattutto dal Sud che sembra produrne di più, ma poi non trovano lavoro se non a ricompense mortificanti. Oltre che all’estero, molti emigrano al Nord e compensano i settentrionali che lasciano l’Italia per trasferirsi in paesi in cui il merito è apprezzato. Invece, da noi è solo la nuova intestazione del ministero dell’Istruzione. L’Italia si sta spopolando d’intelligenze, di chi ha studiato, di chi ha voglia di successo. Qui rimangono le mezze calzette.
È un errore politico di tutti i governi, da sempre. L’emigrazione è una caratteristica degli italiani. Solo che un tempo emigrava la mano d’opera che da noi non trovava lavoro. Oggi, invece, è il laureato a lasciare la famiglia, gli amici d’infanzia e i luoghi in cui è cresciuto, per dedicarsi alla ricerca dove è apprezzato ed è accolto con entusiasmo – anche perché le università italiane sono tra le migliori del mondo – e dove può realizzarsi.
L’emigrazione del manovale non costa nulla allo Stato, anzi lo libera da un problema. L’intellettuale, invece, ci è costato tanti soldi, avendo studiato fino a trent’anni per conseguire laurea, dottorato, specializzazione e vari master. Poi lo regaliamo alla Germania, all’Inghilterra, agli Stati Uniti, all’Australia che sono felici di accoglierlo perché è un prodotto elevato e gratuito. Gli italiani nel mondo occupano posti prestigiosi. Non li potrebbero ricoprire nell’Italia che ha sostenuto le spese dei loro studi e che quindi sa quanto valgono? Se lei riuscisse a frenare l’emorragia di cervelli, allora, sì, potrebbe dirsi migliore di quelli di sinistra, che, invece, li hanno sempre lasciati andare via per non tenere in patria gli intellettuali che non è facile accontentare. Non gli sta mai bene niente, disturbano anche il manovratore, ma danno un notevole contributo alla società.

Il coraggio di un premier
Per fare il salto di qualità una giovane leader come lei per essere anche una grande statista deve cominciare con l’avere un’idea più obiettiva della giustizia, che, nonostante sia un concetto puramente politico, ha una sua obiettività. Non è un difetto italiano ma mondiale. Però, da noi è più radicato, anche se negli Stati Uniti giudici e sceriffi – proprio i personaggi più eminenti della gestione giudiziaria – sono elettivi. Per esempio, nel caso di Trump, i repubblicani lo difendono a spada tratta, mentre i democratici lo condannano.
Da noi, lei e i suoi fedelissimi, molti anni prima di applaudire l’assoluzione di Berlusconi, avallaste in parlamento che Ruby, nipote di Mubarak, appartiene a una dinastia egizia. Eppure la vicenda era assurda e ci ha ridicolizzati nel mondo. Ma lei, che faceva parte di quella maggioranza, non intervenne perché non si denigrasse l’Italia. Anzi, approvò una fandonia col suo voto. Per cui oggi le stanze dei bottoni sono ovunque piene di chi denigra il proprio paese con la sola presenza. Soltanto gli inglesi, nonostante tutti i loro difetti, hanno ancora la dignità di candidare persone oneste, degne di fiducia e rispetto.

Un Papa statista
Nelle Filippine democratiche Imelda Marcos, vedova dell’ex dittatore, pur essendo stata complice di misfatti compiuti dal marito, è senatrice, e il figlio deputato. Al temine dalla visita pastorale di Giovanni Paolo II – febbraio 1981 – in aereo, di ritorno da Manila dissi al Papa che non mi era piaciuta la sua apparizione al balcone di Palazzo Malacañan tra il dittatore e la moglie, che vantava un guardaroba con migliaia di paia di scarpe, in un paese dove molti non avevano di che mangiare.
Il pontefice, da grande statista qual era, mi rispose: “Se dovessimo recarci solo dove c’è democrazia potremmo uscire dall’Europa per andare in pochi altri paesi. Mentre ci sono fedeli in altre parti del mondo che hanno bisogno di una parola di conforto”. Mi sono dovuto ricredere su Macron. Dopo il coraggio dimostrato nella riforma impopolare delle pensioni per il futuro della Francia ho cambiato idea e credo che sia degno di stima. Poteva far finta di niente e lasciare il problema a chi gli succederà nel 2026.

Una mossa da statista
Invece, ha ritenuto indispensabile e urgente allungare, seppure di soli due anni, la vita lavorativa del francesi. Anche loro, come molti di noi, come lei, onorevole Premier, ormai mettiamo al mondo un solo figlio e per di più in tarda età. Quindi fra qualche anno i pensionati saranno più numerosi di chi dovrà mantenerli. I francesi, sobillati da un’opposizione perversa, hanno ordito una protesta politica ingiusta perché contro i loro stessi interessi.
Forse il pensionamento a 64 anni a partire dal 2030 non è neppure adeguato, se l’aspettativa di vita aumenterà ancora, e bisognerà rimetterci le mani. Il solo errore di Macron è di non avere tenuto in considerazione chi fa lavori usuranti che, oltre a essere faticosi, abbreviano pure la vita. Beati quei paesi dove c’è ancora chi prende provvedimenti impopolari senza alcun interesse di partito, ideologico o personale. Macron ha dimostrato di essere un vero patriota e, quindi uno statista. Non lo sono, invece, i parlamentari che aderiscono ai movimenti politici En marche Renaissance. Solo in pochi hanno votato in favore della riforma all’Assemblea Nazionale. Assecondavano la protesta dei propri elettori, anziché fargli capire che la riforma non è un capriccio del Presidente, ma un’esigenza economica e sociale del paese, che non si riproduce più a sufficienza.

Una statista sa chi ascoltare e chi no
Anche la sua decisione di non voler fissare un salario minimo è impopolare, non dettata da esigenze del Paese, ma perché la proposta viene dall’opposizione. Così come il reddito di cittadinanza, che, se anche pieno di difetti, si può correggere anziché sopprimere. Come pure il Superbonus. Il contributo del 110% è esagerato, ma si potrebbe abbassare anziché abolire. È mai possibile, signora Presidente, che tutto ciò che è stato fatto prima di lei sia sbagliato? Non teme che, prima o poi, gli elettori trovino ingiusto questo modo di gestire il Paese? Perché è vero che i suoi predecessori sono stati bocciati alle elezioni del 25 settembre scorso, ma qualcosa di buono, seppure per caso e senza volerlo, lo avranno fatto se in Italia si vive nella libertà più completa e in un benessere diffuso, se i risparmi privati superano del doppio il debito pubblico.
Hanno consentito a Lei, per esempio, di essere una privilegiata, entrata giovanissima, già vent’anni fa, nella casta politica che è ben retribuita. Ma, sì. Aboliamo pure la legge che vieta la tortura. Quei comunisti volevano intralciare le operazioni di polizia impedendo qualche manganellata, che non fa male a nessuno, come le sculacciate. Quei poveri carabinieri finiti in galera per avere torturato un tossico, che, tanto, prima o poi sarebbe morto lo stesso di overdose. È già pronto da tempo un disegno di legge. Che solerzia. Il Consiglio d’Europa già ci condanna per le carceri affollate e il 41 bis, giudicato disumano. Lasciamoli protestare. Prima o poi si stancheranno e la smetteranno di criticarci. No, così proprio non va bene!

Quanti arriveranno dalla Tunisia?
La Tunisia, come la maggior parte delle dittature, è sull’orlo del fallimento. Se non falliscono è perché ai cittadini vengono imposte tante privazioni. Ecco perché giovani e meno giovani progettano di espatriare. Da Capo Bon, che nelle giornate luminose vedevo da casa mia, quando vivevo a Marsala, si può venire con una barca a remi senza ricorrere agli scafisti. La traversata costa l’equivalente di 600€. I suoi servizi segreti hanno previsto che, con la buona stagione sbarcheranno in Sicilia almeno 700mila tunisini, lei ha riferito a Bruxelles che saranno 900mila – Io ne prevedo ancora di più – ma nessuno l’ha presa sul serio. Quindi non dica che è stato un successo per Lei il Consiglio Europeo. Una buona statista sa anche soppesare le parole.

Il problema è stato rinviato al prossimo di giugno, quando il fenomeno sarà già in corso, quindi già tardi per trovare soluzioni e prendere provvedimenti. Però, i migranti considerano l’Italia solo un approdo e paese di passaggio. Poi vanno altrove, dove chi li accoglie non è razzista come noi. È vero che c’è il reato di eccesso di soccorso per limitare gli interventi delle ONG? Cioè, invece di premiare chi soccorre viene censurato. Lei si lamenta continuamente, dell’Europa, della sinistra….. Nessuno può avere successo solo lamentandosi, senza proporre un piano di emergenza, esponendo solo il problema. La Commissione europea non ha idea di come risolverlo perché gli altri non ne sono mai stati coinvolti. Molti commissari vengono da paesi continentali, dove c’è lavoro per i migranti.

Ha notato la mediocrità in Europa?
Inoltre, ha notato la mediocrità della classe politica in Europa? Le maggioranze ci mandano personaggi di secondo piano – come farà lei quando sarà il suo turno – perché tutti vogliono fare i galletti nel proprio cortile e meglio ancora – come dicono a Napoli – sul covone di immondizia per sentirsi più alti e importanti. Se con Macron c’è stato il disgelo con un colloquio durato un’ora e mezzo non è perché si è ravveduto sul precedente comportamento sulla questione degli sbarchi.
È che vuole coinvolgere l’Italia nel suo progetto di inserire l’energia atomica nei fondi verdi. Inoltre, Orban gli si è messo di traverso e conta su un suo intervento, per i rapporti d’amicizia che intercorrono col premier ungherese. Se lei ci metterà una buona parola, in cambio la Francia sarà forse dalla nostra parte sul problema dei migranti. Le ripeto ancora una volta – a costo di essere fastidioso – che per emergere non deve millantare successi che non ha.
Deve istituire un Think Tank con pensatori geniali che le forniscano idee di successo per risolvere qualsiasi problema. Quelli di cui lei si serve non sono in grado. Le suggeriscono di mentire e falsificare la realtà, creandole problemi continui e facendole fare brutte figure. Ricorda le inutili polemiche sulle Fosse Ardeatine? 335 antifascisti, ebrei e dissidenti non furono assassinati perché italiani. Ma trucidati da italiani fascisti e filonazisti. Non si è ancora accorta che è attorniata da mediocri? Ci vuole un livello superiore, che in Italia non manca, ma che lei non trova perché i migliori non fanno politica o la politica non gli consente di avvicinarsi a un potere troppo di parte. Magari dovrà fare un fioretto e non prenderli dalla sua covata, perché lì abbiamo capito che non ce ne sono. Per diventare una vera leader deve guardare molto più lontano.

 

Fonte Foto: Wikimedia Commons – Correcteur15000

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