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La pazienza ha un limite (oltre confine)

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Articolo di Massimo Pittarello

Paradossale“, ci dice l’ex ministro dell’Economia del Governo gialloverde, che la riforma del Mes sia stata negoziata dal Governo più sovranista della storia, ma poi bloccata per un anno da quello giallorosso che, in teoria, dovrebbe essere più europeista. Per Giovanni Tria c’è un problema politico enorme: “L’Italia ha perso credibilità internazionale, visto che i nuovi Esecutivi non hanno rispettato contratti e impegni assunti, come se non esistessero”.

Il voto parlamentare del 9 ottobre sulla riforma del Mes (non quello pandemico) è in bilico, ma soprattutto isola il nostro Paese e irrita le capitali europee. Da un lato, nonostante appartenga al PPE, dopo un’ennesima giravolta Forza Italia ha annunciato voto contrario (ma staremo a vedere). Dall’altro, una fronda di 40 deputati e 16 senatori fa ballare la maggioranza al Senato. Anche se l’Italia non dovesse approvare la ratifica, il trattato resterebbe in vigore nella forma originaria e potrà essere usato dal 2022. Possibile, perfino probabile, che alla fine il 9 ottobre la riforma del Mes passerà. Tuttavia potrebbero esserci degli effetti posticipati in Italia e, soprattutto, nella proiezione del nostro Governo all’estero.

Nel giugno 2019 i 5 stelle si piegarono a favore della Tav, ma l’alleanza con la Lega si ruppe definitivamente a Bruxelles, quando a luglio i grillini appoggiarono Von der Leyen, mentre i 28 eurodeputati leghisti no. Circa un mese dopo cadeva il Governo. Ci saranno quindi da valutare le conseguenze dell’entrata di 4 eurodeputati pentastellati su 14 nel gruppo dei Verdi. D’altronde, ciò che succede oltreconfine determina i fatti di casa nostra. Il Governo Conte 2 è nato dopo le telefonate arrivate da Berlino, Parigi, Bruxelles e da Oltretevere a un riluttante Zingaretti. E dopo il tweet di Trump a sostegno di “Giuseppi”. I viaggi di Di Maio tra i finanzieri della City prepararono la vittoria alle Politiche del 2018. La caduta di Berlusconi fu anticipata dai sorrisini maliziosi di Merkel e Sarkozy a Cannes, oltre che dalla pressione dei mercati e lo spread a 575. A tornare indietro nel tempo, c’è il meeting a bordo del Britannia che precede Tangentopoli e, ovviamente, la divisione tra Est e Ovest che poneva il Pci in posizione di isolamento.

Più che sul Governo, le conseguenze dell’isolamento in cui ci stiamo cacciando potrebbero ricadere sul Paese. Questa crisi è esogena, ma noi ci siamo arrivati già debilitati, con un piede e mezzo in recessione, un debito pubblico alle stelle e anni in cui abbiamo usato la flessibilità concessa prevalentemente in spesa corrente (48 miliardi in 4 anni). Finora, anche la risposta alla crisi pandemica è stata esogena. In primis, da parte delle imprese, che hanno reagito in modo brillante al “via libera” estivo. Ma soprattutto da parte europea, con la rimozione di tutti i vincoli (divieto di aiuti di Stato, parametri di Maastricht, capital key della Bce, etc), una politica monetaria accomodante fatta di tassi a zero e un programma di acquisti che, per il momento, mantiene sotto controllo la sostenibilità del nostro debito (la Bce ne compra circa il 30%).

C’è poi l’accordo politico sul Next Generation Eu. L’Italia è il Paese che più ne avrebbe bisogno, oltre ad esserne il maggior destinatario. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr – Recovery Plan) è però ancora allo stato larvale come pura somma delle più disparate esigenze elencate dai diversi ministeri, che poi litigano tra loro. E questo, oltre a non aver attivato il Mes, ha facilitato il ricatto di Ungheria e Polonia sulla ratifica. A Bruxelles, a Parigi e a Berlino se ne sono accorti. E sono anche irritati. Se a parole siamo bravi a invocare l’intervento europeo, nella pratica non facciamo mai nulla perché ciò accada. Fino a quando i nostri “partner” porteranno pazienza?

 

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