QUEL CHE MANCA NEL PROGRAMMA DEL PD DI SCHLEIN

QUEL CHE MANCA NEL PROGRAMMA DEL PD DI SCHLEIN

di Giuseppe Gullo

La relazione tenuta da Elly Schlein davanti alla Direzione Nazionale del PD è stata densa di contenuti. La Segretaria ha parlato per oltre un’ora cercando, spesso riuscendovi, di volare alto e disegnando, seppure per titoli com’era inevitabile, un Partito proiettato pienamente verso la prossima competizione elettorale europea del 2024. Ha rivendicato con piena ragione la natura democratica del Partito che – unico nel panorama politico italiano caratterizzato da organizzazioni personalistiche intorno a un capo, nelle quali non si discute ma si obbedisce – discute di politica all’interno di organi statutari eletti nel congresso individuando e definendo idee e proposte da sottoporre ai cittadini elettori. È stata una giusta rivendicazione, opportunamente sottolineata e ribadita. È questo un punto di forza che è necessario riconoscere e pubblicizzare portandolo nei circoli che debbono tornare ad essere luoghi di discussione e di confronto, anche utilizzando al meglio i social. Solo così è possibile chiedere alla gente di venire e partecipare. Non vi sono scorciatoie né se ne devono cercare. Il confronto dì idee ed esperienze è un fattore di crescita e di contatto con la realtà.
I partiti nei quali tutti aspettano di sentire la parola del capo per uniformarvisi e ripetere la lezioncina imparata a memoria, sono destinati ad avere vita effimera legata alle sorti del leader e sono in ogni caso la negazione del principio democratico che si sostanzia nel dibattito e nel confronto di idee e programmi all’interno e con i competitori. Ciò non accade in nessuna delle altre  organizzazioni politiche di rilievo ed è una delle ragioni non secondarie della morta gora che ci circonda. È mille volte preferibile un partito che discute e si divide, piuttosto che un esercito di signorsì che hanno rinunciato a pensare e a discutere.
La Schlein ha indicato sette punti sui quali sviluppare l’iniziativa politica nelle prossime settimane con una serie d’iniziative già fissate o in gestazione, e che comprendono quasi tutte le questioni sul tappeto: dal PNRR alla sanità, dalla giustizia sociale alla casa e all’ambiente, dai diritti civili al lavoro e al fisco. Temi tutti di grande rilievo, esposti con particolare attenzione agli ultimi e alle fasce più deboli della società. Difficile non sottoscrivere quasi tutto compresa la parte relativa al sostegno pieno, anche militare, affermato con forza e senza riserve, al popolo ucraino.
Detto questo, è doveroso parlare di quello che nella relazione mancava e che, invece, avrebbe dovuto farne parte tra i punti principali. La carenza più grave, ad avviso di chi scrive, è stata la mancanza assoluta di analisi e di proposta sulla condizione del mezzogiorno. La Schlein ha fatto un fugace accenno al Ponte sullo Stretto ringraziando la federazione PD di Messina per essersi impegnata nella manifestazione “No Ponte”, e al drammatico dato della disoccupazione femminile al sud. Poi nulla. Nessuna analisi della condizione sociale ed economica di milioni di persone, dello stato dei servizi pubblici, della presenza della delinquenza organizzata, del disagio giovanile, della fuga di energie prevalentemente intellettuali, della crisi del terziario e dell’agricoltura, della frantumazione del tessuto produttivo, del calo demografico ancora più accentuato che in altre regioni. Per le popolazioni dal Lazio in giù neppure una parola ne’ un impegno e neppure sentimenti di solidarietà. Sicuramente non può essere considerata una scelta pro meridione la giusta contrarietà all’autonomia differenziata che, se non è accompagnata da un grande piano di interventi strutturali, resta sacrosanta ma non fa fare al mezzogiorno neppure un passo in avanti.
Scriveva Croce “Nei primi giorni dell’unità, quando scacciati i Borboni e introdotta la costituzione liberale, il governo della nuova Italia, invece di assistere al miracolo del Belpaese redento, rasserenato e luminoso, si trovò di fronte il brigantaggio nelle province, la delinquenza della plebe nell’antica capitale, la generale indisciplina e abbiettezza”. Poco è cambiato in più di un secolo e mezzo, va detto con dolore.
Nella relazione è mancata una proposta per la scuola compresa l’Università. Solo un accenno inserito nella questione PNRR con l’auspicio di utilizzare una parte di quelle somme (ipotetiche) in quel settore. Niente sulla formazione e sul reclutamento dei docenti, sui programmi, sui processi d’informatizzazione, sulle retribuzioni, sulla dispersione scolastica, sul diritto allo studio a eccezione di una condivisione della protesta per il caro affitti inserita nel progetto casa. Abbiamo il più basso numero di laureati dell’UE e una mancanza di medici, ingegneri, fisici, matematici da essere costretti, per il settore sanitario, a prendere personale da Cuba o dall’est europeo. Intanto una buona parte dei figli dei ceti più abbienti lascia le città meridionali per andare a studiare nel centro-nord o all’estero e nel 90% dei casi non torna nelle località d’origine. Le università meridionali per mantenere il numero di iscritti si rivolgono al bacino nord africano o del vicino oriente mettendo in moto un meccanismo che invece di ridurre il divario lo aumenta.
Il problema immigrazione è stato solo accennato con un doveroso riferimento alla tragedia avvenuta nel mare della Grecia e una critica al recente accordo con la Tunisia. Nient’altro. Le denunzia dell’occupazione da parte del Governo della RAI e dei CdA è stata veemente e fondata. È mancato l’impegno solenne che queste pratiche non saranno mai replicate dalla sinistra quando sarà al Governo. Non è stato detto che essa, quando dovrà scegliere, terrà conto solo della competenza e della capacità di gestione e di nient’altro. In mancanza di questo sembra di sentire un vecchio ritornello che verrà dimenticato appena le condizioni saranno diverse, quando invece occorrerebbe solo merito e/o professionalità, non contiguità e/o appartenenza. La diversità si misura anche da questo.
Sulla Giustizia la parola d’ordine è stata: cautela. No all’abrogazione dell’abuso d’ufficio, peraltro approvata dagli amministratori locali del Partito, e generica disponibilità al confronto. Difesa della riforma Orlando sulle intercettazioni. Niente sulla separazione delle carriere, niente sul CSM, niente sulle ingerenze dell’ANM, niente sugli scandali e sui criteri di nomina per direttivi e semi direttivi. Pochino in sostanza.
Il problema delle alleanze è stato solo accennato, come quello della riforma della legge elettorale per la quale Schlein ha parlato di restituire all’elettorato il diritto di scegliere, ma senza indicare come e senza chiedere al partito, a tutti i livelli, di mobilitarsi contro una legge indifendibile e causa di molti mali. Legge elettorale e alleanze tuttavia meritano ben altro approfondimento che una semplice citazione per titoli. Da esse dipende molto del futuro prossimo del Paese e dello stesso PD. È insufficiente dichiararsi contro l’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del Presidente del Consiglio senza indicare quale proposta si intende sostenere.
Da Febbraio è passato poco tempo e forse non sarebbe stato possibile aspettarsi di più. Ma alcuni macigni sono fermi da decenni e attendono risposte. Non darle è colpevole omissione.

Commenta questo articolo

Wordpress (0)
Disqus ( )