RADICALMENTE LIBERALI, CONTRO FASCISMO, COMUNISMO E POPULISMI

RADICALMENTE LIBERALI, CONTRO FASCISMO, COMUNISMO E POPULISMI

di Luigi Corvaglia

     Trovo fuorviante e persino irritante l’idea, diffusa nel comune sentire, secondo cui il “centro” liberale sarebbe semplicemente una versione esangue dei due poli: progressista ma senza esagerare, conservatore ma giusto un po’; come se essere liberali fosse la realizzazione dell’ignavo motto secondo cui la virtù sta nel mezzo. Un pensiero che non ha il coraggio della radicalità.
     Nulla di più lontano dalla realtà. Innanzitutto, si può essere radicalmente liberali in quanto estremisti nel difendere la libertà. “Intransigentemente antifascista in nome dell’intelligenza, intransigentemente anticomunista in nome della libertà, intransigentemente anticlericale in nome della ragione” fu detto, alla morte di Mario Pannunzio, di colui che fu uno dei fondatori di un partito che si definì “radicale”.
     Un liberale, in altri termini, è portatore di un pensiero radicalmente opposto a quello dei due populismi illiberali che si è voluto situare su due lati spazialmente contrapposti. “Destra” e “sinistra” sono infatti un criterio per dividere gli esseri umani, ma è un criterio molto impreciso. Me ne vengono in mente alcuni alternativi.
     Da una parte c’è chi opera in base all’etica del principio — “faccio così perché lo credo giusto” —, dall’altra chi opera in base a quella della responsabilità — “faccio così perché produce effetti positivi”. I primi sono fascisti, comunisti e i populisti; i secondi sono i liberali.
     Da una parte c’è chi preferisce un innocente in galera piuttosto che un colpevole in libertà; dall’altra chi preferisce un colpevole in libertà piuttosto che un innocente in galera. I primi sono i fascisti, i comunisti e i populisti; i secondi sono i liberali.
     Da una parte ci sono quelli che ritengono gli uomini tutti uguali e vogliono l’eguaglianza delle condizioni sociali ed economiche; dall’altra ci sono quelli che credono che gli uomini siano tutti diversi e vogliono l’eguaglianza delle opportunità, eguali alla partenza, diseguali all’arrivo. I primi sono comunisti, fascisti e populisti; i secondi sono i liberali.
     Da una parte ci sono quelli che sarebbero disposti a sacrificare un po’ della libertà propria e altrui in cambio di maggiore sicurezza; dall’altra quelli che sono disposti a sacrificare un po’ di sicurezza per salvaguardare la libertà. I primi sono comunisti, fascisti e populisti; i secondi sono i liberali.
     Da una parte c’è chi ritiene che lo Stato debba promuovere comportamenti virtuosi e dissuadere quelli che non lo sono; dall’altra chi ritiene che nelle scelte personali lo Stato non debba ingerirsi. I primi sono fascisti, comunisti e populisti; i secondi sono i liberali.
     Da una parte c’è chi vuole imporre agli altri i propri principi, perché gli altri sbagliano; dall’altra chi se ne frega dei principi degli altri e non intende imporre i propri, pur ritenendoli migliori. I primi sono fascisti, comunisti e populisti; i secondi sono i liberali.
     Conclusione: il contrario di “fascista” non è “comunista” e il contrario di “comunista” non è “fascista”. Il contrario di entrambe le definizioni è “liberale”, che a sua volta è anche il contrario di tutti i populisti di destra e di sinistra oltre che degli integralisti clericali di varia confessione.
     È ovvio, quindi, che si possa essere tutt’altro che moderati nel difendere la libertà, e con essa i diritti e la democrazia, come ci ricorda la regola dettata da Antonio Martino: “Il Liberale sia conservatore per difendere le libertà acquisite, radicale per conquistarne di nuove, reazionario per recuperare le smarrite, rivoluzionario se non ha alternative”.
     E, quanto alla Libertà, di essa si può dire ciò che Oscar Wilde disse dell’arte: “ci sono due modi di odiarla, l’uno è di odiarla, l’altro è di amarla con moderazione”.

Fonte Foto: Wikimedia CommonsLicenza

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