Dalla guerra in Ucraina alla battaglia per la giustizia

Dalla guerra in Ucraina alla battaglia per la giustizia

di Giuseppe Gullo

Gli eventi internazionali con la loro drammaticità hanno fortemente condizionato l’attività del Governo, del Parlamento e delle forze politiche e, probabilmente, continueranno a farlo nelle prossime settimane. È inevitabile che ciò accada in considerazione dell’elevatissima posta in palio che per l’Europa è forse la più importante dal secondo conflitto mondiale .

Le decisioni che saranno prese in questi giorni sono di grande rilievo per l’Italia e per tutto l’Occidente. Non ho sufficiente conoscenza di questioni di tale rilievo per esprimere valutazioni di merito approfondite ma un concetto mi è chiaro in modo assoluto: È necessario essere dalla parte dell’Occidente sempre e comunque e se si ha qualche dubbio sulla posizione di questo o quel Paese nostro alleato, occorre tenerla per se’ senza fare distinguo e senza esercitare la “premessite”, per usare un brutto ma efficace neologismo del Prof Ricolfi.

Sarà la Storia, a tempo debito, a individuare meriti, responsabilità, ambiguità ed effetti. Tutto ciò, per quanto mi riguarda, con la consapevolezza che la Storia la scrivono i vincitori e che ogni guerra porta con se’ grandi tragedie su ogni fronte che sia esso quello soccombente o, in misura diversa e minore, quello vincente.

Nonostante ciò le scadenze incombono e con esse gli impegni assunti dal Governo di fronte ai cittadini e agli organi europei. Il mese di marzo è trascorso invano se si considera che nessuno dei provvedimenti più importanti in agenda risulta essere calendarizzato per la discussione in aula ma resta fermo nelle sabbie mobili delle Commissioni parlamentari dalle quali nessuno è in grado di prevedere se e quando verrà fuori e soprattutto in quali condizioni e cioè con quali contenuti.

Per quanto riguarda la c.d. Riforma Cartabia, alla quale mi riferivo, le bordate contrarie arrivano da tutte le parti:

  • dal CSM, componente togata, in quanto ritiene, ingiustificatamente, che vi sia un tentativo di bavaglio alle Procure che in dispregio delle norme europee e italiane utilizzano i mezzi di comunicazione per mettere alla gogna gli indagati e precostituire un clima favorevole alla condanna che, per fortuna, sembra non avere permeato i Giudicanti, come ha dimostrato recentemente la sentenza della Corte di Appello di Milano sul caso Mantovani-Garavaglia;

  • da una parte delle forze politiche e delle rappresentanze degli Avvocati che temono, fondatamente a mio avviso, che tutto si risolva in una pseudo riforma che non inciderà affatto sulle storture e sulle degenerazioni correntizie che hanno minato nel profondo la credibilità dell’ordine giudiziario;

  • dai sostenitori dei referendum che si preoccupano, giustamente, che la sostituzione di un inciso vanifichi il tentativo di cambiare con il voto popolare ciò che nessuno è riuscito a modificare per via parlamentare;

  • dai tanti operatori del diritto che aspettano vanamente da lustri di avere un sistema giustizia di livello europeo.

Lo spostamento dell’attenzione su altri temi, non dipendente da fatti interni né modificabile, potrebbe essere un elemento di ulteriore ambiguità per ragionare con calma su quanto è necessario fare ed individuare il cammino parlamentare percorribile.

La legislatura è nel suo ultimo anno di vita, buona parte dei parlamentari è certa di non essere rieletta e forse neppure ricandidata, il che aumenta il tasso di fluidità e di disinteresse, l’autorevolezza del Presidente del Consiglio non può coprire tutti i settori e sicuramente l’impegno maggiore è, oltre che per la politica estera, per l’economia e le scadenze del PNRR.

Il mare magnum del mondo giudiziario, nel quale navigano pesci di ogni genere, compresi quelli feroci e onnivori, è talmente abituato a superare ogni tempesta da ritenere che bisogna aspettare la bonaccia e intanto mantenere saldo il bastone del comando adattandosi alla grande alla “filosofia” del Gattopardo: far finta che tutto cambi perché tutto resti come prima.

Solo la spallata referendaria, credo, se il quorum sarà raggiunto, potrà aprire brecce dalle quali fare entrare trasparenza e rispetto della Costituzione.

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