DIO, PATRIA E PIÙ FAMIGLIE, ORMAI UNA SOLA NON BASTA

DIO, PATRIA E PIÙ FAMIGLIE, ORMAI UNA SOLA NON BASTA

di Roberto Tumbarello

Ricordate la Premier un anno fa in campagna elettorale burlarsi del governo per le accise sulla benzina che non era neppure aumentata, come, invece, adesso? Oggi ha superato ovunque i due euro a litro col self service. In autostrada addirittura 2.50 € e il governo se la prende con le linee aeree, le cui tariffe sono esageratamente aumentate anche per il costo della benzina. Di conseguenza cresce il prezzo dei generi di prima necessità, soprattutto gli alimentari, e molta gente non arriva a fine mese. Non si può togliere qualche accise, come fece Draghi?
Abbiamo regalato 105 milioni al dittatore tunisino che doveva proteggere le nostre coste che, invece, sono un colabrodo, peggio di prima. Ridateci la Lamborgese, che avevamo insultato e che, invece, sapeva meglio di noi contenere gli sbarchi. Oggi sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sono 120 mila i nuovi clandestini. Meno male, si fa per dire, che almeno 10mila sono annegati nelle traversate. Per di più sono previsti altri arrivi, con la complicità degli scafisti che non prendono sul serio i provvedimenti del governo. Continuano a guidare le carrette del mare e scaricare uomini, donne e bambini.

Il 9 e 10 settembre al G20 che l’India ospita, è stata invitata la Russia, nonostante gli appelli per espellerla dal gruppo, ma non l’Ucraina, tra i paesi non membri. Noi tutti ci auguriamo che la nostra Premier non solo non vada ad abbracciare e baciare il presidente Modi, ma che non ci si rechi proprio. Anzi, dovrebbe convincere l’Europa, la Von der Leyen e molti altri paesi a disertare la riunione. Ovviamente Putin non ci andrà, ma ci sarà un suo rappresentante. È immorale partecipare a una riunione dove sarà presente la Russia e non l’Ucraina. Purtroppo, però, la tentazione di non rinunciare a un consesso internazionale è troppo forte e sarà difficile superare la crisi di astinenza.
È urgente riferire al ministro che purtroppo la riforma del codice stradale è un flop. Perché, pur essendo indispensabile per l’aumento esponenziale delle infrazioni, degli incidenti mortali e del caos sulle strade, è stata lanciata ma poi, come tutte le sue iniziative, non ne ha seguito l’attuazione. A lui basta annunciarle, ma della loro realizzazione non gli importa nulla. Speriamo che faccia lo stesso col Ponte sullo Stretto, che offrirebbe a siciliani e calabresi opportunità di lavoro, ma anche a mafia e ‘ndrangheta cospicui guadagni illeciti. Come l’avvertì Don Ciotti, benemerito sacerdote, che lui chiama con immotivato disprezzo “l’uomo con la tonaca”, che non porta neppure e che potrebbe consigliarlo. Invece, viene volgarmente insultato. Com’è possibile che non si renda conto – né lui né i suoi colleghi e i collaboratori – che è così che la Lega perde voti?
In Sicilia e in Calabria mancano ferrovie, strade, reti informatiche, medici – quelli che vanno in pensione non vengono sostituiti perché le università ne producono pochi – scuole, asili, ospedali, collegamenti con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo che sono l’entroterra che manca al meridione. Ma il governo è deciso a realizzare un’opera monumentale di cui si parla da 30 anni e che nemmeno Berlusconi riuscì a costruire.
Ho constatato l’inutilità dell’inasprimento delle regole di guida percorrendo qualche centinaio di chilometri nel tratto calabrese dell’autostrada del Sole. Ci sono tanti divieti opportuni e necessari, del tipo “moderare la velocità”, “massimo 60 km/h”, “divieto di sorpasso”, “lavori in corso”. Ma è come se si annunciasse agli automobilisti “Sono state abolite tutte le regole, correte come vi pare”. Perché tutti vanno a 130 all’ora e non osservano nessuno dei divieti. Ogni tanto si legge sui display “pericolo d’incendio, non buttare le cicche accese dal finestrino”.
Il ministro crede forse che siamo noi, perché terroni, ad appiccare il fuoco per negligenza, distrazione o inciviltà. Invece, a provocare gli incendi sono quei maniaci dei piromani e i criminali, mandati da chi cerca di
ampliare le aree fabbricabili bruciando i boschi e la preziosa macchia mediterranea, ora che sarebbero più utili, per difenderci dal cambiamento climatico.
È un errore credere che gli elettori siano d’accordo su tutte le decisioni se i sondaggi danno ancora al 30% il gradimento per Fratelli d’Italia. Perché il cittadino impiega un po’ di tempo per metabolizzare la tendenza di voto. Un consiglio, quindi, che mi prodigo di dare (inutilmente) alla Premier e alla maggioranza è di dedicare meno tempo alla politica estera che non ci rende nulla, perché gli Stati Uniti e l’Unione Europea ci fanno credere che dipende anche da noi, ma non è vero. Noi contiamo poco. Meglio occuparci dei problemi interni, che non sono il Ponte sullo Stretto né l’autonomia regionale differenziata e neppure la verginità nelle stragi che forse abbiamo davvero compiuto. È più urgente individuare e risolvere le ragioni per cui il Paese, che primeggia nel Made in Italy e nelle esportazioni, non attira investitori.
Lei, Onorevole Premier, investirebbe in un paese come il nostro la cui burocrazia è disastrosa? E dove le cause civili durano almeno vent’anni? E c’è un fisco con 150 miliardi di evasione fiscale? Risolviamo questi problemi, se ne siamo capaci e tutto andrà meglio. La polvere negli occhi prima o poi si dirada e rischiamo che gli elettori ci tirino le monetine.
Sono state convocate le opposizioni per discutere di salario minimo – più minimo che da noi non è facile – per poi comunicare l’intenzione del governo di non occuparsene. È sembrata una presa in giro. Eppure è una misura che tutti in Europa – tranne Italia, Austria, Danimarca e Finlandia – hanno adottato per combattere la povertà salariale. Molte famiglie di lavoratori, non disoccupati che percepiscono un regolare salario, hanno un reddito così basso che non arrivano alla fine del mese. È vero che l’inflazione è in calo, ma i prezzi per i consumatori – energia, viaggi, generi alimentari e di prima necessità – non scendono né il governo adotta misure per frenare le speculazioni.
Non mi stanco di raccomandare di seguire i consigli di Giorgetti, per quanto riguarda le decisioni economiche e finanziarie, perché è un bocconiano che ha studiato e sa prevedere le conseguenze di una decisione sbagliata. Nessuno prenda iniziative personali, se lui non è d’accordo, come nel caso dei prelievi alle banche, biasimato anche dalla Lagarde della BCE. È meglio rinunciarvi. Comunque, ricordate che, nel caso che v’incaponiste in queste operazioni discutibili, fatele il venerdì a Borse ormai chiuse. In modo da lasciare sedimentare per due giorni le decisioni degli investitori. Invece, se si dà la notizia di martedì, com’è ingenuamente accaduto, le azioni bancarie crollano di dieci miliardi di euro. La Premier afferma che l’idea è stata sua e lo rifarebbe. Perché difronte ai tanti danni procurati non ammette che è stata un’operazione disastrosa, che non bisogna ripetere? Lasci fare a chi è del mestiere, Signora. M’immagino la sfuriata che Doris ha fatto a Tajani, che, smemorato, non ricordava che la banca Mediolanum appartiene in parte alla famiglia.
Nonostante la nomina del generale Figliuolo, la Romagna – forse perché regione rossa – anche se già stanziati, non ha ancora ricevuto un euro per la bonifica del territorio allagato. Dopo avere più volte negli scorsi mesi ricordato l’urgenza degli interventi e lo stato di calamità, Bonaccini protesta, ma ottiene soltanto la critica della Premier che lo accusa di volersi fare pubblicità. E pensare che un tempo si abbracciavano e si baciavano continuamente. I giornali di maggioranza – perché in Italia c’è anche questa categoria anomala che caratterizza l’informazione – lo deridono perché pretende di sanare i danni dell’alluvione. Hanno tutti dimenticato la proposta di pacificazione nazionale. O era riferita soltanto alle opposizioni?
          Calenda sostiene che con la Premier si può dialogare. Almeno, lui se lo augura e, oltre al dialogo, vorrebbe anche qualcosa di più. Mentre Renzi si tira fuori dall’opposizione e va d’accordo non solo con Meloni ma persino con la Santanché. Anche lui come Calenda non vede l’ora che il governo abbia bisogno dei suoi voti. Ma nessuno dei due si rende conto di costringere Lega e Forza Italia, che spesso dissentono, a essere fedeli alla Meloni. Se no, verrebbero sostituiti subito dal terzo polo. E pensare che entrambi – Renzi e Calenda – provengono dalla sinistra di cui non erano semplici militanti, ma uno addirittura Segretario Nazionale e Presidente del Consiglio e l’altro Ministro. Quando hanno finito di sfruttare il PD se ne sono andati, come se fosse la cosa più naturale del mondo.  Gli elettori che si astengono dal recarsi alle urne fanno bene a disprezzare questo modo poco dignitoso di fare politica che soddisfa solo le ambizioni e gli interessi personali ma non le esigenze del popolo né rispettano il voto degli elettori. Però, gli ingenui astensionisti non capiscono che solo col loro voto si possono eliminare i tumori e migliorare la politica che tutti vorremmo più onesta e liberale.
Con lo stesso disprezzo con cui l’INPS ha disdetto con un sms l’erogazione del reddito di cittadinanza, Mancini con una email si è dimesso da CT della nazionale, dove guadagnava 4 milioni di euro l’anno. Sarebbe stato più dignitoso andarsene dopo la sconfitta con la Macedonia, che per la seconda volta ha escluso gli azzurri dalla Coppa del mondo. Invece, ha aspettato di trovare un’altra sistemazione, pare a 40 milioni l’anno in Arabia Saudita perché alleni la loro nazionale, che poi sarà esclusa dai mondiali, com’è capitato a noi. Il ministro dello Sport si dice dispiaciuto ma anche sbalordito perché nell’ambiente politico non solo non ci si dimette, ma è difficile staccare il sedere dei suoi colleghi da qualsiasi poltrona. Però, bisogna ammettere che di fronte a tanti soldi è difficile tutelare la propria dignità. Se non accettasse una simile offerta Mancini non potrebbe rincasare. La moglie lo aspetterebbe furiosa con la mazza da baseball in mano sull’uscio di casa per vedere che materiale ha al posto del cervello.
Non si capisce perché i nuovi ricchi di petrodollari svalutino così il proprio denaro, che non è eterno perché i pozzi prima o poi si esauriranno e sarebbe meglio investire i soldi in cultura piuttosto che in tale misura nel Calcio mercenario. Inoltre, non hanno capito che non è necessario decuplicare l’offerta per avere l’esclusiva. In una delle sue conferenze che tiene frequentemente a Jedda e a Riad, Renzi dovrebbe spiegare che il denaro merita rispetto e che la civiltà di un popolo non si misura dalla quantità che ne possiede ma dall’equità con cui viene distribuito.
          Schlein e tutti i parlamentari di sinistra  non sono molto perspicaci. Continuano a invocare le dimissioni di De Angelis. Non hanno ancora capito che non si dimettono né lui né il simil-cognato che ha assunto nel proprio staff di portavoce alla Regione Lazio. Se da condannato per banda armata è stato eletto prima senatore e poi deputato vuol dire che nel partito conta più del suo Governatore e di tutti i ministri e persino della Premier perché lui è un simbolo. Mentre tutti gli altri sono usufruttuari temporanei del potere. Meno male che non ha una famiglia numerosa e solo un congiunto da sistemare.
Abbiamo celebrato i cinque anni dal crollo del ponte Morandi. Ma l’Italia continua a crollare. Oggi è la volta di Bardonecchia, in alta Val Susa, Piemonte, travolta da una frana e sepolta dal fango. Centinaia di sfollati per un nubifragio e milioni di danni. Diamo la colpa al cambiamento climatico, ma la verità è che tutto il nostro territorio è in grave dissesto idrogeologico e nessun governo ha mai pensato di rassodarlo. Perché non lo facciamo noi che siamo migliori di chi ci ha preceduti? Eppure le tragedie si susseguono, le frane uccidono, le piogge distruggono i raccolti e la nostra economia. Perché a ogni disgrazia le riparazioni costano milioni oltre a tanti lutti. Perché non assestare l’Italia una volta per tutte? Non procurerebbe la gratitudine degli elettori e molti più voti dell’inutile Ponte sullo Stretto? I costi si equivalgono e l’Europa, per un progetto umanitario e socialmente provvidenziale, sarebbe più prodiga.
Qualcuno dovrebbe intervenire per interrompere lo sfruttamento esagerato del turista, che si ripete da anni e che oggi ha raggiunto livelli scandalosi. Più indicato a questo compito sarebbe il dicastero del Turismo, ma non in Italia, dove anche la Ministra nelle proprie attività commerciali applica prezzi elevatissimi, seppure mai contestati dalla ricca clientela. Più adeguato è il ministro dell’Interno perché due caffè 60 € a Porto Cervo sono una rapina, come due cene a 850 €. Persino nei chioschi si abusa e le liti sono continue. I giornali locali sono pieni di lamentele e denunce. Non è una buona politica. Infatti il turismo è già in crisi. Tanto che molti italiani per risparmiare vanno in Spagna, Grecia e persino in Albania.
L’ascensore sociale è fermo al seminterrato. Il merito è solo enunciato, ma non rispettato. Nessun contributo a istruzione, ricerca e sanità. Neppure un euro. Poveri noi e i nostri figli, che, seppure in democrazia, sono condannati alla schiavitù dell’ignoranza.

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