IL DECLINO DELL’OCCIDENTE ALLE PRESE CON NUOVE QUESTIONI EPOCALI

IL DECLINO DELL’OCCIDENTE ALLE PRESE CON NUOVE QUESTIONI EPOCALI

di Giuseppe Gullo

Federico Rampini, editorialista del Corriere della Sera, per molti anni firma di punta di Repubblica e saggista di successo, ha scritto considerazioni molto inquietanti con riferimento agli Stati Uniti e all’Europa. Sintetizzando, il noto giornalista sostiene che gli USA, dove vive e di cui è cittadino, sono uno Stato illiberale nel quale vengono messe a tacere tutte le voci dissonanti rispetto all’indicazione politica che proviene dalle forze che gestiscono l’informazione e il potere economico. Egli afferma che si è costituito un asse dominante rappresentato dalla grande finanza di Wall Street e dalla conoscenza informatica che controlla i media di Silicon Valley che hanno deciso l’ineluttabilità del declino dell’Occidente e la necessità di puntare sull’ambientalismo e sulle minoranze “sessuali”, abbandonando ogni altro tema diverso da questi. Sarebbe questa la causa dell’impreparazione dell’Europa e degli Usa di fronte alla guerra in Ucraina riguardo alla quale, a giudizio di Rampini, le risposte sono state balbettanti e inadeguate. Simili gravi giudizi che provengono da un intellettuale europeo, accreditato e famoso giornalista, che vive con la famiglia negli States, fanno venire i brividi alla schiena. La più grande democrazia occidentale non esisterebbe e sarebbe sostanzialmente uno Stato autoritario e oppressivo con le due eccezioni sopra dette. Altro che declino dell’Occidente! Se le cose stessero come sostiene Rampini sarebbe in atto un colpo di Stato strisciante ad opera di una sorta di Spectre su metà pianeta allo scopo di  controllare popoli e Governi allo scopo di estremizzare la tutela ambientale e di aprire la strada alla vittoria planetaria di omosessuali, bisessuali, transessuali, e chi più ne ha più ne metta.
Rampini, per quanto ho potuto leggere negli editoriali e nel suo ultimo libro, non chiarisce quali siano le ragioni e gli obiettivi delle scelte che sostiene siano alla base dei comportamenti della grande finanza e dei giganti dell’informatica. E’ probabile che egli veda l’esordio dell’intelligenza artificiale come l’elemento che stravolge il sistema, modificando definitivamente gli assetti attuali, le classi sociali, l’organizzazione statuale e tutto ciò che abbiamo conosciuto almeno nell’ultimo secolo. Per fare cosa? Forse per creare una qualche autorità decisionale che evidentemente, a quel punto, non potrebbe essere espressione della volontà degli elettori in libere elezioni a suffragio universale con voto segreto? In sintesi, andremmo incontro alla fine della Democrazia in ogni sua forma, compresa quella c.d. verticale, e la sua sostituzione con un cervellone planetario che, operando con algoritmi o altro ritrovato della scienza, stabilisca cosa fare e chi debba farlo.
Mi pare una prospettiva da fine del mondo e mi auguro sinceramente, per le prossime generazioni, che quello di Rampini sia un gigantesco abbaglio. Qualche domanda viene naturale: qual è l’interesse di Wall Street, e quindi di coloro che la gestiscono in una posizione di grandissimo potere e di enorme privilegio, tale da indurli a mettere in discussione tutto l’esistente, sovvertire l’ordine costituito e il sistema dominante di cui pure sono fondamentali protagonisti ?  A chi giova creare un nuovo Big Ben dal quale potrebbero venir fuori i promotori come vincitori assoluti ma dal quale essi stessi potrebbero essere travolti per via di un’ondata anomala, non prevista e non prevedibile ? I grandi protagonisti economici e militari, dotati di armi nucleari, Cina, Russia e India in testa, che interesse potrebbero avere ad assecondare un simile disegno rispetto al quale gli effetti, devastanti anche per loro, non potrebbero essere evitati? In che senso l’Europa non sarebbe stata preparata all’invasione dell’Ucraina ? Come avrebbe dovuto reagire? Forse schierando le forze Nato e quindi dichiarando la terza guerra mondiale ? Mi sembra proprio che i conti non tornino.
L’ecologismo è una vecchia bandiera che periodicamente torna prepotentemente a garrire. In parte per fatti oggettivi come l’inquinamento atmosferico, quello acustico, dei rifiuti e delle plastiche, in parte per interessi economici e speculativi, in parte per posizioni politiche di gruppi che intendono sfruttare, a loro vantaggio, la particolare sensibilità che si è creata su questo tema. Qualcuno forse dimentica che in Germania i verdi hanno conseguito percentuali molto alte, oltre il 22%, e in passato hanno anche governato a lungo quando il loro leader era uno degli ex capi del movimento studentesco tedesco, Fischer per sette anni Ministro degli esteri e vice Cancelliere. In Francia e in Italia il movimento NO-TAV è stato molto attivo, in parte lo è ancora, e ha cercato in tutti i modi, anche illeciti, di impedire la realizzazione dell’alta velocità. In Puglia le associazioni NO-TAP contro il gasdotto pugliese hanno portato avanti, per fortuna senza successo, una lotta per la presunta difesa dell’ambiente contro le devastazioni di un’opera che si è rilevata utilissima per fronteggiare la crisi energetica conseguita all’aggressione russa all’Ucraina. In Francia i Gilet gialli hanno messo a ferro e fuoco molti centri fino a quando sono scomparsi all’improvviso com’erano improvvisamente comparsi. Episodi, fiammate, periodi, fenomeni talvolta strani come quello di Greta che sembrava la nuova salvatrice del pianeta. I Gay Pride sono ormai da anni manifestazioni che hanno una componente folcloristica e sono tranquillamente accettati ovunque. I “non etero” non fanno alcuna impressione e ricoprono incarichi importanti oltre a essere protagonisti indiscussi in ampi settori dello spettacolo e della moda.
I problemi piuttosto sono altri, indicati con grande chiarezza dal Presidente Draghi in un forum del Financial Times. La questione demografica anzitutto. L’Occidente rischia di finire perché il numero di nati diminuisce costantemente mentre la durata media della vita aumenta. In tutti i Paesi industrializzati Vi è necessità di avere forza lavoro per la produzione di beni e servizi che il lavoro indigeno non riesce più a garantire. La Germania ha quasi otto milioni di persone che vengono dalla Turchia e riceve ogni anno 500.000 extra comunitari. La Francia, che ha conosciuto il fenomeno di massa dell’emigrazione algerina, ha problemi analoghi anche se minori. Le industrie italiane e una parte del terziario non possono andare avanti se non hanno manodopera per lavori che gli italiani non vogliono fare. Le città e i comuni del sud si stanno spopolando e secondo alcuni studi alcuni capoluoghi e molti comuni interni entro i prossimi cinquant’anni scompariranno. Se la questione non si affronta decisamente e con saggezza, altro che declino, gli occidentali resteranno una specie protetta!
L’unione europea è rimasta nel guado. Draghi afferma che  o l’UE  accelera il processo d’integrazione o sarà destinata a soccombere nella competizione impari con i colossi asiatici. L’ex Presidente BCE, incaricato di preparare un piano strategico di sviluppo europeo, fa l’esempio della spesa militare. Dopo gli USA, i Paesi europei insieme hanno la maggiore percentuale di spesa militare. Essa però non è coordinata e non ha obiettivi strategici prestabiliti. Ciò comporta che molti Stati europei si fanno la concorrenza per ottenere le commesse dagli altri Stati a scapito della capacità militare dell’Unione. In questo contesto, Draghi critica la politica estera degli ultimi Presidenti democratici degli States rilevandone l’indecisione e la scarsa incisività. Come dargli torto, pensando agli enormi danni per gli interventi in nord Africa, con l’appoggio di Francia e GB, e agli errori in Iraq e Afghanistan, con l’appoggio un po’ di tutti ? La questione Israelo-Palestinese ne è un ulteriore prova lampante. Solo Clinton, che passerà alla storia per ben altre e meno nobili ragioni, fu in grado di arrivare vicino ad una pace vera. Dopo, il diluvio fino alla tragica guerra di questi giorni.

 

Fonte foto: Wikimedia CommonsJaqenCC BY-SA 4.0 Deed

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