IL GOVERNO ALLE PRESE CON LE DEVIANZE GIOVANILI

IL GOVERNO ALLE PRESE CON LE DEVIANZE GIOVANILI

di Giuseppe Gullo

I tragici fatti che si sono verificati in varie parti d’Italia, nei quali sono stati protagonisti branchi di giovani delinquenti e vittime giovani donne indifese, ha suscitato giustamente in tutta l’opinione pubblica sdegno e sgomento. Sociologi, filosofi, educatori, docenti e persone comuni hanno dato diverse interpretazioni di fenomeni criminali divenuti diffusi e continui. Il Governo ha dato una duplice risposta, una di presenza e di solidarietà con le visite della Presidente del Consiglio e un’operazione di polizia che ha dato modesti risultati, un’altra legislativa con un decreto legge che ha inasprito le sanzioni nei confronti degli autori e dei familiari che hanno violato l’obbligo di educazione e di controllo nei confronti dei figli minori. Com’è capitato frequentemente i provvedimenti presi in tutta fretta sulla spinta dello sdegno e del clamore, prestano il fianco a molti rilievi critici alcuni dei quali appaiono fondati. Il Governo ha emanato un DL che contiene in parte misure amministrative e in parte penali, alcune delle quali rilevanti come il significativo abbassamento della soglia per richiedere misure cautelari e controlli telefonici e ambientali nei confronti di minori. Forse sarebbe stato opportuno diversificare rimettendo all’organo costituzionalmente competente e cioè il Parlamento, il compito di pronunciarsi su una materia così delicata per la parte penale. Com’è noto, il provvedimento precedentemente in vigore fissava in nove anni la pena edittale del reato contestato per consentire al PM di richiedere l’emissione di provvedimenti cautelari nei confronti di un minore. La soglia viene ora ridotta a sei anni rispetto ai cinque previsti per i maggiori d’età. Una riduzione di un terzo che porta solo a un anno la differenza tra le due categorie. Un esame approfondito in sede parlamentare di un tale provvedimento, che comporta una profonda revisione del modo di concepire la funzione della pena nei confronti del minore, avrebbe consentito un coinvolgimento di tutte le forze politiche, anche dell’opposizione, su un tema che non può essere affrontato solo con l’inasprimento delle misure repressive. Non è sufficiente dire che in sede di conversione il Parlamento potrà apportare modifiche. È un modo sbagliato di considerare l’altissima funzione legislativa come se essa fosse una sorta di potere correttivo nel caso di strafalcioni commessi dal Governo in veste di legislatore.
Sullo spinoso e delicato problema delle devianze giovanili il pugno di ferro non è sufficiente né risolutivo se ad esso non vengono affiancati provvedimenti di sostegno alle famiglie, di miglioramento dei percorsi scolastici e delle strutture di supporto sociale. Se s’intende tentare di recuperare un minore “deviato” occorre tenerlo lontano dal carcere e cercare di intervenire sulla famiglia e sull’ambiente esterno. Di questi problemi si parla in occasione di fatti che creano clamore e preoccupazione per dimenticarli poco dopo con il retaggio di provvedimenti in massima parte frammentari, inefficaci e improvvisati. È’ stato introdotto il c.d. Daspo di quartiere, e cioè la possibilità di vietare al minore di potersi recare in alcune zone della città. Si è fatto riferimento, per replicarlo, al divieto nei confronti del tifoso violento di andare allo stadio e di seguire la squadra in trasferta. Ma lo stadio è un luogo ben individuato e controllabile, sia che la squadra giochi in casa che in trasferta. L’orario dell’evento sportivo è noto con precisione e ha una durata certa e prestabilita. Il Daspo di quartiere pone problemi di più difficile soluzione. Intanto la sua delimitazione geografica, che nei grandi agglomerati urbani non è facilissima, poi l’osservazione che se il branco si dovesse trasferire nel quartiere limitrofo, o comunque in un altro quartiere, il divieto dovrebbe essere esteso all’infinito o quasi. Per non dire dell’orario. Il divieto è permanente in tutte le 24 ore? O è valido in un determinato periodo di tempo?
È stata inoltre data al Questore la facoltà di estendere ai minori l’avviso orale fino a ora limitato ai maggiorenni. In sostanza esso può essere applicato al minore ove l’autorità di polizia ritenga che il minore conduca un tenore di vita superiore alle sue possibilità con proventi presumibilmente di natura illecita. In caso di violazione dell’avviso, il Questore può richiedere all’Autorità Giudiziaria di inibire ai maggiori di 14 anni l’uso del cellulare. Anche questo provvedimento mi sembra di difficile attuazione se si considera che in ogni famiglia circola un numero di telefoni superiore ai componenti e che procurarsene uno in prestito è semplicissimo. Tranne a non volere introdurre un divieto dì carattere generale di utilizzazione del cellulare di chiunque, che rappresenterebbe una obiettiva limitazione di diritti fondamentali di persone terze rispetto ai fatti che hanno dato origine al provvedimento. Un’ultima osservazione sul punto. L’applicazione del provvedimento è basata su un convincimento del Questore che “ ritenga” che il minore abbia disponibilità economiche che non dovrebbe avere. Inoltre la pena nel caso di violazione viene equiparata a quella per i maggiorenni. Uniformare il trattamento e le sanzioni è una strada sbagliata e preclude ogni possibilità di tentare di recuperare il soggetto deviato. Un ragazzino di 14 anni è un adolescente e non può avere lo stesso trattamento degli adulti.
Altri provvedimenti dello stesso decreto hanno contenuto amministrativo e penale nei confronti di chi esercita la potestà genitoriale sul minore nel caso di violazione dell’obbligo scolastico o degli altri provvedimenti dell’autorità amministrativa e giudiziaria, tranne che i genitori non dimostrino di non averli potuto impedire.. Forse sarebbe stato meglio potenziare i servizi sociali e prevedere un loro costante supporto al minore e alla sua famiglia. Le violenze che colpiscono prevalentemente le donne, ma anche categorie deboli come anziani, transgender e portatori di handicap, sono i frutti velenosi di una società malata nella quale la caduta dei valori tradizionali, non sostituiti, e il prevalere del nichilismo, insieme a grandi fenomeni di degrado morale ed economico, soprattutto nelle disperate periferie urbane, hanno cambiato in peggio la qualità della vita. Il fenomeno è planetario e riguarda maggiormente la società occidentale nella quale paradossalmente l’opulenza ha rimarcato le differenze sociali e ha creato nuove povertà che non sono soltanto la mancanza di quanto è necessario per sopravvivere ma anche la solitudine, l’emarginazione, il disprezzo e la commiserazione.
Perfino grandi strumenti di libertà e potenzialmente di riscatto sociale, come l’accesso al sapere sconfinato di internet, in questo quadro diventano tasselli di fenomeni negativi che ruotano intorno al loro uso distorto. I ricatti informatici a sfondo sessuale, l’uso dei media in occasione di eventi estremi, non per aiutare ma solo per mostrare e per apparire, non sono altro che manifestazioni di questo malessere. La risposta non può essere solo repressiva, in una certa misura necessaria ma non sufficiente come dimostra l’esperienza americana percorsa da violenza razziale e dal ripetersi di stragi frutto di devianze per lo più giovanili risultanti di una miscela esplosiva di malessere sociale, violenza e odio contro tutto e tutti. Le severissime sanzioni introdotte nel sistema degli USA non hanno ridotto per nulla l’incidenza del fenomeno. E purtroppo nel Bel Paese non potrà andare diversamente!

 

Fonte Foto: PixabaySuccoTermini

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