IL GOVERNO DEI GIUDICI

IL GOVERNO DEI GIUDICI

di Giuseppe Gullo

Chi abbia avuto la curiosità di leggere il libro di Sabino Cassese pubblicato da Laterza, “il Governo dei giudici”, ha sicuramente trovato molte convincenti risposte alle ragioni della devastante crisi della Giustizia italiana e alla continua e dannosa invasione di campo della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato.

L’autore, oltre al bagaglio di una sconfinata cultura giuridica e umanistica, utilizza una straordinaria esperienza personale di Docente, Giudice Costituzionale e Ministro per esporre con eccezionale chiarezza le cause di questa anomalia italiana e per indicare possibili rimedi che, purtroppo temo, resteranno lettera morta.

Cassese prende lo spunto da dati statistici incontrovertibili relativi all’abnorme durata dei processi civili e penali nel nostro Paese affermando che una giustizia lenta è di per sé Giustizia negata. L’eccezionale numero di giudizi arretrati, sei milioni, è la rappresentazione più cruda di questa realtà ove si rifletta che ciò significa che almeno 12 milioni di persone sono in attesa di una sentenza, spesso da gran tempo. A mio giudizio, tuttavia, non è questo dato, già noto, il nocciolo del ragionamento dell’illustre giurista. La vera questione centrale è invece nella voluta “confusione” che l’ordine giudiziario ha introdotto tra autonomia e autogoverno. La differenza non è di mero termine bensì di sostanza. L’autonomia consiste nella possibilità dell’ordine giudiziario di operare senza condizionamenti da parte di altri poteri e cioè di quello legislativo e esecutivo, restando tuttavia, come la legge prevede, sottoposto al potere di indirizzo e coordinamento del Ministero di Grazia e Giustizia. Autogoverno è invece l’esistenza di un potere del tutto separato che risiede esclusivamente nel CSM, la cui composizione prevede la maggioranza assoluta di due terzi di componenti provenienti dallo stesso ordine che amministra. Ciò ha consentito e surrettiziamente legittimato i comportamenti che ben conosciamo: logiche spartitorie degli incarichi direttivi e  interventi ricorrenti di singoli magistrati o dell’Associazione Nazionale Magistrati su provvedimenti legislativi o del Governo, e ciò in aperta violazione della Costituzione e delle leggi. L’ex Presidente della Consulta richiama Montesquieu e lo Spirito delle leggi, con la nascita del principio della separazione dei poteri elaborato da un filosofo vissuto per buona parte della sua vita sotto il regno del Re Sole, personificazione del potere assoluto dell’epoca.

I Magistrati in Italia hanno costruito un corpo separato, nella sostanza privo di controllo esterno, che ha facoltà di scorrazzare liberamente ovunque condizionando, censurando, interferendo e stravolgendo le regole della democrazia. A conferma ulteriore del suo assunto il prof Cassese porta l’esempio costituito dal fatto, del tutto anomalo e senza analogia, che i posti di vertice della gerarchia del Ministero di Grazia e Giustizia sono ricoperti da magistrati che si trovano a essere, allo stesso tempo, componenti dell’ordine giudiziario sul quale dovrebbero svolgere dal Ministero una funzione di coordinamento e di indirizzo.  Invece di fare il lavoro per cui hanno superato il concorso, e cioè scrivere sentenze, si occupano di questioni che riguardano il loro stesso ambiente di lavoro nel quale prima o poi dovranno tornare. Quali siano le distorsioni che tutto ciò comporta è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere.

Ma v’è di più. Il magistrato chiamato a ricoprire un ruolo di vertice nella gerarchia ministeriale, secondo l’ANM, non deve sottostare alle indicazioni dell’autorità politica che lo ha scelto, cioè il Ministro, che ha per legge un potere di indirizzo e coordinamento, ma dovrebbe agire in piena libertà in nome della difesa di un distorto concetto di autonomia. È pertanto avvenuto, come fu nel caso della creazione della Direzione Nazionale Antimafia, il cui primo decreto nella sua originaria stesura fu preparato da Falcone, che l’ANM e lo stesso CSM ne abbiano chiesto e ottenuto la modifica in quanto troppo aderente alle indicazioni del Ministro che doveva emanarlo; o ancora che siano nominati a capo di dipartimenti importantissimi, come quello penitenziario, magistrati che non  hanno alcuna esperienza specifica e che si trovano per la funzione che esercitano a capo di 41.000 agenti carcerari, un vero esercito, percependo la stessa indennità di comando del Generale che comanda l’arma dei Carabinieri o di quello dei militari dell’Esercito! Siamo al paradosso. Tutto ciò e molto altro ancora corrisponde alla visione “ proprietaria” della Giustizia, la citazione è del prof. Cassese, per cui il giudice che è titolare di un fascicolo ne dispone come meglio crede.

Sono ruoli questi che la magistratura ha esercitato e continua a svolgere per il vuoto lasciato dalla Politica e dalle Istituzioni che avrebbero dovuto colmarlo? Sicuramente ciò è in parte accaduto, ma non può essere una valida giustificazione per l’introduzione surrettizia di un Governo dei giudici che mina alle basi le regole della Democrazia liberale, incrina il rapporto di fiducia tra il popolo sovrano e i suoi rappresentanti e, in ultima analisi, attribuisce all’ordine giudiziario un super potere a un tempo dannoso e pericoloso.

Nel corso di un convegno di presentazione del libro tenutosi alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, uno dei relatori, il prof Padovani, riferiva dei malumori all’interno della Magistratura per la nomina a Guardasigilli del prof. Giuliano Vassalli, eminente figura di studioso del diritto penale, accademico e grande avvocato, in quanto in un’occasione aveva dichiarato che il Ministro di Grazia e Giustizia in Italia era “a sovranità limitata”. Mai espressione fu più aderente alla realtà. Da essa occorre partire nell’interesse del Paese e dei suoi cittadini.

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