IL GOVERNO MELONI, TRA TEMPI DELLA GIUSTIZIA E MISURE BANDIERA

IL GOVERNO MELONI, TRA TEMPI DELLA GIUSTIZIA E MISURE BANDIERA

di Giuseppe Gullo

La statistica è una scienza della quale non si può fare a meno in moltissimi campi. Essa consente di conoscere dati fondamentali in base ai quali vengono assunte le decisioni più opportune ad esempio per aumentare gli screening sanitari di prevenzione delle malattie più diffuse, conoscere la durata media della vita e le sue variazioni, misurare le abitudini alimentari e molto altro. Indica inoltre la durata media dei giudizi sia nel settore civile che in quello penale. Il Ministero di Grazia e Giustizia pubblica periodicamente i risultati del monitoraggio effettuato i cui risultati sono molto importanti per stabilire lo stato di salute della Giustizia italiana. Nel 2022 l’UE ha assegnato somme consistenti al Governo italiano da investire nel settore giudiziario al fine di arrivare entro il 2026 a una consistente diminuzione dei tempi di decisione dei processi fissata nella misura del 40% nel settore civile e del 25% in quello penale. Entro il 2024 viene richiesto l’abbattimento dell’arretrato civile nei Tribunali nella misura del 65% e del 55% nelle Corti d’Appello per arrivare al 90 % entro il 2026. Tempi stretti per risultati molto importanti sul piano numerico. A fronte di questi obiettivi viene finanziata l’assunzione di ottomila addetti all’ufficio del processo e tremila tecnici nel 2022.

Pochi giorni fa il Ministero di Grazia e Giustizia ha diffuso un documento ufficiale nel quale si afferma :” I valori al 30 giugno 2023, confrontati con quelli del 2019 (anno di riferimento fissato nel PNRR) segnalano una decisa accelerazione nella riduzione della durata dei processi calcolata in base al “disposition time”, l’indicatore di durata che misura il rapporto tra i processi pendenti e quelli definiti, con valori di: – 19,2% nel settore civile E – 29,0% in quello penale. Particolarmente decisa la riduzione nell’ultimo anno nel settore penale (- 17,5% rispetto al I semestre del 2022), grazie a un aumento consistente dei procedimenti definiti. In attesa di un consolidamento di tali andamenti, sulla base dei dati dei prossimi mesi, la tendenza registrata nel primo semestre 2023 è in linea con l’obiettivo finale concordato con la Commissione europea, consistente nella riduzione del 25% della durata dei processi penali entro giugno 2026. La durata media di un processo penale, in tutte le sue fasi, è scesa al di sotto della soglia dei mille giorni.

Sulla base di questi dati ufficiali, il Prof Sabino Cassese sul Corriere della Sera si compiace dei risultati raggiunti e valuta come realizzabile l’obiettivo fissato dall’UE , sopra indicato. A stretto giro arriva su Repubblica la smentita clamorosa di Boeri e Perotti, i quali fanno presente molto semplicemente che gli strumenti previsti dal PNRR hanno incominciato a essere introdotti tra febbraio e ottobre del 2022 e che pertanto qualunque valutazione comparativa deve essere riportata a quella data. Se così si opera, sostengono i due economisti, in polemica garbata con Cassese, le variazioni sono praticamente nulle, vicine all’1%. I dati complessivi sono l’effetto di un crollo del contenzioso civile di circa 400.000 processi negli ultimi due anni. L’ex Presidente della Corte Costituzionale replica dicendo che ha riferito dati ufficiali del Ministero e che comunque il tono del suo articolo non era trionfalistico ma realistico. Boeri e Perotti a loro volta rispondono che conoscono bene il documento del Ministero, ma che le variazioni non possono essere imputate al PNRR se non nel periodo 2022/23, tranne a non volere far tornare indietro lo scorrere del tempo!

Il fatto si è che intorno ai fondi provenienti dall’Europa vi è, giustamente, una grande attenzione e un corrispondente interesse. Nessuno vuole rischiare di perdere finanziamenti essenziali per dare ossigeno alla macchina giudiziaria ed in questo senso un uso interpretativo in senso “creativo” delle statistiche può servire. Resta tuttavia , al momento, senza risposta il quesito posto da Boeri e Perotti: se l’assunzione di 11000 unità fosse stata in condizione di avviare decisamente a soluzione il problema della lentezza della Giustizia, bisognerebbe concludere che tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni ed i loro Guardasigilli sono stati del tutto incompetenti e inadeguati. Nessuno può crederlo. I nodi sono molto più aggrovigliati e non sarà semplice scioglierli.

Intanto il Governo, senza curarsi di portare avanti gli impegni formalmente e pubblicamente assunti in materia di Giustizia, vara un ddl con il quale inasprisce notevolmente le pene per una serie di reati ed introduce alcune novità che sono ad un tempo preoccupanti e del tutto inutili o addirittura dannosi ai fini del contrasto all’illegalità. Quella che impressiona maggiormente è l’autorizzazione agli appartenenti alle forze di polizia di detenere, fuori servizio, un’arma privata. Il Ministro dell’Interno, che mai come in questa occasione può essere definito “di polizia”, giustifica il provvedimento come richiesto dalle forze dell’ordine, che potranno così avere “un’arma più leggera rispetto a quella d’ordinanza più pesante”. È quindi una questione di peso e di comodità, non già al fine di potere utilizzare fuori servizio l’arma personale, che si presume sia in grado di uccidere o ferire tranne che non sia un’arma giocattolo. È incredibile che il Ministro possa fare affermazioni simili per cercare di mascherare un provvedimento che, nella sostanza, sottende una mentalità di tipo “americano” che nella pratica non ha per nulla ridotto la quantità dei reati e ha aumentato i fatti di violenza gratuita e non giustificata nei confronti soprattutto delle minoranze razziali. Strada questa estremamente pericolosa, impervia, piena di incognite, sostanzialmente repressiva.

Il provvedimento nei confronti delle donne incinte che delinquono, che consente di non differire l’esecuzione della pena, è anch’esso privo di qualunque reale capacità d’incidenza sul fenomeno delittuoso. L’ipotesi della restrizione in carcere è impraticabile, come sa chiunque abbia un minimo di conoscenza del problema, e le soluzioni amministrative, DASPO e simili, esistono già. Si tratta solo di applicarle e farle rispettare. Per il resto, l’inasprimento della pena  prevista per altri reati è un modestissimo deterrente contro la tendenza a delinquere.

L’impressione è quella che l’Esecutivo abbia voluto mostrare i muscoli come sempre contro chi ha minori difese. Il che, spesso, è segno di debolezza piuttosto che di forza e sicurezza. In tutto questo, qualcuno ha notizie del Guardasigilli?

 

Fonte Foto: Wikimedia CommonsMinistero GiustiziaCC BY 4.0 Deed

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