LE QUESTIONI SUL TAPPETO

LE QUESTIONI SUL TAPPETO

di Giuseppe Gullo

Molte e importanti questioni sono all’esame del Parlamento prima della pausa estiva. Alcune, come il varo della legge elettorale con la quale voteremo all’inizio dell’anno prossimo, sono oggetto di trattative più o meno riservate tra le forze politiche e sono condizionate da interessi di parte largamente prevalenti, purtroppo, rispetto a quelli generali. Gli “strateghi” dei vari partiti che hanno già causato notevoli danni al Paese con leggi confuse, macchinose, ibride e incomprensibili, sono al lavoro per trovare formule astruse che possano garantire la massima rappresentanza alla formazione alla quale appartengono senza curarsi dei segnali di disaffezione e di lontananza del corpo elettorale.

C’è da augurarsi che i parlamentari, liberi dall’incubo di perdere il diritto al vitalizio, percorrano la strada dell’approvazione di una legge proporzionale con voto di preferenza che restituisca all’elettorato la possibilità di scegliere Partito e rappresentanza attribuendo a ciascuna formazione politica il giusto peso secondo la volontà degli elettori.

Due altre questioni agitano il mondo politico e animano il dibattito nella società civile.

La prima è la liberalizzazione della coltivazione della cannabis in misura limitata a quattro piante. Le forze contrarie a questa proposta evocano scenari apocalittici nei quali fiumi di droga scorrono per le strade obnubilando le menti di giovani e giovanissimi consumatori. La Lega e Fdl minacciano barricate, ostruzionismo e crisi di Governo se il Disegno di legge fosse approvato.

La misura in discussione non ha nulla a che vedere con un efficace contrasto all’uso delle droghe pesanti e alle organizzazioni criminali che ne controllano l’importazione e lo spaccio. Non rappresenta affatto l’inizio di un cammino che farebbe arrivare milioni di persone sugli scivolosi e ispidi sentieri della tossicodipendenza.

Nel mondo sono più numerosi i Paesi nei quali l’uso a scopi ricreativi, oltre che terapeutici, e la coltivazione di quantità limitata per uso personale di cannabis, sono consentiti rispetto a quelli in cui sono considerati reato o illecito amministrativo. In tutti i paesi nei quali l’uso e la coltivazione, entro limiti contenuti, sono stati consentiti, non solo non vi è stato un aumento del consumo ma si è registrato un decremento dell’uso di droghe pesanti. Il vecchio e frusto argomento di invitare a pensare ad altro serve solo a non fare, a lasciare tutto com’è.

Lo ius scholae è ancor più della prima una riforma di civiltà. La proposta prevede che i figli di immigrati nati in Italia che abbiano frequentato per almeno cinque anni le scuole italiane possano chiedere la cittadinanza prima del compimento dei diciotto anni. C’è da chiedersi come sia possibile negare un simile diritto e come si possa solo pensare che questo possa aumentare le baby gang o fare crescere nuove generazioni di malavitosi? La delinquenza minorile ha cause ben diverse, legate a fattori sociali e ambientali, all’emarginazione, alla mancanza d’integrazione e a forme latenti e palesi di razzismo. Il riconoscimento della cittadinanza aiuta a superare ostacoli che esistono e che dipendono anche dal diverso status delle persone.

Chi non conosce uno o più extra comunitari che si fanno apprezzare per il loro lavoro, per l’onestà e la serietà e che sono spesso un sostegno importante e difficilmente sostituibile nelle famiglie? Chi non ha riconoscenza per collaboratori che hanno assistito anziani con dedizione e cura? Chi ignora che una buona parte dei lavori che i nostri concittadini non vogliono fare sono svolti, quasi sempre bene, da persone che provengono da paesi molto lontani? Chi non sa che Scampia, Brancaccio o Librino sono controllati da delinquenza Made in Italy?

Chi è nato sul nostro territorio e frequenta le scuole italiane è della stessa nazionalità nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti. Diamo il giusto riconoscimento a chi ha diritto di averlo. Escludere non serve e complica ogni cosa.

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