L’Occidente e la ginnasta di Putin

L’Occidente e la ginnasta di Putin

di Roberto Tumbarello

È stato bloccato a Marina di Carrara dalla Guardia di Finanza, mentre stava salpando per Dubai negli Emirati Arabi, lo Sherazade, un mega yacht di 140 metri del valore di 700 milioni di dollari, immatricolato nelle Isole Cayman, che sembra appartenere a Putin. Se gli appartiene davvero il provvedimento è più che giusto.

Un po’ meno giuste, e certamente assai meno opportune, mi sembrano invece le sanzioni cui la Svizzera intende sottoporre la Signora Alina Kabaeva, 38 anni, ex ginnasta olimpionica russa, che sembra viva in una mega villa nei pressi di Lugano con i suoi due figli, essendo legata sentimentalmente (sembra) a Putin; e credo che il provvedimento provenga dalla stessa corrente di stupidità che mette all’indice Puskin, Cechov e Dostoevskij sol perché anch’essi sono russi.

Al contrario, la “fidanzata” – così la chiamano prudentemente – potrebbe avere un ruolo determinante, essendo madre di due adolescenti, in un’eventuale conversione di Putin o perlomeno potrebbe sollecitare un accordo di pace. Una donna di un certo livello come la Kabaeva – non una delle tante sciacquette che sempre scodinzolano dinanzi ai potenti – può intervenire meglio della diplomazia, del resto palesemente inesistente o comunque ininfluente, e convincere Putin che per il suo prestigio e la serenità dei suoi figli, oltre che di quella del popolo russo, sarebbe più onorevole una pace negoziata senza eccessive pretese, che non potrebbero essere accolte.

È attorniato da gente che gli dà sempre ragione perché non osa contraddirlo. Per non rischiare di cambiare idea, quel tavolo enorme che frappone tra sé e chi va a trovarlo per provare a convincerlo a una tregua delle armi, appare come un ponte levatoio che allontana qualsiasi contatto. Neppure col Papa vuole incontrarsi, anche se penso che lo rispetti e che quindi non potrebbe riceverlo con la freddezza che usa per chiunque. E poi, perché gli farebbe capire che i suggerimenti di Kirill sono falsi e sin troppo interessati, come quelli di tutti i suoi consiglieri che tremano al solo suo sguardo temendo di perdere i benefici accumulati negli anni.

Fare la guerra all’Occidente –in fondo, sembra quasi che l’Ucraina c’entri solo come occasione – è inutile, quindi una cosa molto stupida. La fidanzata, che ci vive, non può non saperlo. Come pure contestare la supremazia degli Stati Uniti, paese democratico, che se l’è conquistata nei decenni grazie ai successi scientifici, economici, culturali e sociali.

I diritti umani delle democrazie liberali sono un baluardo, non una debolezza. Persino l’URSS, che ne era spietata antagonista, aveva finito per riconoscerlo, quando aveva provato a competere con l’Occidente nello spazio, nell’industrializzazione, nelle armi, nella valorizzazione delle risorse naturali.

La guerra appartiene a un passato remoto – non ne faccio una questione umana, ma di convenienza politica e di potere – e crea più problemi e disastri che vantaggi, oltre ai lutti. Anche in caso di vittoria. Per di più l’Occidente sarà sempre il centro del mondo più evoluto, se non altro come opulento mercato di consumo. Il giorno in cui sarà distrutto o impoverito, a chi la Russia venderà gas e petrolio? Dove esporteranno e commerceranno i loro prodotti a basso costo Cina e India? E sino a quando i loro cittadini si accontenteranno di salari di fame? L’Europa – assieme al Nord America e all’Australia – è la gallina dalle uova d’oro che la Russia e tutti gli altri paesi che adesso la osteggiano dovrebbero allevare con cura e proteggere.

Sono cose che Putin stenta a capire – come pure la dirigenza cinese – perché è cresciuto in una dittatura, che è il solo sistema di cui ha fatto parte e che conosce. Ad aprirgli la visione di un orizzonte più vasto e a fargli capire che la considerazione del mondo evoluto è più utile rispetto al timore che può incutergli, potrebbe essere forse proprio l’ex ginnasta che, vivendo in Svizzera, apprezza certamente le opportunità offerte dalla vita nel nostro vituperato Occidente.

E invece noi, anziché valorizzarla, progettiamo sanzioni inutili contro una donna e i suoi figli, che potrebbero essere l’atout per la pace e l’armonia con l’Oriente.

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