Il magma incandescente della giustizia

Il magma incandescente della giustizia

di Giuseppe Gullo

Il pianeta Giustizia nel nostro Paese mi fa venire in mente l’Etna.  Il gran vulcano rumoreggia continuamente, all’improvviso tace e subito dopo esplode con boati paurosi, Lapilli altissimi e gigantesche colonne di fumo si alzano verso il cielo mentre dalle bocche si riversano sui fianchi centinaia di tonnellate di magma incandescente che distrugge tutto ciò che incontra. Allorché la colata si esaurisce resta un paesaggio desolato di pietre scure, enormi, bitorzolute che non consentono alcuna forma di vita e di vegetazione e che resteranno a perenne ricordo dell’evento che si è verificato.

Allo stesso modo, le procure colpiscono con grande clamore prefigurando sicuri colpevoli, rei di trame oscure e pericolose, riempiono d’immagini e dichiarazioni giornali e tv, mettono alla gogna gli indagati, travolgono persone, famiglie, aziende lasciando terra bruciata. Solo dopo molti anni, spesso, tutto si conclude in un nulla di fatto dal punto di vista processuale, ma con enormi costi in termini di violazione dei diritti fondamentali, di lesione delle garanzie costituzionali e di sfiducia dei cittadini nello Stato.

È presto per scrivere con il necessario distacco e il dovuto approfondimento la storia delle vicende che hanno consentito alla magistratura di sovvertire, dagli inizi degli anni novanta del secolo scorso, il sistema democratico che aveva governato l’Italia dal secondo dopoguerra ininterrottamente fino a farle raggiungere un livello di ricchezza senza precedenti. Vi sono ancora troppi fatti oscuri, ingerenze esterne ammesse a mezze parole, servizi segreti coinvolti, organi d’informazione utilizzati come cassa di risonanza e quantità industriale d’ipocrisia e menzogne, per acquisire seria attendibilità documentata. Tutto questo per arrivare a questo punto nel quale le Procure si fanno la guerra una contro l’altra e al proprio interno col solo fine di mantenere il potere, condizionare e tenere sotto tutela Parlamento e Governo e alla fine l’intero Paese.

A fronte di questo sfascio, che è sotto gli occhi di tutti, di cosa si sta discutendo da mesi? Di una riformetta necessitata dalla perentoria richiesta dell’Europa di dare un segnale, fare qualcosa per apparire come intenzionati ad arrivare agli standard degli altri partners europei. C’è qualcuno, che non sia magistrato, che s’intende di questioni giudiziarie che possa sostenere che le norme approvate alla Camera e in odore di modifica al Senato sull’elezione del CSM possano bloccare lo strapotere delle correnti? Che dire poi di chi proclama in pericolo l’indipendenza della magistratura solo perché si chiede di verificare la produttività di chi esercita la giurisdizione in nome del Popolo e addirittura proclama l’astensione? O si tratta invece di vanificare i referendum e dimostrare ai finanziatori di Bruxelles che possono fidarsi.

I fatti mi sembrano di una chiarezza cristallina pur essendo consapevole che il loro significato varia a seconda di chi li esamina. I fatti non esistono, esistono solo interpretazioni, afferma il padre del nichilismo. I pacchettoni di nomine divise tra le correnti in base al loro peso percentuale non sono un fatto? I verbali secretati consegnati dentro e fuori del Csm e inviati ai giornali, non sono un fatto? I fascicoli tenuti sotto chiave per mesi, non sono un fatto?

Qualche giorno fa il Corriere della Sera ha pubblicato un lungo articolo del prof. Cassese sullo stato della Giustizia. Considerata l’autorevolezza dell’autore e le affermazioni in esso contenute, l’ho letto più volte. L’ex ministro e insigne giurista è convinto che le riforme già approvate e quelle in discussione rappresentano una vera svolta epocale che ridurrà drasticamente i sei milioni di processi pendenti e contrarrà del 40% la durata dei giudizi civili e del 25% di quelli penali.

Scrive il prof. Cassese. “I battibecchi su singoli temi hanno fatto perdere di vista il complessivo nuovo concetto di giustizia che alimenta l’intero disegno riformatore, un’idea di giustizia più sollecita, meno pesante, più efficace e nello stesso tempo più mite; una giustizia che rispetta il precetto costituzionale della ragionevole durata dei processi; una giustizia attenta ai settori più sensibili, quali la giustizia minorile, la gestione delle carceri, il diritto di famiglia; una giustizia davvero al servizio dei cittadini. Si può dire che mai governo dedicato tanta attenzione, risorse e capacità innovativa alla giustizia, nello stesso tempo chiamando a collaborare all’impresa tanti esperti e addetti ai lavori”.

Con il rispetto che merita un giudizio così autorevole, mi sembra un libro dei sogni, un bellissimo auspicio, la ricerca di un mondo migliore, più giusto, più solidale più a misura d’uomo.

Mi sono chiesto: da quanti anni il Prof. Cassese non entra in un’aula di Tribunale? Ha mai visitato un carcere e visto le reali condizioni di vita dei detenuti? A quali riforme in materia di diritto di famiglia e di giustizia minorile fa riferimento? Le norme approvate e quelle in itinere sono idonee a fermare lo strapotere delle Procure e a riportare i poteri dello Stato nel loro giusto equilibrio costituzionale? I gravissimi episodi che hanno coinvolto magistrati che rivestono o hanno avuto fino a pochi mesi fa altissime responsabilità di importanti uffici giudiziari sono fenomeni fisiologici o manifestazioni di terribili patologie?

Sarebbe utile ricevere una risposta.

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    Antonio Urzì Brancati 5 giorni

    Ci risiamo. Il parlamento che gli italiani oggi si meritano è alle prese con la “riforma della giustizia”. É fortemente richiesta dall’Unione Europea. Credo però che l’Europa non chiedesse all’Italia solo la riforma del CSM ma la riforma dell’apparato giudiziario nel suo complesso. In Italia paese in cui per una sentenza definitiva, penale o civile che sia, occorre aspettare parecchi anni, anche decenni, di cosa si occupa principalmente il parlamento e, soprattutto, la stampa? Della riforma del CSM. Certo è una riforma importante ma non riguarda la maggioranza dei cittadini. Direi anzi che riguarda una esigua minoranza, il governo, il parlamento, gli amministratori locali, coloro cioè che vogliono “controllare” i loro controllori. Non che meritino l’aureola, specie alcuni magistrati, ma possiamo dire ed anche ad alta voce che fra i politici coloro che non meritano l’aureola sono, in percentuale e non solo, molti di più. Le forze politiche oggi combattono per un controllo e alcuni magistrati si oppongono a detto controllo con tutte le loro forze. Ognuno dei contendenti vuol essere libero di fare il proprio comodo, non solo di continuare a farlo ma di farlo con meno pericolo. E il tutto a scapito della vera riforma della giustizia. Tranquilli Italiani. Avete scelto e coloro che avete scelto vi daranno una ulteriore spaccatura dei poteri, una ulteriore pessima soluzione, chiunque vinca; ma non vi daranno quello che una nazione civile dovrebbe aspettarsi dai suoi politici, dai suoi governanti. In Italia non si investe economicamente quanto il paese meriterebbe. Gli investitori hanno parecchie remore ed una è proprio la lentezza della giustizia civile. In Italia va in galera solo la povera gente, per carità anche la povera gente, se commette delitti, merita la galera, ma i cittadini comuni, i non delinquenti, si aspettano che coloro che rubano allo stato, cioé a tutti loro, vengano puniti in maniera esemplare, vengano impediti dal continuare a rubare e a lottare solo affinchè i loro delitti, le loro ruberie vengano scoperte sempre meno,  punite sempre meno. Un ultimo pensierino rivolto alla stampa. Una volta era proprio la stampa, i giornalisti, che cercavano di proteggere i cittadini. Con dati di fatto, non con semplici illazioni o sentito dire, crocifiggevano, o cercavano di crocifiggere i ladri, gli approfittatori dei poteri istituzionali. Adesso assistiamo allo spettacolo pietoso di una stampa, di giornalisti, sia della carta stampata che delle televisioni, genuflessi davanti al potere, sensibili solo all’esigenza della loro sistemazione e del guadagno pubblicitario del loro padrone; guadagno pubblicitario che, per verificarsi, ha bisogno della complicità della politica che, con i suoi potentissimi mezzi, può determinare la fortuna o la disgrazia di questa o quella testata. Svegliati popolo. Usa bene i sassolini che ti danno ogni volta che vai a votare. Il tuo interesse è l’interesse di tutti. Sei un  popolo che nel corso dei secoli ha superato guerre, carestie,spaccature, lotte fratricide; sei un popolo che ha edificato, che ha raffigurato, che ha musicato, che ha espresso in versi e in prosa ciò che di più bello vi è al mondo. Ora tu, popolo, hai bisogno di una buona politica, di buoni governanti, di buoni amministratori; mostra al mondo cosa sai fare e soprattutto, FALLO. 

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