
PALUMBO – INTERVENTO DI APERTURA ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DI DEMOCRAZIA LIBERALE – 14.02.2026
Care amiche, cari amici, gentili ospiti,
Innanzitutto, un caloroso “benvenuto” all’Assemblea Nazionale di Democrazia Liberale, convocata per darvi conto del lavoro politico che abbiamo fatto, per rinnovare i nostri organi dirigenti e per tracciare il futuro del liberalismo organizzato in Italia al quale lavorerà la nuova governance di Democrazia Liberale.
1.Nel segno della memoria e della riconoscenza
Ma, ancora prima di parlarne, desidero dirvi che apriamo oggi la nostra Assemblea Nazionale nel segno della memoria e della riconoscenza.
Il liberalismo non è soltanto una dottrina: è una civiltà dello spirito, una tensione morale, una vocazione alla libertà che attraversa le generazioni. A questa grande tradizione appartengono due figure che vogliamo oggi ricordare con commozione e gratitudine.
Domani ricorre il centesimo anniversario della morte di Piero Gobetti, morto a Parigi, a soli 24 anni, stroncato dalle conseguenze dei pestaggi degli squadristi fascisti, dopo che la sua rivista La Rivoluzione Liberale aveva subito innumerevoli sequestri e devastazioni.
Ma è questa l’occasione giusta per ricordare qui il prof. Lorenzo Infantino, il nostro maestro, che ci ha lasciati il 18 gennaio dello scorso anno dopo averci onorato coi suoi consigli sino all’ultimo giorno della sua vita come Presidente d’Onore di Democrazia Liberale; la sua inattesa scomparsa ci ha lasciati sgomenti perché privi di quella forza intellettuale che ci aveva trasferito negli anni della sua presidenza, collegando la nostra azione politica all’insegnamento dei grandi padri del liberalismo europeo.
Piero Gobetti ci manca da un secolo; Lorenzo Infantino da poco più di un anno, ma come abbiamo sempre onorato il ricordo di Gobetti a partire dai nostri anni giovanili – la prima associazione che ho fondato nella mia Città di Messina ho voluto chiamarla “Energie Nuove”, ispirandomi alla rivista che Gobetti aveva fondato a soli 17 anni – così onoreremo l’insegnamento di Lorenzo Infantino nell’impegno che abbiamo assunto di sostenere e diffondere il liberalismo del XXI secolo.
Ed è quindi nel nome di Gobetti e di Infantino, sulla scia della loro eredità morale e intellettuale, che apriamo i nostri lavori con la consapevolezza che Democrazia Liberale non è soltanto la custode di una grande tradizione, ma la voce viva di un’idea della società e dell’impegno politico necessario alla vita pubblica italiana, che non abbia paura di parlare di responsabilità, di merito, di rispetto, e che non si chiuda nella nostalgia, ma che torni ad essere progetto politico, educazione alla libertà..
2. Ringraziamenti ai presenti e agli ospiti
E ora qualche ringraziamento: a Voi tutti, che siete qui ad ascoltarmi, spesso affrontando sacrifici e costi personali, per testimoniare che la nostra è una comunità viva, radicata, determinata a incidere nelle scelte del Paese; ma grazie anche ai militanti e simpatizzanti che non hanno potuto essere oggi con noi ma che seguono con interesse e partecipazione quel che andiamo facendo.
E un saluto particolarmente caloroso va ai nostri ospiti, la cui presenza dimostra che esiste un cantiere aperto del liberalismo italiano: che può anche essere un insieme di sigle e personaggi, tutti rispettabili, ma nel suo complesso è emblematico di un’area politica che vuole superare l’isolamento, la frammentazione, e contribuire a creare una proposta politica credibile e incisiva.
Carlo Calenda: Segretario Nazionale di Azione, al quale abbiamo espresso apprezzamento per l’iniziativa verso una “costituente dell’area liberale”, in collaborazione con la Fondazione Luigi Einaudi. Azione rappresenta oggi il principale tentativo di riportare al centro del dibattito pubblico i temi del riformismo liberale, dell’europeismo convinto e della responsabilità nella pratica di governo. La proposta di una Costituente è un invito che va accolto da tutti coloro che rifiutano il bipopulismo e credono nella democrazia liberale come unico argine contro derive autocratiche.
Giuseppe Benedetto: Giuseppe, il mio amico di un’intera vita politica, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, che dieci anni fa ha raccolto la Fondazione nel baratro economico e politico nel quale stava precipitando, e ha saputo conquistarle un grande ruolo pubblico nella difesa dei valori liberali.
A partire dalla difesa della rappresentatività del Parlamento, con la sua strenua difesa della sua originaria composizione nella campagna referendaria per il NO agli ingiusti tagli voluti dal populismo allora imperante,
E ora nella campagna per il “SÌ” alla riforma della Magistratura che porti al necessario completamento quel processo iniziato nel 1989 col Codice Vassalli e poi perfezionato con la riforma dell’art. 111 Cost. per una giustizia che appaia più giusta
Sapere che la Fondazione Einaudi è oggi l’interlocutore liberale più presente nel dibattito culturale e politico, ci rassicura sulla sua capacità di continuare a essere un faro di illuminismo liberale per le nuove generazioni.
Giuseppe Crimaldi, Presidente dell’Associazione Italia-Israele, porterà il saluto dell’ambasciatore Peled che non ha potuto essere qui e che ben conosce la nostra posizione di pieno sostegno all’esistenza e alla sicurezza dello Stato di Israele, entro confini sicuri e internazionalmente riconosciuti, convinti come siamo che Israele è l’unico baluardo di democrazia ed esempio di libertà religiosa, pluralismo politico, progresso scientifico, innovazione e modernità in un Medio Oriente ancora preda di fanatismi ideologici d’altri tempi, che hanno provocato da quasi ottanta anni sanguinose stragi di civili innocenti sino al proditorio massacro del 7 ottobre 2023.
Stefano de Luca: Presidente del glorioso PLI, al cui ricordo tutti noi siamo sentimentalmente legati. Il Partito Liberale Italiano, fondato nell’ottobre 1922 a pochi giorni dalla marcia su Roma, sciolto dal fascismo nel 1924 all’indomani del suo secondo Congresso Nazionale, poi rifondato nel dopoguerra, ha attraversato tutta la storia repubblicana della prima repubblica come custode della tradizione risorgimentale nella difesa dello Stato di diritto e delle libertà civili e infine, dopo l’infausto scioglimento del 1994, rifondato nel 1997 grazie a Stefano de Luca.
Matteo Hallisey: Presidente di +Europa-Radicali Italiani, presidente di +Europa. La sua scelta politica verso una strada autonoma per +Europa, senza subordinazioni a coalizioni predeterminate, merita attenzione e sostegno.
Andrea Bernaudo: Presidente dei Liberisti Italiani, che guida un movimento che ha fatto del liberismo economico la propria bandiera, battendosi per lo Stato minimo, la drastica riduzione della pressione fiscale e la semplificazione normativa.
Ciro Giovanni Palmieri: Presidente dei Liberaldemocratici Italiani, coi quali il dialogo è parte di quello sforzo più ampio per costruire ponti tra le diverse anime del liberalismo italiano.
Pier Camillo Falasca: Direttore de L’Europeista, che non manca di ricordarci che l’Italia è parte essenziale dell’Europa.
Alberico Majatico: di Rivoluzione Liberale, il titolo della storica rivista di Piero Gobetti, quella Rivoluzione Liberale che l’Italia non ha mai compiuto.
Angelo Caniglia: Presidente di Italia Liberale, col quale abbiamo avviato nel 2023 un percorso confederativo, un’alleanza culturale e politica nel tentativo di superare la diaspora liberale.
Corrado Giardina: Presidente di Popolo e Libertà, col quale contiamo di migliorare la collaborazione elettorale iniziata alle elezioni regionali in Campania.
E, last but not least, Marco Montecchi: Il nostro primo Segretario Nazionale, che vorremmo ancora con noi. Marco ha dato vita alla fase costituente di Democrazia Liberale, portando la sua esperienza al servizio del progetto. A lui va la nostra gratitudine per aver gettato le fondamenta organizzative del partito e per aver creduto, insieme a noi, nella possibilità di riportare il liberalismo organizzato in Italia
E ora vorrei ringraziare per l’affettuosa costante collaborazione, che non è mai venuta meno, gli amici che mi hanno accompagnato in questa avventura: cominciando con Fabio Gava, che ha accettato di assumere la segreteria di democrazia Liberale in un momento di crisi esistenziale, e Alberto Marchetti che lo ha affiancato
e poi i miei vicepresidenti, Salvo Carrara e Pippo Rao, e i membri della Direzione Nazionale Pina Briante, Carlo Cafiero (nella doppia veste di coordinatore regionale della Campania) Barbara Tosoni, Guido D’Amico,
i nostri tesorieri (di un tesoro che non c’è) Elio Vitale e Filippo Spadaro, che hanno amministrato sapientemente quel poco che abbiamo di risorse dovute ai nostri personali contributi;
e infine i nostri coordinatori regionali Gionni Antonini, Filippo Bacchetti, Nino D’Africa, Filippo Giorgi, Marco Imperio, Claudio Marchesino, Massimo Savoia, Immacolata Salis e Filippo Spadaro,
e i nostri responsabili di settore Salvo Carrara, Gianludovico De Martino, Giovanni Mollica e Rosanna Cocomero.
3. E VENIAMO A NOI, A QUEL CHE VORREMMO FARE PER LA NOSTRA ITALIA E PER L’EUROPA, SULLA BASE DEI NOSTRI VALORI
Siamo un partito giovane, rifondato nel 2021, ma ci consideriamo tra gli eredi della grande tradizione liberale italiana ed europea che vede il suo orizzonte politico nella centralità della persona, dello Stato di diritto, dell’economia di mercato, dell’europeismo e dell’atlantismo, della laicità delle istituzioni e del rifiuto radicale di ogni populismo, sovranismo e deriva autocratica.
Democrazia Liberale vuole portare anche in Italia il liberalismo europeo del XXI secolo, per realizzare un equilibrato rapporto tra il massimo possibile di libertà civili ed economiche, di pari opportunità personali, di promozione sociale e di contendibilità del potere e il minimo indispensabile di autorità statale, nel rispetto dei doveri inderogabili di solidarietà sociale senza la quale anche le società liberali finiscono per deperire.
Vogliamo una società aperta, fondata sulla libera competizione e sulla meritocrazia, presidiata da regole che garantiscono pari opportunità attraverso l’ascensore sociale dell’istruzione, accogliente per chi condivide i nostri valori e giustamente severa verso chi li rifiuta. Questi principi sono il nostro metro di giudizio quotidiano per misurare ogni alleanza, ogni battaglia, ogni proposta politica.
E, insieme a questa che è la nostra bussola, ci sono le nostre posizioni essenziali, quelle che non sono negoziabili.
4. La nostra visione del mondo
Mentre sappiamo che Israele è l’unico baluardo di democrazia in Medio Oriente, ci permettiamo di ricordare che la pace si costruisce col reciproco riconoscimento del diritto all’esistenza e alla sicurezza di tutti gli abitanti della regione, quale che ne sia la nascita, la condizione sociale ed economica, la credenza religiosa, l’orientamento politico. La formula “due Stati liberi per due popoli, e due popoli diversi per due Stati vicini e amici” resta per noi l’unica prospettiva praticabile per una pace giusta e duratura.
Non meno fermo è il nostro sostegno alla coraggiosa lotta dell’Ucraina per la sua libertà, avamposto avanzato della democrazia liberale europea contro l’aggressione imperiale russa, che dura ormai da quasi quattro anni. Democrazia Liberale è al fianco dell’Ucraina, che va sostenuta con aiuti civili e militari e sanzioni severissime per chi l’ha aggredita, Whatever It Takes, finché sarà necessario, perché “la libertà europea si difende sulle rive del Dnipro, come sotto le mura di Gerusalemme”.
Il tradimento della solidarietà occidentale del dopoguerra, che si sta sempre più consumando sull’altra riva dell’Atlantico, con dazi irragionevoli, sgarbi istituzionali e reiterate minacce, ci obbliga a una scelta che abbiamo troppo a lungo rinviato, quella di affrancarci economicamente e militarmente dalle garanzie d’oltre oceano per fare finalmente da soli quello che noi europei avremmo dovuto fare da tempo, quando abbiamo delegato ad altri la nostra sicurezza civile e militare, senza di che saremo alla mercé del vicino più aggressivo e del lontano più arrogante.
5. La nostra prospettiva politica
Il nostro orizzonte resta un polo liberale-riformatore capace di superare il bipolarismo e offrire un’alternativa credibile: “Liberalismo vuol dire mercato aperto, ma anche mobilità sociale; concorrenza, ma anche condizioni di partenza eque”: uguali alla partenza, diseguali all’arrivo!
Non c’è contraddizione tra questi elementi: sono le due facce della stessa medaglia liberale. La libertà economica senza pari opportunità diventa privilegio e squilibrio verso l’alto; le pari opportunità senza libertà economica portano al livellamento verso il basso.
Vogliamo un’Italia dove:
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Il merito sia premiato e non mortificato da corporativismi e rendite di posizione;
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L’ascensore sociale torni a funzionare attraverso una scuola e un’università di qualità, accessibili a tutti i talenti indipendentemente dalle condizioni di partenza;
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Lo Stato sia leggero ma autorevole, capace di fare bene poche cose essenziali anziché fare male moltissime cose inutili;
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La burocrazia sia semplificata drasticamente, perché la libertà muore sotto il peso di regole inutili e procedure kafkiane;
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Le libertà economiche siano difese contro statalismo e assistenzialismo, nella consapevolezza che la ricchezza si crea solo con la libera iniziativa;
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Le libertà civili siano garantite contro ogni forma di paternalismo autoritario, perché le libertà sono indivisibili;
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L’Europa torni ad essere il nostro orizzonte, nella prospettiva federalista di un’Europa unita tra chi ci sta, capace di difendere i suoi valori e i suoi interessi nel mondo
6. E, qui e ora, due cose che riteniamo essenziali per l’Italia:
a) La riforma della magistratura
Tutti i liberali, quale che sia la loro attuale collocazione politica, sono sempre stati favorevoli alla sostanziale separazione tra chi accusa e chi giudica; ed è quindi naturale che Democrazia Liberale si trovi schierata per il SÌ al referendum sulla riforma della magistratura, contribuendo al Comitato “SÌ SEPARA“, promosso dalla Fondazione Einaudi,
b) Una legge elettorale finalmente costituzionale
Ci battiamo da anni perché l’Italia torni ad avere una legge elettorale conforme alla Costituzione, come certamente non sono quelle hanno provocato il falso bipolarismo della cosiddetta seconda repubblica, in cui le due fasulle coalizioni sono concordi solo per la conquista del potere, ma sono in disaccordo su quasi tutto il resto, mentre vanno inseguendo l’ultimo voto disponibile degli italiani che si allontanano dalla partecipazione elettorale.
Quello che auspichiamo e per il quale continueremo a batterci è un sistema realmente rappresentativo, che non consenta a una minoranza elettorale di trasformarsi artificialmente in maggioranza parlamentare.
E siccome si va oggi parlando anche di proseguire su questa perniciosa strada addirittura ipotizzando di introdurre un premio di maggioranza alla coalizione che consegua appena il 40%, ci viene in mente l’antico monito di Luigi Einaudi allorché, nel suo Taccuino del Presidente, scriveva lapidariamente:
” La massima contrarietà sarebbe eccitata da una norma di legge, la quale dichiarasse che deve essere attribuito un premio a quella lista o combinazione di liste la quale raggiungesse almeno il 40 o 45 od anche il 48 o 49% dei voti validi“.
Queste parole del Presidente Einaudi, scritte più di settant’anni fa, conservano un’attualità sconcertante e rappresentano per noi un monito e una bussola nelle battaglie per una legge elettorale giusta.
7. Il nostro orizzonte
Voglio qui riaffermare il nostro apprezzamento per l’iniziativa del senatore Calenda e della Fondazione Einaudi tesa a superare l’attuale bipolarismo che ha delegittimato il ruolo della politica, impedito lo sviluppo del Paese, negato ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti, disincentivato la partecipazione elettorale e messo a rischio l’impianto istituzionale della Repubblica.
L’auspicio è che questo progetto sia accolto da tutti coloro che si riconoscono nella cultura liberale, andando oltre le sigle, i protagonismi e le ambizioni personali per difendere il modello della democrazia liberale, l’unico in grado di garantire le libertà e i diritti fondamentali di ogni individuo contro derive populiste, sovraniste e autocratiche.
Dopo una trentennale assenza del liberalismo organizzato, Democrazia Liberale è pronta a “fare la sua parte” per offrire agli italiani un’alternativa all’attuale quadro politico.
Lo facciamo con la consapevolezza che con le coalizioni, o presunte tali, che oggi si combattono, e fino a che saranno quel che sono oggi, i liberali non possono fare alcun percorso comune, perché siamo consapevoli che nessun governo può essere credibile sullo scenario internazionale se non condivide una posizione chiara su ciò che sta accadendo oltre i nostri confini, in un’Europa e nel mondo.
8. La mia scelta personale
Consentitemi ora una nota personale. Avendo raggiunto un certo numero di anni, non pochi, dopo una vita dedicata all’impegno politico e civile in nome del liberalismo, penso che debba toccare ad altri di prendere il testimone.
Non è un disimpegno ideale: continuerò a sostenere Democrazia Liberale, a dare il mio contributo ogni volta che mi sarà richiesto, a mettere a disposizione la mia esperienza. Ma uno dei doveri di chi ha guidato è sapere quando passare il testimone a chi ha davanti l’orizzonte temporale e l’energia che il ruolo richiede.
Ho avuto l’onore di guidare Democrazia Liberale in questi anni di rifondazione, di contribuire a riportare in Italia una fiammella di liberalismo organizzato dopo trent’anni di assenza, di tessere relazioni con le altre formazioni liberali, di battermi per i nostri ideali nei momenti più difficili. Ora è tempo che altri, più giovani e più determinati, prendano le redini del partito e lo conducano verso le sfide del futuro.
9. Le proposte per la nuova leadership
Penso a Giancarlo Morandi, che oggi non ha potuto essere con noi perché reduce da un importante intervento chirurgico, già Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, figura di esperienza istituzionale e di solida cultura liberale.
Penso al mio amico, posso dire al mio allievo, Alberto Marchetti, che nella Gioventù Liberale del tempo che fu ha dimostrato passione, rigore e capacità organizzativa. Marchetti rappresenta la nuova generazione di liberali italiani, quella che non ha potuto vivere pienamente la stagione del PLI, ma che ha deciso di non piegarsi alle tante opportunità che gli si sono presentate e di continuare invece a coltivare gli ideali liberali. La sua energia, la sua preparazione e la sua determinazione sono le qualità che servono per guidare il partito nella fase che si apre.
Toccherà a Giancarlo e Alberto di individuare chi dovrà affiancarli negli organi di partito.
Chiedo a loro di consolidare e sviluppare le linee che abbiamo tracciato:
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Il dialogo con Azione per la Costituente Liberale, lavorando per un progetto comune che riporti il liberalismo al centro della scena politica italiana;
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Il legame con la Fondazione Einaudi, custode del pensiero liberale italiano e fucina di idee per le battaglie di oggi e di domani;
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La collaborazione con l’Associazione Italia-Israele e il sostegno alla causa della libera Ucraina, per difendere i valori della democrazia e dello Stato di diritto anche nel contesto internazionale;
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La convergenza possibile con tutti i liberali disponibili e con tutte le formazioni che si richiamano alla tradizione liberale, perché solo facendo massa critica potremo pesare nel dibattito pubblico e nelle scelte del Paese. Dobbiamo essere “UNITI NOI, PER UNIRE ANCHE GLI ALTRI!“
Care amiche, cari amici, oggi non eleggiamo soltanto i nostri organi statutari: decidiamo se, dopo trent’anni di marginalizzazione, il liberalismo italiano possa tornare protagonista.
Benedetto Croce ci ricordava che “il liberalismo non è una dottrina, ma la vita stessa dello spirito che non tollera costrizioni“.
E Luigi Einaudi, , ci ammoniva: “La libertà economica e civile non è mai data una volta per tutte, ma va riconquistata ogni giorno con tenacia e responsabilità“.
Consegno questa responsabilità alla nuova guida con fiducia e serenità, sapendo che Democrazia Liberale è chiamata a essere, nel XXI secolo, quel “partito della libertà” che Croce sognava ed Einaudi praticò: aperto al futuro, fedele ai principi, unito nel servire la causa della persona libera contro ogni tentazione autocratica.
Continuerò a servire la causa liberale da militante e testimone, con la stessa passione di sempre ma con la consapevolezza che il futuro appartiene a chi viene dopo di noi.
Ed è con questo spirito che dichiaro aperti i lavori dell’Assemblea Nazionale di Democrazia Liberale.
Grazie per l’attenzione.
Articolo sul sito di radioradicale.it

