
RIFLESSI DEL ” NUOVO” EQUILIBRIO MONDIALE SUL FUTURO DELL’EUROPA
di Salvatore Carrara
Dopo la fine della guerra fredda, con la caduta del muro di Berlino, sembrava ormai un ricordo lontano quello delle cruente guerre che hanno sconvolto il nostro continente. Abbiamo vissuto un lungo periodo di pace. Purtroppo, oggi ci troviamo in una pericolosa situazione che evoca il ritorno alle armi e ci costringe a fronteggiare, oltre agli sconvolgimenti climatici, una nuova sfida, la rottura degli equilibri mondiali. I conflitti in corso, la rielezione di Trump e il senso di accerchiamento sempre più forte patito dall’Europa, tra la guerra di Putin in Ucraina che sta per entrare nel quinto anno, le mire di Trump sulla Groenlandia e la concorrenza formidabile della superpotenza industriale cinese, non lasciano prevedere un futuro di sicurezza.
Di fronte alle nuove sfide che ci troviamo oggi a fronteggiare, risulta sempre più pressante la necessità di progettare l’ Europa del domani che protegga il principio di democrazia e ci consenta un futuro di pace, cooperazione e benessere dei nostri cittadini. È ormai improcrastinabile un esame dell’intero concetto di Europa che ne privilegi l’unità e i valori comuni, condividendo lo stato di diritto, il rispetto dei diritti fondamentali e che promuova una sempre maggiore integrazione.
L’attuale strategia statunitense ha spostato la sua attenzione dall’occidente all’indo-pacifico. Ecco, quindi, che la prima conseguenza di tale politica porterà a una riduzione della presenza militare statunitense in Europa, Medio Oriente e Africa, mettendo in discussione la stessa esistenza della NATO che ha assicurato e assicura una forte DETERRENZA. Ne consegue l’esigenza per l’Europa di assumersi gradualmente la responsabilità della sua difesa. L’Europa dovrà adottare una nuova strategia con un approccio transnazionale e accordi di sicurezza bilaterali, e ricercare l’autosufficienza regionale per fronteggiare la nuova strategia di Trump. Se gli Stati Uniti decidessero di abbandonare militarmente l’Europa, verrebbero ritirati circa 65.000 soldati più 20.000 che sarebbero inviati, in caso di crisi, per rafforzare i confini soprattutto con la Russia, senza contare la capacità di intelligence legata principalmente all’osservazione satellitare, all’intercettazione elettronica e al ricorso all’ intelligenza artificiale che assume sempre più importanza.
Come anticipato dalla testata francese La Lettre, gli Stati Uniti di Donald Trump avrebbero lasciato il controllo di due dei tre principali comandi operativi della Nato agli alleati europei. L’Italia assumerebbe la guida del Joint Force Command Naples, responsabile del fianco Sud dell’Alleanza, mentre il Regno Unito prenderebbe in mano il Joint Force Command Norfolk, orientato all’Atlantico del Nord. Germania e Polonia si alternerebbero invece alla testa del JFC Brunssum, sul fianco orientale, Washington conserverebbe il Comando Supremo Alleato in Europa “Saceur”.
In pratica, gli Stati Uniti continuano a dominare la pianificazione delle capacità aeree, terrestri e marittime dell’alleanza, oltre all’infrastruttura di comando, controllo e tecnologia. La presenza in Europa di partiti nazionalisti ed euroscettici frena l’adozione di risposte tempestive comuni. Altrettanto evidente è l’incapacità dei leader dell’Unione di immaginare nuove risposte tempestive comuni. Il rapporto Draghi del settembre 2024 sulla competitività europea vedeva investimenti in tecnologia, completamento del mercato unico, difesa comune, transizione energetica e soprattutto una maggiore cessione di sovranità dai Paesi alle istituzioni Ue. l’Europa ha fatto qualche passo avanti per rafforzare la propria difesa ma siamo ancora lontani dalla necessaria piena integrazione.
Alla luce del crescente unilateralismo di Trump, occorrerebbe ricorrere ad una efficace capacità di decisione, frenata oggi dalle divisioni in seno alla UE. I tempi stringono, i focolai di ostilità aumentano di giorno in giorno, mentre permangono le guerre in corso con risvolti negativi sul mondo occidentale. La nuova minaccia proveniente dall’Iran contribuisce ad accrescere questo clima di incertezza e rappresenta un elemento di grave pericolosità per il nostro continente che dovrà ricorrere a un incremento e ammodernamento degli armamenti che, naturalmente, richiedono un significativo impiego di fondi e lunghi tempi di realizzazione.
Essendo necessario un riarmo difensivo delle Nazioni componenti, in attesa della possibile creazione di una capacità difensiva europea comune, ostacolata oggi da ricerca di potere e interessi industriali da parte dei vari paesi, si dovranno accettare sacrifici finanziari nazionali, ma anche idealistici e morali legati alle abitudini pacifiche del passato, convinti che, in caso di minacce di conflitti, chiederebbero l’impegno di tutte le popolazioni. Naturalmente questi nuovi assetti servirebbero soprattutto da deterrente. La pace alla quale ci eravamo abituati e che ci ha illuso di poter vivere in serenità dedicando le nostre risorse alla soluzione dei problemi che assillano l’umanità, è ora in pericolo e occorre prendere immediati provvedimenti, mettendo da parte gli esistenti egoismi regionali che hanno bloccato sin adesso qualunque progetto di reale unificazione costituendo una Federazione di Stati.
Immagine generata con IA (Google Gemini)

