
PIANO DI PACE O DI RESA?
di Guido Di Massimo
Putin – identificandosi e personificandosi nella sua Unione Sovietica – nella quale si formò e della quale subì il trauma dell’implosione con la conseguente liberazione e rinascita di realtà statali indipendenti – ha dichiarato che rivuole quello che gli è stato sottratto.
Con le sue parole Putin ha una volta di più affermato in modo chiaro il suo obiettivo, o più esattamente la missione a cui sente che la Storia lo ha chiamato: ricreare l’Impero. Un impero che, pur sotto l’ideologia del comunismo, non era altro che il vecchio impero zarista, con la sua paura delle invasioni, generata forse, come ha osservato qualcuno, da quel trauma collettivo che fu la terribile invasione dei mongoli nel XIII secolo, e mantenuta dalle scarse difese naturali dei suoi territori. Una paura che ha portato la Russia a trovare sicurezza nell’allontanare il più possibile i confini dell’impero dal suo centro, e quindi a ingrandirsi inglobando il più possibile i vicini, tra i quali i paesi dell’Europa orientale. E, tra i paesi “persi” che Putin rivuole, l’Ucraina è il primo.
È solo questa la ragione della sua aggressione a questo Stato. Ed è in base a questa considerazione che vanno visti i suoi comportamenti, compreso il “piano di pace” concordato con Trump, piano che è in realtà un piano di resa che predispone l’Ucraina a nuove aggressioni. Una predisposizione da realizzare rendendo l’Ucraina inerme, ovvero con forze armate ridotte e inoffensive, libera dalla presenza di forze alleate e fuori dalla Nato. Il tutto per poter tra un paio d’anni aggredirla di nuovo per completare l’opera di una sua completa riannessione nell’impero russo.
L’attuale situazione è difficile: per l’affaristica simil-alleanza tra Putin e Trump, per il distacco degli USA dall’Occidente e per il fatto che l’Europa è rimasta quasi sola a sostenere questa nostra marca di frontiera che si chiama Ucraina.
Con la sua eroica guerra di difesa dall’aggressione russa l ’Ucraina ha marcato la sua identità e l’Europa, sostenendola, sta rafforzando la propria unità. Ma siamo in mezzo al guado: o avremo il coraggio e la fermezza di procedere sulla via intrapresa di sostenere l’Ucraina a ogni costo, o finiremo tutti per soccombere schiacciati come il classico vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.
Il futuro di quest’isola di libertà che si chiama Europa è nelle nostre mani. Dobbiamo fare il necessario perché un giorno i nostri posteri non debbano a loro volta rimproverarci viltà, mancanza di lungimiranza e la loro riduzione in servitù.
Foto generata con AI Google Gemini

