UNA NUOVA PROPOSTA PER IL PARTITO DELLA REPUBBLICA

UNA NUOVA PROPOSTA PER IL PARTITO DELLA REPUBBLICA

di Giuseppe Gullo

Un comunicato del leader di Azione, Carlo Calenda, e del Presidente di Democrazia Liberale, Enzo Palumbo, rende noto l’accordo politico sottoscritto tra le due formazioni per partecipare insieme alle prossime elezioni europee con l’obiettivo di costruire un’area politica “…che metta insieme i movimenti liberali, repubblicani, liberalsocialisti, popolari e riformatori, nell’intento di superare l’attuale bipopulismo”. A giudizio di ‘Azione-PER” e “Democrazia Liberale’ che parteciperanno insieme ad altri e e con i rispettivi simboli alle prossime elezioni di giugno “è necessario che l’Italia faccia la sua parte nel contesto delle libere democrazie europee e atlantiche per il rafforzamento della capacità difensiva dell’UE contro i rischi crescenti provenienti dalle autocrazie illiberali“.
L’intesa raggiunta è finalizzata alla nascita di un Partito che rappresenti tutta la vasta area di elettori che fanno riferimento agli ideali, alla cultura, ai valori liberali, socialdemocratici, repubblicani, popolari sturziani, europeisti e occidentali che hanno consentito all’Italia di diventare un grande Paese sviluppato, pacifico, progressista, tollerante e aperto alle novità del nuovo millennio.
Insomma, una novità politica di vasto respiro non limitata alla scadenza elettorale ma che si propone l’ambizioso programma di fare nascere una forza  di centro che possa rappresentare un’ampia area troppo a lungo rimasta priva di voce e di presenza sulla scena politica.
Questa iniziativa prende corpo nel momento in cui il Paese è governato dalla coalizione di centro destra che ha al proprio interno fortissime ed evidenti contraddizioni in materia di politica comunitaria. La Presidente del Consiglio, forse per necessità, forse per scelta tattica, ha abbandonato le posizioni più estreme che l’avevano vista schierata sulle posizioni del premier ungherese, del Fronte Nazionale lepenista e dell’estrema destra spagnola di Vox, dei quali ha condiviso pubblicamente le scelte. Il suo avvicinamento all’attuale Presidente della Commissione, candidata dei popolari a un secondo mandato, ha tutto il sapore della ricerca di una credibilità con i partners europei che non è stata per nulla acquisita. Ne è prova, da ultimo, l’esclusione italiana dal vertice franco-tedesco-polacco che configura una nuova leadership europea. La fiducia si guadagna sul campo ed è la conseguenza di comportamenti coerenti e univoci. FdI è ben lontana dall’averla conquistata e non basta qualche “aggiustamento” di linea per raggiungerla.
La Lega è dichiaratamente euroscettica, sostanzialmente filo russa e giustamente giudicata inaffidabile. Cavalca, come può, il malcontento di chi non crede nella prospettiva dell’integrazione europea e non intende abbandonare nazionalismi ampiamente superati.
Forza Italia, di cui non è in discussione la vocazione europeista, sta tentando di fare un risultato elettorale migliore di quello della Lega, ma, in questa attesa, sembra ancora un vaso di coccio tra quelli di ferro e non riesce a fare sentire nella coalizione di maggioranza la sua voce con la forza e determinazione che ci vorrebbe.
Sul versante dell’opposizione, i 5S cercano di trarre benefici elettorali da una posizione pacifista che tale non è, ma rappresenta una linea anti occidentale e ostile all’Alleanza nord atlantica. Non si è pacifisti consegnando una parte del Paese aggredito, l’Ucraina, all’aggressore, la Russia, tagliando i rifornimenti e gli aiuti militari a chi si difende contro la violenza e l’arroganza di un neo imperialismo liberticida. È mistificatorio invocare la pace quando è evidente che in tali condizioni essa sarebbe soltanto una resa senza condizioni all’invasore.
Allo stesso modo occorre fare tutto il possibile per arrivare ad una tregua effettiva in Medio Oriente fermo restando il diritto di Israele di difendere la sua sopravvivenza e di difendersi dagli attacchi di Hamas e dell’Iran. Qualunque distinguo su questo punto significa favorire gli integralisti islamici e le dittature musulmane che negano i fondamentali diritti civili ai popoli che governano.
Il PD vacilla e ondeggia inseguendo l’idea di un campo largo che non esiste e non è praticabile. I Democratici sono attraversati da simpatie filo palestinesi che celano maldestramente incomprensibili rancori anti occidentali e anti americani. La scelta di campo non consente perplessità e non lo consente neppure la scelta della creazione di una forza militare europea che sia anzitutto di pace e di difesa ma serva a consentire al vecchio Continente di avere una reale forza di persuasione nei rapporti tra Paesi in conflitto.
Nella c.d. prima Repubblica l’area di centro, tra DC e PCI, valeva oltre il 20% dell’elettorato e rappresentava una forza di stabilità e di progresso sociale. La nuova coalizione che si presenterà alle Europee con i suoi simboli uniti per costruire un nuovo soggetto politico, forte di una grande ed importante tradizione culturale e politica, deve guardare a quell’orizzonte adeguando le sue proposte politiche alle novità che il tempo che viviamo impone, nella piena consapevolezza che i grandi valori del Liberalismo e della Socialdemocrazia rappresentano stelle polari e garanzia di Democrazia contro nuovi e vecchi populismi e nazionalismi.

 

Fonte Foto: Wikimedia CommonsHariseldon 74CC BY-SA 4.0 Deed

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