VUOI VEDERE CHE IL GIUSTIZIALISMO HA INFETTATO ANCHE IL CORSERA?

VUOI VEDERE CHE IL GIUSTIZIALISMO HA INFETTATO ANCHE IL CORSERA?

di Giuseppe Gullo

L’attacco più duro contro la politica del Governo in materia giudiziaria non proviene dalle opposizioni. PD e 5s sembrano rincorrersi a vicenda alla ricerca del posto privilegiato in difesa di un giustizialismo dannoso per i cittadini e di paladini della sacralità della magistratura. Il Corriere della Sera, invece, abitualmente cauto nelle sue posizioni, affonda i colpi con violenza accusando il Governo e il Ministro Guardasigilli di introdurre norme che porteranno alla paralisi della giustizia penale. Fa di più. Accosta i provvedimenti dell’esecutivo in carica a quelli dei Governi Berlusconi che “avevano l’obiettivo di fare prescrivere i reati contestati al Cavaliere“. Di quali provvedimenti si tratta? Il primo all’esame del Senato, approvato in prima lettura con i voti della maggioranza, di IV e di Azione, prevede che le misure cautelari debbano essere assunte da un Collegio di tre giudici, previo interrogatorio dell’indagato. Questa norma creerà, a giudizio del giornalista del quotidiano milanese, un blocco dell’attività giudiziaria in materia penale, in quanto il numero di giudici non sarà sufficiente a svolgere il lavoro loro assegnato dovendo comporre il collegio oltre a svolgere la normale attività. Tanto più, aggiunge, che il divieto di occuparsi di inchieste nelle quali hanno in qualche modo avuto un ruolo, creerà una serie di incompatibilità che ingripperanno gli ingranaggi. Tranne, considera sarcasticamente il redattore, a non volere spostare giudici dal settore civile a quello penale. Sembrerebbe, leggendo l’articolo, che i nostri Tribunali siano con vuoti di organico spaventosi.
La riforma, se vedrà la luce, come è auspicabile, è invece sacrosanta. Impone ai PM di ascoltare l’indagato prima di richiedere la misura cautelare. Vi è qualcuno in buona fede che possa negare questo diritto a chi rischia di andare in galera o ai domiciliari? L’indagato non può dare al magistrato la sua versione dei fatti? O deve farlo solo nell’interrogatorio di garanzia? Siamo seri. È un’anomalia inspiegabile quella di essere destinatari di una misura cautelare senza avere conoscenza dei fatti contestati e senza essere stati sentiti prima che essa venga emessa. Attualmente è il Gip, monocratico, che si pronuncia sulla richiesta del PM. Un provvedimento grave come la limitazione della libertà personale è opportuno che passi al vaglio di più giudici per evitare o limitare ciò che spesso accade, e cioè che la misura cautelare non sia necessaria o sia sproporzionata rispetto ai fatti contestati e alle prove assunte. È ovvio che la composizione collegiale non garantirà l’esattezza della misura applicata, ma sarà garanzia di maggiore ponderatezza. La perfezione non è di questo mondo ma quando è in discussione la libertà dei cittadini tutte le cautele e le tutele degli indagati sono benvenute.
Gli organici sono in sofferenza? Lo sono in misura ridotta e a livello fisiologico. In Italia i magistrati sono più che in Francia, sono pagati il doppio dei colleghi d’oltralpe e i tempi di decisione dei nostri processi sono anch’essi doppi rispetto a quelli francesi. Questi sono fatti. Il resto è solo il tentativo di vedere disegni a favore di chi delinque, quando invece vi è solo la volontà di arginare un uso abnorme di strumenti eccezionali, che privano i cittadini di diritti fondamentali e le cui conseguenze si ripercuotono violentemente sulla sfera personale, affettiva e professionale di chi li subisce. Chi ha pratica di Tribunale sa che quando i giudici lavorano seriamente l’arretrato viene abbattuto e non se ne forma di nuovo.
Il secondo rilievo riguarda l’approvazione della nuova legge in materia di prescrizione. È giusto invocare un regime transitorio che metta ordine e regoli un sistema che ha subìto molti e contrastanti interventi legislativi. Da questo a sostenere che le Corti d’Appello saranno intasate dalla difficoltà di applicazione delle leggi che si sono succedute, corre e molto. L’articolo sostiene che questo sistema ”per ingrippare e rendere ancor più instabile la macchina giudiziaria, sarà persino più efficace, benché assai meno visibile, di un diktat berlusconiano che 20 anni fa avesse imposto per decreto un maxi rallentamento dei ruoli di udienza dei processi”. Affermazione quest’ultima tanto più inquietante in quanto fa riferimento a un provvedimento che non c’è mai stato e che forse corrisponde ad un incubo di chi vedeva Belzebù ovunque con le fattezze del compianto ex leader di Forza Italia.
Nordio viene dipinto come un ministro tutto preso dalla volontà di rendere complicato il lavoro dell’ordine giudiziario di cui ha fatto parte per oltre 40 anni. È ingeneroso, oltre che contraddetto dalla sostanza di molti dei provvedimenti che ha firmato. Il mondo giudiziario è sofferente. Le carceri scoppiano e dall’inizio dell’anno vi sono già stati 15 suicidi, la sfiducia nell’applicazione di una pena giusta e rapida cresce, la giustizia civile è in coma, e si guarda la pagliuzza e cioè l’abrogazione dell’abuso d’ufficio mentre si ignorano le travi che destabilizzano il sistema.
A proposito dei rilievi sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio, così pesantemente contestato, è stato presentato dalla maggioranza un emendamento che introduce la depenalizzazione della responsabilità dei medici. Non ho letto alcuna critica a questa proposta, che viene motivata dal fatto che oltre il 90% dei procedimenti in questa materia si conclude con l’assoluzione degli imputati. Giustissimo! Strano, però, che questo stesso dato non valga a giustificare la cancellazione di un reato, l’abuso d’ufficio, che ha percentuali risibili di applicazione a fronte di grandi e legittime preoccupazioni per l’attività dei pubblici amministratori. La doppia verità è dura a morire. Per il pubblico amministratore che sbaglia la responsabilità civile e contabile non è sufficiente. Deve essere portato a processo, perché potrebbe venire fuori chissà quale colossale imbroglio. Per la salute delle persone basta il risarcimento del danno quasi sempre dopo un decennio, se va bene a chi lo ha richiesto. E’ invece giusto abrogare entrambi i reati che creano un rilevante contenzioso, impediscono un sereno svolgimento di delicate attività senza ottenere risultati apprezzabili. L’allarme lanciato dal più importante quotidiano nazionale, espressione della grande imprenditoria del nord, alla luce di queste riflessioni, ha più il sapore di sfiducia nella classe politica piuttosto che di un meditato diniego.

 

Fonte Foto: Wikimedia CommonsPaoloGiostrettiCC BY-SA 4.0 Deed

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